A spiegare le ragioni dello stop è Geminiano Bandiera, responsabile del Dipartimento interaziendale di Emergenza-Urgenza dell’Ausl di Modena, che precisa: “Non si tratta di un servizio indispensabile per la rete dell’emergenza. I dati mostrano che possiamo garantire l’assistenza necessaria con i mezzi già presenti sul territorio”.
Secondo Bandiera, la riorganizzazione è parte di un più ampio riassetto dell’Alto Frignano e non comporterà modifiche sostanziali per i cittadini: “Il nostro obiettivo è mantenere – e se possibile migliorare – il livello di tutela della salute pubblica in modo uniforme su tutto il territorio provinciale e regionale. I cambiamenti tecnici messi in atto non impatteranno sulle abitudini o sui bisogni reali della popolazione”.
I numeri, sottolinea Bandiera, sono alla base della decisione: “Nel 2024 sono stati effettuati 122 interventi da parte dei medici convenzionati di Fanano, in media uno ogni tre giorni. Di questi, solo il 9% – una decina di casi in tutto l’anno – riguardava situazioni di reale emergenza. Il restante 91% erano interventi a bassa priorità”.
Proprio la bassa incidenza di emergenze gravi ha portato l’Ausl a ritenere quel servizio non più strategico. “In media, meno di una volta al mese si è presentato un caso classificato inizialmente come grave. In realtà, alla fine, in appena tre o quattro episodi l’intervento medico è risultato effettivamente necessario”.
Quindi di quei medici non c'è più bisogno? Il servizio di emergenza territoriale in quelle zona cessa. “Si tratta semplicemente della mancata conferma di un contratto per le sedi di Pievepelago e Fanano. Nessun licenziamento. A Fanano, il Centro di Assistenza e Osservazione (CAO) continuerà a essere attivo con il personale medico presente”.
L’Ausl ribadisce che il territorio continuerà ad essere coperto da una rete di mezzi efficienti: automedica di Pavullo, elicottero, ambulanze e supporto avanzato. “Anzi, liberare i mezzi dal vincolo di attendere un medico potrebbe rendere più rapida la centralizzazione dei pazienti verso gli ospedali di riferimento, come Pavullo o Baggiovara”.
La decisione si inserisce, conclude Bandiera, in una logica di sistema: “Non siamo più in un momento di abbondanza.



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