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Mirandola, rivive l'antico chiosco di piazza Mazzini

Mirandola, rivive l'antico chiosco di piazza Mazzini

Disegnato dall’architetto Gustavo Zagni importante ed eclettico protagonista dell’architettura modenese dal 1895 al 1928


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Il chiosco Liberty, simbolo e parte integrante dell’elegante scenografia di Piazza Mazzini da quasi un secolo, verrà riconsegnato alla città e a una nuova vita grazie al minuzioso intervento di restauro conservativo voluto e curato dall'imprenditore mirandolese Gianmarco Budri.
Il chiosco in ferro battuto in stile Liberty posto accanto al Palazzo Comunale, sebbene dismesso e transennato in seguito al sisma che nel maggio 2012 ha devastato il centro storico, non ha mai smesso di raccontare al cuore dei mirandolesi la sua storia straordinaria.
Disegnato dall’architetto Gustavo Zagni importante ed eclettico protagonista dell’architettura modenese dal 1895 al 1928 (anche scultore, disegnatore, pittore, docente e membro dell’Accademia Atestina di Belle Arti), il progetto dell’elegante manufatto denominato “Chiosco Bar Popolare” fu presentato al Comune di Modena il 19 Luglio 1906 dal suo lungimirante committente, Michele Schiavoni, un abile commerciante che negli anni Venti riuscì ad affermarsi a Modena anche come imprenditore, fondando e gestendo una rinomata distilleria per la produzione di sciroppi e liquori (ancora oggi è presente il monogramma MS inciso nel ferro battuto della banderuola segnavento che sovrasta la cupola in rame del chiosco).
Ottenuta l’approvazione del progetto da parte della giunta municipale e mosso dalla buona riuscita degli affari e dal diffuso ottimismo
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della Belle Époque, nel 1907 Michele Schiavoni diede inizio alla realizzazione del magnifico chiosco per la vendita di bibite, granite e liquori sulle ceneri di un chiosco in legno che già gestiva dal 1887 in Piazza Tassoni (accanto al monumento dedicato al cantore de La secchia rapita, ai piedi della Ghirlandina), sollevando, suo malgrado e ancor prima del termine dei lavori, una querelle senza precedenti che coinvolse a lungo l’intero apparato istituzionale comunale e provinciale, le associazioni degli artisti e dalla stampa, la cittadinanza e perfino i giornali satirici del tempo… fino a divenire oggetto di una crisi amministrativa, in seguito alle dimissioni dell’Assessore alle Belle Arti, che diede origine, con un provvedimento d’urgenza della Giunta, al trasferimento del chiosco in Piazza Grande, dove rimase con successo per 24 anni, molto amato dai modenesi (come testimoniano i numerosi dipinti, fotografie e testi dell’epoca).
Le polemiche sollevate contro la realizzazione del chiosco Schiavoni già sul nascere, in quanto giudicato dai detrattori “elemento non consono alla Piazza” a causa dello splendore e delle dimensioni che “oscuravano e toglievano decoro” al monumento dedicato a Tassoni, facendolo apparire “di dimensioni meschinissime”, continuarono, nonostante il favore dei modenesi, anche in seguito al suo trasferimento in Piazza
Grande.
La diffidenza dei conservatori verso il nuovo linguaggio dello Stile Liberty, che proponeva, anche attraverso i numerosi chioschi sorti in Italia in quegli anni, l’integrazione di oggetti di artigianato artistico nel tessuto quotidiano, nell’architettura e nell’arredo urbano, come opere d’arte dalle linee sinuose, con motivi floreali e ornamentazioni sontuose, talvolta orientaleggianti, si manifestò intorno al chiosco di Piazza Grande in una serie di controversie, tra sostenitori e detrattori (secondo i quali “in contrasto con lo stile romanico del Duomo” ne “oscurava la bellezza”), fino al termine della sua vita modenese, nel novembre del 1931, pochi anni dopo la scomparsa di Michele Schiavoni, quando fu smontato dal figlio Francesco, che trasferì l’attività al Mercato Albinelli.
Ma la bellezza trova strade impensate per esprimersi e il 1° ottobre 1934 lo splendido chiosco Liberty venne inaugurato a Mirandola da Carolina Leonilde Gavioli, esattamente dove si trova ora, sempre in sostituzione di un vecchio chiosco in legno ma con la funzione di edicola per la rivendita di giornali, rimasta tale per 78 anni, attraversando le trasformazioni della città e le generazioni di bambini e ragazzi che si rifornivano di fumetti e giornalini, cambiando indirizzo ma non collocazione nel 1945 (da Piazza Montanara a Piazza Mazzini)
e passando poi dalla gestione della famiglia Golinelli (1939 – 1973) a quella delle sorelle Marta e Mirella Tinchelli (1973 – 1999), fino all’ultima di Angela Mantovani.

Una nuova vita

“La mia storia, come quella di tanti mirandolesi, è disseminata di ricordi indelebili legati al centro storico e all’edicola di Piazza Mazzini, dove negli anni Sessanta compravo le ambite figurine dei calciatori e nel 2000 quelle dei Pokemon per mio figlio”, racconta Gianmarco Budri.
“Sapere da un caro amico che il chiosco dell’ex edicola era in vendita e decidere di comprarlo per ristrutturarlo e dargli una nuova vita è stato un lampo. L’idea di poter far riemergere il suo valore e tutta la sua eleganza, di rimetterlo in funzione in una nuova veste per condividere con la comunità in cui vivo a sono nato ciò che rappresenta per me, mi emoziona. Vorrei che ritornasse ad essere un luogo per incontrarsi e ritrovarsi, per socializzare, mangiare e bere insieme, in quella stimolante e spontanea convivialità dei miei ricordi e in quella Piazza Mazzini che, a 13 anni dal terremoto, grazie all’imminente completamento della ricostruzione del palazzo municipale, potrà fregiarsi di nuovo della meritata qualifica storica di salotto di Mirandola”.
A quasi 120 anni dalla sua progettazione, il Chiosco 1906 (che già nella sua nuova denominazione vuole onorare la sua storia e coloro che l’hanno generata) ritorna in parte alla sua funzione originaria, come luogo di incontro vivace per aperitivi e piccola ristorazione.
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