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Sindacati: 'Bper, pressanti e insostenibili inviti a vendere prodotti'

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Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisi: 'Area Affari, nelle sue varie articolazioni, continua a caricare la Rete commerciale di campagne a ripetizione'


Sindacati: 'Bper, pressanti e insostenibili inviti a vendere prodotti'
'Stiamo assistendo in queste settimane agli sfoghi di colleghi che non si sono mai lamentati, persone dedite all'azienda che stanno perdendo motivazione e senso di appartenenza, stremate e irritate dall'irrazionalità di certe scelte'. Succede in Bper dove i nervi sono tesi per le forti sollecitazioni alla rete commerciale, una 'pressione ormai insostenibile', hanno detto i sindacati nell'ultimo tavolo con Bper conclusosi però con una fumata nera. Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin hanno chiesto una 'sospensione immediata delle campagne prodotto', ma - raccontano in un documento conngiunto - 'il riscontro è stato la beffarda partenza della 'settimana del Pac', con richiesta ai collaboratori di convocare la clientela in filiale per illustrare i prodotti e perfezionare i contratti, il tutto mentre, in quasi tutto il territorio nazionale, vige un decreto legge che consente gli spostamenti solo per motivi di salute, lavoro ed urgenza e nelle filiali crescono esponenzialmente casi di positività al Covid'.

Tanto che nei giorni scorsi la Fisac-Cgil ha detto di voler coinvolgere i prefetti per arginare la tendenza di banche ed assicurazioni a far funzionare a ritmi intensi le filiali con il rischio che si riempiano di persone. In Bper il problema è sentito: 'L'Area Affari, nelle sue varie articolazioni, continua a caricare la Rete commerciale di campagne a ripetizione su finanziamenti, polizze, strumenti finanziari e altro, anche con richiesta di dati quotidiani attraverso strumenti manuali che generano duplicazione del lavoro e violano le regole dell'accordo sulle politiche commerciali', protestano i sindacati chiedendo una inversione di rotta e dicendosi pronti, se non avvenisse, ad attivare 'tutti gli strumenti a disposizione'.

Peraltro, evidenziano ancora Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin, 'il rischio aumenta anche a causa dell'incessante attività itinerante di alcuni colleghi e al fatto che le filiali interessate da contagi vengono sanificate e riaperte subito dopo con squadre provenienti da filiali vicine, con un possibile effetto domino che mina la garanzia del servizio non in una, ma in diverse unità produttive'.

Inoltre, nelle filiali a corto di personale 'viene richiesto di mantenere inalterati i servizi 'essenziali' alla clientela, di svolgere tutte le attività amministrative e di controllo compresa la produzione di documentazione per ispezioni fatte a distanza, il tutto sotto la pressione di continue campagne e inviti 'spintanei' alla vendita di prodotti'. Insomma, 'la politica aziendale si muove secondo direttrici che mettono la salute dei lavoratori in secondo piano rispetto alle esigenze della produzione', mentre per i sindacati non è il momento giusto per 'cercare di piazzare prodotti ad una clientela disorientata e arrabbiata per i disservizi che deve sopportare'. Su queste questioni 'abbiamo atteso abbastanza', ma 'le risposte non arrivano e la pressione è tale da rischiare di far esplodere una pentola da troppo tempo in ebollizione', dicono le cinque sigle dei lavoratori sollecitando 'immediati segnali tangibili per evitare di arrivare all'incontro previsto per il 26 marzo con l'Area Affari in un clima non sereno'.


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