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La politica estera italiana riparta dalla Libia

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Nell’attuale crisi l'Italia deve assumere a tutti i costi un ruolo da protagonista assoluta


La politica estera italiana riparta dalla Libia

Ho letto con piacere ed interesse l'articolo di Gualtiero Monticelli, che non ho il piacere di conoscere. Pur trovandomi d'accordo con la conclusione a cui giunge, vorrei fare qualche precisazione in merito alle critiche costruttive da lui mosse al mio articolo e vorrei puntualizzare alcune questioni da lui sollevate.

Andiamo con ordine.

Quando stavo scrivendo l'articolo ero ben conscio che la dissoluzione della Jugoslavia è avvenuta in modo violento. In particolare il Kosovo ha potuto ottenere la sua controversa indipendenza grazie all'intervento militare della Nato nella primavera del 1999. Tuttavia ci sono almeno due differenze importanti tra il caso della Crimea e quello del Kosovo. La Russia ha invaso militarmente una regione dell'Ucraina con forze di terra, occupandola. Per banalizzare, si potrebbe dire che è stata un'invasione vecchio stile, dal sapore novecentesco. I russi non sono intervenuti in aiuto degli indipendentisti crimeani che stavano combattendo una guerra contro forze regolari o paramilitari ucraine. Con ciò non voglio certamente giustificare l'intervento di vent'anni fa della Nato. Voglio semplicemente evidenziare le differenze tra i due casi. Inoltre, e soprattutto, la Russia, a differenza della Serbia o di qualsiasi nazione balcanica, è una grande potenza, non solo europea ma mondiale, dotata del secondo arsenale nucleare più vasto al mondo e di forze armate all'avanguardia e numericamente consistenti. Il punto è che l'invasione della Crimea, a differenza delle guerre balcaniche degli anni Novanta, ha destabilizzato le relazioni diplomatiche tra le grandi potenze, annullando tutti i progressi fatti dalla fine della guerra fredda. Il crollo delle relazioni tra la Russia e l'Occidente ha portato la prima a guardare ad est, verso la Cina. Ovviamente la questione sarebbe più complessa, ma è indubbio che la crisi tra Russia ed Occidente abbia favorito uno spostamento a oriente della Russia. Nell'ultimo lustro infatti, le relazioni commerciali, finanziarie, energetiche e militari tra Russia e Cina sono aumentate notevolmente.

Per quanto riguarda le motivazioni che hanno portato i russi ad annettersi la Crimea io non terrei in considerazione i legami storici, etnici e linguistici. Dubito che Mosca abbia forzato la mano per via di questi legami. Io credo che le ragioni dell'annessione siano eminentemente strategiche. Sebastopoli ospita la base della Flotta del Mar Nero della marina militare russa. In seguito alla rivoluzione ucraina, o colpo di Stato che dir si voglia, lo scenario di un avvicinamento dell'Ucraina all'Unione Europea e, soprattutto, alla Nato, è diventato molto più di una remota possibilità. Vedendo a rischio la propria base in Crimea, i russi hanno annesso la regione. Perdere la base di Sebastopoli sarebbe stato un grave danno strategico per la Russia in quanto avrebbe praticamente azzerato le sue capacità di operare nel Mediterraneo, portando a una riduzione notevole del suo status di grande potenza.

In merito allo scopo delle sanzioni, dubito che sia portare la Russia al collasso, e le analogie con Cina (che non è sanzionata da Ue e Stati Uniti) ed Iran mi sembrano azzardate. Far collassare una grande potenza come la Russia destabilizzerebbe l'ordine internazionale. Io credo che lo scopo sia indebolire la Russia riducendo le sue capacità di esercitare influenza all'estero ed investire risorse nell'ammodernamento delle forze armate. D'altro canto, come Monticelli ha giustamente scritto, gli Stati Uniti percepiscono la Russia come competitore strategico globale.

Per quanto riguarda l'assetto dell'ordine internazionale, io credo che sia già multipolare. Questo decennio ha visto il ritorno sulla scena internazionale della Russia, che ha messo gli Stati Uniti all'angolo in Siria, mentre la Cina è una grande potenza deliberatamente revisionista. L'Iran è una spina nel fianco nel Medio Oriente e la Nord Corea ha costretto Washington al negoziato. Infine, la Turchia agisce come un cane sciolto in seno alla Nato. L'egemonia americana è in declino. L'Italia si sta già destreggiando in questo mondo multipolare strizzando l'occhio un po' a tutti. Ciò è dimostrato dall'adesione del nostro paese alla Belt and Road Iniative (Bri) del governo cinese, il colossale progetto delle vie della seta del XXI secolo. L'Italia è il primo paese del G7 ad aderire a tale iniziativa e ciò ha suscitato le proteste pubbliche di alcuni funzionari americani.

Le sanzioni alla Russia non fanno l'interesse italiano poiché, come ha correttamente notato Monticelli, non siamo in competizione con Mosca in nessun ambito di politica estera, né lo siamo mai stati storicamente, a differenza di Germania, Francia e Regno Unito. Il punto, e qui condivido la conclusione, è che da settant'anni rientriamo nella sfera d'influenza americana e quindi dobbiamo adeguarci. Una nostra ribellione comporterebbe dei costi incommensurabilmente più alti rispetto ai benefici. Questo perché gli Stati Uniti possono muovere numerose leve ritorsive.

Allo stesso modo però, sostengo che anche rimanere inermi di fronte all'aggressione russa non avrebbe fatto l'interesse italiano. L'invasione della Crimea è stato un affronto deliberato all'ordine internazionale che da settantacinque anni garantisce la pace tra le grandi potenze europee. Non reagire avrebbe creato un precedente e screditato l'ordine internazionale costruito a partire dal 1945 e che tuttora regge.

Lo spunto finale di Monticelli è stimolante. Che fare per recuperare l'autonomia e l'indipendenza perdute? Io credo che occorra ripartire dal fondo del barile, cioè dalla Libia. Nell'attuale crisi l'Italia deve assumere a tutti i costi un ruolo da protagonista assoluta. Per fare ciò occorre prima definire nel dettaglio i propri interessi e quindi la propria strategia. A mio avviso, se l'Italia abdica al proprio ruolo in Libia cessa definitivamente di contare qualcosa nella politica internazionale.

Massimiliano Palladini

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