Qual è lo stato di salute del mercato del lavoro nella provincia di Modena, in termini di occupazione, stabilità dei contratti e qualità del lavoro?
'A Modena il mercato del lavoro è come una montagna che si riflette nel lago, ci sono vette e punti bassi proprio come l’andamento nazionale; ci sono il settore del terziario e dei servizi che crescono ma offrono contratti precari ed a basso reddito e poi c’è l’industria storica come quella meccanica, biomedicale e della moda che arretra notevolmente. Registriamo che l’80% dei nuovi contratti di lavoro sono a tempo determinato'.
Quali le maggiori problematiche del mercato del lavoro nel nostro territorio?
'Precarietà e costo della vita sono un mix devastante che penalizza il mercato del lavoro, si cercano figure professionali che abbiano caratteristiche variegate, dall’ elevato tasso di competenze oppure di manovalanza ai quali però non vengono offerte retribuzioni adeguate'.
Venendo all’attualità, nei giorni scorsi è stata pubblicata anche sul nostro giornale la ricerca sul settore meccanica del centro studi Lapam dalla quale emerge un grande aumento (il maggiore in regione nella provincia di Modena), delle ore di cassa integrazione, il calo dell’occupazione e allo stesso tempo la difficoltà per le aziende che cerano, di reperire operai specializzati. Questo preoccupa perché si tratta di uno dei settori portanti e simbolo della provincia di Modena, legato al settore dell’auto.
'Modena paga le mancate scelte del Governo in materia di piano industriale, soprattutto nel settore della meccanica. Sottolineo che dai nostri studi emerge che la cassa integrazione straordinaria, ovvero quella che si utilizza prettamente per sostenere aziende in situazioni di difficoltà non momentanea, riorganizzazioni e crisi strutturali, nel territorio modenese sale del 96,6%; vuol dire che molte realtà stanno chiudendo ed altre invece stanno cercando di convertire la produzione, passando ad esempio dalla costruzione di componenti per l’automotive magari a quella per l’industria bellica….
Rispettivamente alla carenza di figure professionali, penso che a volte i lavoratori si possono specializzare anche internamente al luogo di lavoro, offrendo loro una formazione costruita su misura ed adatta a riprofessionalizzare le risorse umane che già si hanno; d’altra parte invece se si volessero attirare i giovani nel nuovo mercato del lavoro, occorre cambiare radicalmente la cultura imprenditoriale, oggi coloro che posseggono i requisiti con le specializzazioni richieste chiedono orari flessibili, per un giusto rapporto tempi vita lavoro, e chiedono retribuzioni adeguate.
Il tema del lavoro nero o irregolare o dello sfruttamento continua a emergere anche sul territorio modenese. Quali azioni sta portando avanti la UIL per contrastare questi fenomeni?
'Lavoriamo a stretto contatto con tutte le Istituzioni predisposte ai controlli, purtroppo registriamo molte anomalie nell’agroalimentare, nella logistica e nei servizi di multiservizi, nell’edilizie con tante false partite iva. Serve un cambio di passo soprattutto delle Associazioni datoriali che molte volte girano la faccia dall’altra parte quando, ad esempio, emergono casi di grave sfruttamento.
La sottoscrizione di protocolli con tutti gli stakeholders per noi non sono operazioni di cipria, ma veri e propri impegni da rispettare, spesso purtroppo non è così'.
Sulla sicurezza sul lavoro i dati regionali mostrano un impegno e uno sforzo sul fronte dei controlli ma gli infortuni sul lavoro restano un problema rilevante anche nel modenese. Qual è la valutazione della UIL su questa situazione?
'Rispetto a 10 anni fa le cose stanno cambiando in meglio, e questo soprattutto grazie all’azione unitaria della triplice, certo quando come UIL abbiamo lanciato l’obiettivo degli Zero morti sul lavoro in molti
E' di questa settimana il dato regionale che ci dice come sono in aumento gli incidenti stradali, anche mortali, nel tragitto casa lavoro. Su quale fronte si può agire dal punto di vista sindacale?
'Quasi il 50% degli infortuni mortali sono in itinere e questo deve indurre le istituzioni e le parti datoriali ad un’analisi approfondita delle cause che spesso e volentieri sono i cosiddetti colpi di sonno oppure per problemi legati alle strade poco manutenute. Noi abbiamo chiesto ed ottenuto da alcune istituzioni, lo stanziamento dii fondi dedicati per l’informazione, oltre a ciò stiamo sostenendo delle assemblee nei luoghi di lavoro al fine di “rispolverare” il codice della strada'.
Quali interventi concreti ritenete indispensabili per rafforzare davvero la sicurezza nei luoghi di lavoro?
'Intanto prevedere ovunque i rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza, anche nelle realtà sotto i 15 dipendenti, servono leggi più severe e maggiori controlli. Inoltre formazione ed informazione devono camminare di pari passo, i datori di lavoro devono cambiare paradigma entrando nell’ottica che la salute e la vita vengono prima del profitto, quindi sarebbe importante formare anche loro. Con la Provincia di Modena ed il provveditorato agli studi abbiamo avviato un percorso al fine di formare gli studenti su questo tema'.
Dal punto di vista dei lavoratori e dei cittadini, e quindi dal vostro punto di vista e dal ruolo di rappresentanza, quali sono oggi le principali preoccupazioni legate alla sicurezza urbana a Modena?
'C’è un disagio sociale che cresce, molte delle volte figlio dell’impoverimento delle famiglie, questo si traduce in rabbia, inoltre c’è un senso di impunità o di legge del taglione, la situazione è preoccupante a Modena come in altre città della Regione ma direi di tutto il Bel Paese'.
Che ruolo può avere il sindacato nel dialogo con istituzioni e forze dell’ordine per migliorare la sicurezza e la vivibilità della città?
'Serve un cultura del rispetto reciproco e delle regole oltre che riconoscere nelle Forze dell’Ordine un punto di riferimento e non un nemico. Sicuramente se il lavoro ritornasse ad essere un elemento di emancipazione sociale ed un mezzo per contaminare le persone, forse avremmo fatto già tanto'.
Come è cambiato, se è cambiato, il ruolo del sindacato?
'Sicuramente anche il sindacato sta vivendo una forte trasformazione, e questo è un bene, sia all’interno che nei rapporti esterni. Il ruolo deve continuare ad essere però quello di un riferimento per tutte le persone, per l’ascolto e la soluzione dei problemi che oggi vivono le persone'.
Quali sono i segni distintivi della UIL?
'La laicità e la voglia di ammodernare il Paese stando fuori dalle logiche di politica partitica. Siamo davvero autentici in questo'.
Quali sono i settori o i temi su cui la cosiddetta triplice (CGIL-Cisl e UIL), viaggia su un fronte comune e quelli invece in cui la posizione della UIL diverge?
'Insieme a CGIL e CISL sul territorio stiamo facendo tanto, abbiamo proposto un contratto sociale alle Istituzioni locali per uscire fuori da un crisi di sistema e rilanciare la qualità del lavoro, tenendo dentro il welfare state che per noi deve essere rafforzato e non depotenziato'.
Sente pregiudizio nei confronti dei sindacati?
'A volte c’è molto qualunquismo, poi però quando riusciamo a dare risposte concrete in termini di soluzione dei problemi, affermazione dei diritti e qualità dei servizi a costi contenuti tutto cambia…'
I giovani che percezione hanno del sindacato?
'Molto spesso notiamo curiosità in quanto scuola e famiglia ne parlano poco. Per questo abbiamo avviato diversi progetti per spiegare laicamente il ruolo e la mission che le organizzazioni sindacali hanno, da questo punto di vista siamo fiduciosi'.
Perché un lavoratore oggi dovrebbe aderire alla UIL?
'Sicuramente perchè siamo attori principali nel rinnovamento del mondo del lavoro tenendo saldi i valori fondamentali, come l’emancipazione della persona come individuo e la giustizia sociale e la non contrapposizione tra capitale e lavoro'.
Gianni Galeotti


