La vicenda raccontata e denunciata questa mattina dal referente provinciale Si Cobas Enrico Semprini e dallo stesso attivista sindacale fermato e accusato di reistenza a pubblico ufficiale per non avere fornito nell'immediato i documenti, Marcello Pini. Racconto che abbiamo unito alla versione dei fatti fornita dal gabinetto della questura, e che ci riporta a qualche giorno fa. A giovedì, nel corso dell'operazione antidroga in zona Cialdini, condotta da Squadra Mobile e Polizia Municipale che ha portato all'arresto di tre giovani tunisini, accusati di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente. Nel corso delle operazioni uno spacciatore viene fermato ed immobilizzato ad alcune decine di metri dalla sede Si Cobas, aperta al pubblico per le nornali attività sindacali. Richiamato dalle urla dell'arrestato e dalla concitazione dell'arresto stesso stesso Marcello Pini, sindacalista, esce dal suo ufficio, si avvicina alla scena e inizia a riprendere con il telefonino, su suolo pubblico, le fasi concitate dell'arresto. Gli viene detto di non riprendere e poi gli vengono chiesti i documenti. Pini, da quanto lui stesso dichiarato, afferma di avere detto agli agenti di essere uscito dalla sede senza, di averli in ufficio, a pochi metri da li, e di andare a prenderli. Questo, secondo la ricostruzione, viene inteso dagli agenti non solo come un sottrarsi alla richiesta di generalità ma anche come un sottrarsi ad un controllo. Alcuni agenti in borghese lo seguono mentre lui si allontana ed entrano nella sede Si Cobas. 'Dicevano che mi avrebbero arrestato' - racconta Pini. 'Pareva che il solo unico scopo fosse quello, e nonostante non avessero alcuna motivazione per farlo, visto che i documenti che avevo in ufficio sono stati forniti, mi hanno portato ugualmente in questura e messo in cella di sicurezza dove sono stato sottoposto a tutte le umilianti procedure dell'arresto.
'Anche perché non poteva esserci altro' - sottolinea Semprini. 'Quella della ripresa video su suolo pubblico non costituisce illecito e reato. Ciò a nessuno è impedito di farlo. Ciò che è impedito è un utilizzo illegale delle immagini e non il fatto di averle fatte. Ma questo non è accaduto. Ma ugualmente a Pini è stato sequestrato il cellulare. E, anzi, se parliamo di immagini, per fortuna abbiamo quelle registrate dall'impianto di videosorveglianza della nostra sede che confermano la loro azione e l'assoluta liceità delle nostra' - spiega semprini.
'Ciò che non è inaccettabile è una irruzione di tale genere e con quei modi, senza motivo, all'interno di una sede sindacale. Direi che sia la prima volta dal dopoguerra che assistiamo a scene simili. E chiaro un pregiudizio nei nostri confronti. Volevano arrestare il nostro sindacalista, e la situazione che si è creata giovedi mattina ha fornito il pretesto per farlo.
Ora, supportati dal loro legale, i Si Cobas si sono attivati per due atti a propria difesa. Intanto un esposto per ottenere il dissequestro del telefonino del sindacalista fermato e, nelle prossime ore, un esposto denuncia contro l'abuso di potere che per loro si sarebbe perpetrato da parte della Polizia di Stato ai loro danni.
Gi.Ga.



