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Venezuela: oro e sangue (seconda parte)

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Cosa c’è dietro il traffico illegale dell’oro? Com’è composta la struttura di questo business? Cosa sono i Pran? Qual è il ruolo dei militari?


Venezuela: oro e sangue (seconda parte)

Vi risulterà un ossimoro affermare che siamo di fronte a uno Stato fallito e allo stesso, un regime che ci guadagna sopra. Questo paradosso con il quale rispondiamo all’ultima domanda, potremmo capirlo soltanto approfondendo nelle dinamiche di ciò che accade nello Stato Bolivar, del modo in cui viene esercitato il dominio sul commercio dell’oro, degli altri minerali e sulla vita stessa delle persone attraverso il progressivo ritiro delle istituzioni, ma l’immancabile presenza delle armi attraverso la cosiddetta alleanza civico-militare, oppure, il patto della criminalità con l’esercito e i corpi di polizia.

Non stiamo parlando di una realtà anarchica, ma di un sistema dietro il quale c’è una vera e propria struttura che esercita il potere disponendo deliberatamente della vita e della morte delle persone che lavorano all’interno delle mine e di  chiunque abbia la sorte di abitare in queste località. Una figura fondamentale in questo sistema è quella del Pran, una specie di capo che persofinica il potere. In altre parole, l’uomo forte delle zone dove le istituzioni non ci sono più.

Nell’inchiesta Una Mafia Disfrazada de sindicato realizzata dal giornalista Edgar Lopez, il Pranato è il sistema di  controllo esercitato dalla criminalità organizzata nelle prigioni venezuelane, all’ìnterno delle quali si pianificano e si pilotano reati  di  ogni tipo, senza che lo Stato intervenga. Il sistema penitenziario del Venezuela è dominato dagli stessi criminali che, disponendo del potere necessario, scelgono chi entra e chi esce dal carcere, chi vive e chi muore. Molti di loro preferiscono spesso rimanere in prigione dato che al loro interno esercitano una specie di pseudo-governo che può essere messo in discussione soltanto da qualche sfidante che sorga all’interno delle medesime.  Nel frattempo, le Guardie fungono solo e soltanto da custodi esterni di queste istallazioni esentate dalla legge.

Quale funzione ricopre il Pran nell’estrazione e contrabando illegale dell’oro?

Nello stesso identico  modo si gestisce l’ordine sociale nelle Zone Miniere dello Stato Bolivar, dove la convivenza non è più garantita dalle istituzioni dello Stato ma dai Pran, ovvero dai capi che sono stati in grado di esportare il sistema di dominio delle prigioni verso l’esterno imponendo così la legge del più forte. Secondo l’ONG Observatorio Venezolano de Violencia:

“Il pran è più di un significato; è il simbolo della rottura del controllo istituzionale formale, in prima fase; e la sua espansione mette in mostra il degrado sociale che si adegua all’incapacità dello Stato di esercitare un controllo sociale, formale e informale…”

Il concetto classico di Pran, ci indica la figura che si trova al vertice di tutti gli affari illeciti, nonché il traffico di armi e di droghe. Costui, conta su un gruppo di delinquenti al proprio servizio. E’ chiaro a tutti che andare contro i suoi disegni si paga spesso con la morte.

La medesima struttura viene replicata nei 111.843 chilometri quadri dello Stato Bolivar sotto il nome di Sindacato che, in questo caso, non ha nulla a che fare con il classico ente di tutela al lavoratore ma è composto da bande armate che esercitano un ferreo controllo su quella che dal 2016 è stata denominata una zona militare speciale e, in essa, sono state uccise oltre 47 persone da gruppi armati appartenenti alla Operaciòn Liberaciòn del Pueblo.

Il Pran diventa anche un agente di retenzione dell’oro e riscuote il pizzo sul 30% dell’oro estratto dai piccoli minieri e funge da interlocutore tra i militari e i minieri, esercitando un ferreo controllo su questi ultimi. L’oro poi viene trasportato nella foresta fin quando esce dal territorio venezuelano. Altre funzioni del pran sono quelle relative alla fissazione del valore dell’oro e vendita di denaro in contanti agli stessi minieri che, come il resto della popolazione venezuelana, non riesce ad accedere ai contanti in circolazione, i quali non bastano per garantire l’acquisto di beni e servizi data l’iperinflazione nel Paese. Logicamente, loro non sono disarmati ma contano su un’ingente quantità di munizioni e armamenti militari.

Il ruolo dei Militari: (dis)ordine come sinonimo di Potere

I militari di basso e mediano grado, invece, esercitano un controllo esterno, “puliscono” il territorio nel nome della sicurezza uccidendo eliminando gli stessi pran e minieri quando non rispettano le scadenze di consegna dell’oro e, nel migliore dei casi, condividono con questi ultimi il guadagno sui ricavi delle vendite di oro e di denaro in contanti.

Un ruolo non meno importante spetta ai ranghi militari più elevati nonché agli alti funzionari del regime stesso, i quali, ricevono il rapporto e la consegna diretta dell’oro rimanendo con la porzione più grande di quest’ultimo, la quale viene spartita tra i generali e funzionari del regime lasciando una piccola percentuale alle casse dello Stato.

E’ da questi vertici che giunge, di tanto in tanto, l’ordine dei massacri di Pran e minieri nel caso di mancato rispetto delle scadenze pre-stabilite. Il loro ultimo compito è quello fondamentale: usufruire tutte le risorse a disposizione per esportare illegalmente l’oro verso le isole dei Caraibi, alcuni Stati africani come l’Uganda fino ad arrivare in Turchia e Cina, partner commerciali immancabili .

Altre delucidazioni ci vengono offerte dallo stesso deputato – oggi esiliato in Italia – De Grazia, il quale ha sottolineato che l’obiettivo dello Stato non sia l’eliminazione dell’attività miniera illegale, bensì quello di riscontrarne un beneficio. Tra l’altro, massacri e violenze di ogni tipo sono funzionali a spianare il territorio e a mantenere in piedi il sistema voluto da un regime che promuove, favoreggia ed esegue in prima persona l’estrazione, traffico e commercio illegale di questo minerale .

Il traffico: dalla Turchia agli Emirati, passando per l’Uganda e il Belgio

Tornando allo scandalo delle 73 tonnellate di oro, i registri ottenuti da runrun.es indicherebbero che questi ultimi sono state vendute a due imprese di Dubai e una di Ankara. A denunciare il fatto è stato il parlamentare Carlos Paparoni e, secondo quanto indicato dall’archivio di flightradar24.com alcuni dei voli sarebbero stati eseguiti su aeronavi private, mentre altri sono stati fatti dalla stessa Turkish Airlines attraverso la rotta diretta Caracas-Istanbul.

L’oro esportato sarebbe stato distribuito nel seguente modo a seconda degli acquirenti: 27.396 chilogrammi sono stati comprati  dalla Noor Capital degli Emirati Arabi, mentre la Sardes Kyimetlì Madenler A.S. della Turchia ha acquistato 23.994 chilogrammi. La terza azienda acquirente è stata la Goetz Gold LLC con sede negli Emirati Arabi 21.886 chilogrammi.

Per ciò che riguarda la Goetz Gold LLC, sempre secondo InSight Crime, quest’ultima sarebbe nel mirino di diverse organizzazioni per il suo coinvolgimento nel traffico di minerali proveniente dalle zone in conflitto e spesso utilizzato per il finanziamento di gruppi criminali o conflittuali. La Goetz esporta in Europa e negli Stati Uniti l’oro raffinato dalla African Gold Refinery (AGR) che, a sua volta, processa anche dell’oro proveniente dal Sudamerica. La Goetz Gold LLC, appartenente al Gruppo Tony Goetz e presieduta da Alain Goetz, avrebbe trasportato  l’oro attraverso la compagnia aerea Rotana Jet, degli Emirati Arbi e la E-Cargo.

Tra i principali importatori dell’oro di Caracas, come l’abbiamo menzionato in precedenza, c’è anche la Turchia. Già nel mese di dicembre, Maduro ed  Erdogan hanno  firmato un accordo bilaterale basato sull’esportazione dell’oro venezuelano ad Ankara per circa 779 milioni. La Turchia, tra l’altro, ha ricevuto delle concessioni di sfruttamento delle mine venezuelane dalle quale le sarebbe rimasto il 70% mentre il 30% rimanente sarebbe andato alle casse dello Stato. L’oro sarebbe stato esportato dal Venezuela attraverso la Turkish Airlines in 27 viaggi. Soltanto in un’occasione, a esportare l’oro è stata la Copa Airlines, il 20 marzo 2018. Nel primo trimestre nel 2018 sono stati esportati – da Caracas a Istanbul – 17, 2 tonnellate di oro per circa 463 milioni di dollari. Dopo le sanzioni statunitensi, non è più possibile raffinare il metale pregiato in Svizzera, ora invece è molto probabile che l’oro venezuelano  stia passando da Teheran prima di arrivare ad Ankara .

Osservazioni

Il giro dell’oro venezuelano rischia di confonderci con le piste che ci portano da Ankara a Dubai, dall’Uganda al Belgio e così via. Nel frattempo, Stato venezuelano si dimostra indifferente dinnanzi alla crescente quantità di vittime che l’estrazione e il contrabando illegale si lasciano alle spalle. Allo stesso tempo, la sua partecipazione diretta attraverso la presenza capillare dei militari e indiretta, attraverso il ruolo svolto dai Pran nei territori dove si portano avanti l’estrazione e il contrabando dimostrano come tali attività siano diventate un’affare molto proficuo per gli oligarchi di Maduro.

Un altro elemento da sottolineare è la trasformazione sociale che in pochi anni hanno subito le comunità aggiacenti alle mine, i cui abitanti sono soggetti al dispostismo dei pran e dei militari, i quali, hanno imposto la pace dei sepolcri disponendo della vita e della morte dei piccoli minieri, delle comunità indigene e di chiunque si incroci nel loro cammino. Gli eccidi pianificati ed eseguiti dai militari sono stati utilli a tale scopo, confermando così il lato buio  di  un regime che conserva il Potere attraverso una stretta alleanza criminalità organizzatata interna e la collusione con gli Stati, le imprese e gli altri attori che controllano il traffico illegale dell’oro a livello internazionale.

Per quanto riguarda i profitti provenienti dal traffico illegale dell’oro, essi non servono ad attenuare la crisi economica del Paese, ma sono esclusivamente destinati a riempire le tasche degli uomini al vertice di uno Stato amministrativamente fallito ma militarmente funzionale. Per ultimo, il ricorso a questo business sembra essere peggiorato decisamente, con le sanzioni imposte dagli Stati Uniti ma trovano le sue origini più profonde nell’essenza stessa di uno Stato-mafia che riscontra la propria stabilità man mano che arricchisce l’élite di Maduro e i suoi complici.

Estefano Tamburrini



Redazione La Pressa
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