'Un anno, il 2023, presentato dall’Amministrazione come quello dei cantieri. Quelli che d’ora in poi saranno rigidamente vincolati ad un nuovo Piano Urbanistico Generale che il sindaco ha lanciato come sua eredità politica, ma che per noi rappresenta l’ultimo atto di un altro decennio amministrativo che ha ulteriormente chiuso, svuotato, diviso nelle sue parti urbanistiche e sociali la città. Sezionandola e chiudendola in 38 rioni, e privandola definitivamente di un'idea, di una direzione di sviluppo, di una identità, riducendo la sua dimensione europea e il suo primato regionale e nazionale. Un primato che c’era e che si è perso, ma continua a vivere solo nella qualità delle aziende e dell’iniziativa privata che investe nonostante l’incapacità del pubblico di tenere il passo'.
'Basta limitarsi ad alcuni passaggi del 2022 per avere conferma di una tendenza che dura da anni - continua Giacobazzi -. L’uscita forzata e la perdita totale della partecipazione del Comune in Modena Fiere, che ha trasformato gli edifici comunali della sede in una zavorra anziché in una opportunità economica e cancellato di fatto la città dalla rete dei grandi eventi espositivi, è solo uno degli ultimi segnali negativi lasciati dal 2022 dell’amministrazione PD. Un'amministrazione che non ha saputo creare le condizioni strutturali per tenere quantomeno il proprio ruolo, pur marginale che fosse. Un anno che sui grandi temi strutturali e per lo sviluppo, ha visto Modena arretrare anche in una logica regionale. Ed in particolare sugli assi strategici che confermavano il suo primato. Negli anni del Covid la marcia dell'Amministrazione ha ceduto il passo alla 'folle' mentre gli altri capoluoghi hanno inserito la 'quinta'. Reggio Emilia, che già gode della 'medio-padana' e di una Alta Velocità che al contrario evita Modena, sta spostando su di essa anche il baricentro Unimore e ha investito sulla RCF Arena, proiettandosi nel futuro anche come città dei grandi eventi musicali.
'Opere di cui Modena ha da troppi anni bisogno. Quelle legate alle infrastrutture, ad un servizio pubblico che non ha nemmeno saputo garantire una linea notturna, ai contenitori industriali, culturali, a servizio dell’università: dalle ex fonderie al S.Agostino e all’ospedale Estense trasformati in un pozzo senza fondo per le risorse pubbliche e che dopo altri 4 anni di mandato sono ancora in alto mare, insieme a progetti come la complanarina, nei programmi elettorali dei sindaci PDS-PD dal 2003 e ripetutamente rilanciata invano da questa Amministrazione. E allora non meravigliamoci se i giovani, che giustamente cercano condizioni e opportunità di crescita, emigrano da Modena.



