Le indagini hanno accertato che l'uomo, clandestino, era in Italia da almeno un anno e tre mesi, ovvero da quando aveva fatto rientro clandestinamente nel nostro Paese, dopo essere stato riaccompagnato alla frontiera di Ventimiglia. Da qui una vita di espedienti quotidiani, vissuta nell'ombra, nell'irregolarità e nell'illegalità. Non a caso il giovane aveva collezionato già alcune denunce e si era presentato alle forze dell'ordine che lo avevano fermato, con diversi 'alias', raccontando di chiamarsi prima in un modo poi in un altro, mentendo anche sull'età. In tutte le occasioni era sempre stato lasciato a piede libero. Fino a quando il 14 maggio scorso è stato fermato a Roma. Aveva dichiarato di essere un algerino nato nel 1999. In quell'occasione gli venne notificato un ordine di allontanamento dall'Italia. Aveva una settimana per andarsene. Ma come quasi sempre succede, in un paese dove il sistema dei rimpatri e delle espulsioni non funziona, e anche dopo il cambio del governo continua a non funzionare, senza un accompagnamento forzato e controllato, sono pochi coloro che scelgono materialmente di tornare al proprio paese. E così è stato anche per lui. Che ha scelto di fregarsene dell'obbligo di lasciare l'Italia, e di rimanerci. Ed è così che forse per garantirsi una permanenza un po più tranquilla, probabilmente con meno controlli, si è spostato (forse su indicazione di qualcuno o forse per una possibile conoscenza sul posto)), verso Mirandola, dove ha lasciato la prima traccia della sua presenza recandosi all'ospedale all'una della notte, accusando un malore per il freddo.
I medici accertano lo stato di ipotermia. L'uomo viene sottoposto a flebo che poco dopo, particolarmente agitato, si strappa per poi allontanarsi dal nosocomio. La seconda traccia, ben più tragica, della sua presenza, la lascerà in via Roma, al comando della Polizia Municipale che distruggerà insieme alla vita di due persone e mettendone a



