I fatti sono stati raccontati dall'imprenditore con toni piuttosto edulcorati, che hanno spazientito il Pm. Il teste, che oggi si è presentato per errore a deporre a Bologna e ha poi ha raggiunto il palazzo di giustizia reggiano, ha negato di aver ricevuto pressioni legali minimizzando le diffide e ha parlato di 'metodi non convenzionali' utilizzati nella trattativa. Solo dopo diverse domande e insistenze ha ammesso che nei suoi confronti erano state annunciate 'conseguenze di tipo fisico' e 'personali'. A seguire ha testimoniato il maresciallo Cristian Gandolfi, entrato nel nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Emilia da ben 12 anni, ai tempi del primo processo di 'ndrangheta Edilpiovra. Il militare ha relazionato nello specifico sui trascorsi della società Immobiliare 'Santa Maria' con sede a Brescello, di cui ha curato due misure di prevenzione patrimoniali (sequestro e confisca) nel 2013 e nel 2015.
L'immobiliare, realizzatrice di un complesso di case a Suzzara nel mantovano, è entrata nell'inchiesta per il vorticoso giro di passaggi di quote, avvenuto per chi indaga allo scopo di metterla a riparo da misure ablative dell'autorità giudiziaria e mantenerne con intestazioni fittizie il controllo in capo a Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino. Tra gli elementi investigativi a supporto di tale tesi, Gandolfi ha citato il fatto che nel 2011, quando la famiglia Grande Aracri aveva già formalmente ceduto tutte le sue quote, un cartello che pubblicizzava la vendita di alcuni alloggi riportava dei numeri telefonici riconducibili ai suoi esponenti.
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