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Sassuolo, superbonus 110%: sequestro da 4,4 milioni per indebita percezione

Sassuolo, superbonus 110%: sequestro da 4,4 milioni per indebita percezione

Lavorazioni mai effettuate oppure realizzate in epoca successiva al rilascio delle asseverazioni necessarie per beneficiare dello sconto in fattura


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Il 4 maggio la Finanza di Modena ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un importo complessivo di circa 4,4 milioni di euro, nei confronti di un indagato e due società di capitali, per indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Le investigazioni, svolte dalla Compagnia di Sassuolo, hanno riguardato due società a responsabilità limitata operanti nel settore edilizio e hanno permesso di accertare come le persone giuridiche in questione, attestando falsamente stati di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza sismica o di riqualificazione energetica agevolati dalle norme del Superbonus 110% in relazione a 7 cantieri, avessero ottenuto indebiti crediti di imposta nella forma dello sconto in fattura o della cessione, per un totale complessivo pari a 4.361.664 euro.

L’indagine ha avuto origine dall’analisi della “contabilità di cantiere” – comprendente stato di avanzamento lavori e computi metrici – per determinare quali lavori risultassero eseguiti e in quale momento storico. Successivamente, sono stati effettuati diversi sopralluoghi presso i cantieri interessati ed eseguiti una serie di rilevamenti per constatare l’effettiva realizzazione degli interventi, riscontrando lavorazioni mai effettuate oppure realizzate in epoca successiva al rilascio delle asseverazioni necessarie per beneficiare dello sconto in fattura, evitando così l’applicazione di aliquote meno favorevoli nel frattempo intervenute.

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Sono state altresì rilevate evidenti incongruenze fra gli importi indicati in fattura e quelli riportati nelle asseverazioni e nei computi metrici allegati circa l’effettivo valore delle opere.

L’acclarata inattendibilità della documentazione di cantiere e delle relative fatture analizzate ha portato la Guardia di Finanza a ricostruire l’intero flusso finanziario e creditizio generato dal meccanismo fraudolento, facendo emergere come le società appaltatrici, dopo aver generato e formalmente ricevuto dai condomini i crediti derivanti dai lavori, avessero provveduto a monetizzarli cedendoli a loro volta a terzi.

Sulla base del decreto d’urgenza emesso da questa Procura della Repubblica e convalidato dal Gip del Tribunale di Modena, sono stati sequestrati crediti d’imposta, disponibilità finanziarie, quota di un’unità immobiliare in provincia di Reggio Emilia e quote societarie per un ammontare complessivo quantificato in circa 1 milione di euro.

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