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Ambiente, candidati sindaci a confronto: ecco tutte le risposte

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Dall'inceneritore ai parcheggi in centro, dal Pums alle grandi infrastrutture. Ecco le risposte di Muzzarelli, Franchini, Prampolini, Coriani e Giordani


Ambiente, candidati sindaci a confronto: ecco tutte le risposte

Sei associazioni ambientaliste (Fiab, Isde, Inco.scienza, Ingegneria senza frontiere, Legambiente e Wwf) hanno posto ai sette candidati sindaci una serie di domande su temi ambientali. Ecco le risposte date dai candidati che hanno partecipato al confronto. Le risposte sono in ordine di presentazione dei candidati sulla lista elettorale mentre le associazioni sottolineano anche l'ordine di arrivo delle risposte. Eccolo: 
Cinzia Franchini - Modena Ora: 19 mag 2019, 15:19
Gian Carlo Muzzarelli - SpMO/MoSol/PD/+EuMO/Verdi: 21 mag 2019, 18:56
Carolina Coriani - MVP: 22 mag 2019, 01:25
Stefano Prampolini - FI/Lega/Siamo MO/ FdI: 22 mag 2019, 21:03
Andrea Giordani - M5S: 23 mag 2019, 00:30
Sergio Celloni - GOL: risposte non pervenute
Luca Ghelfi - Idea Modena: risposte non pervenute.

La preparazione, presentazione e diffusione della “ Relazione sullo stato dell’Ambiente della provincia di Modena” ha rappresentato l’occasione per integrare e rendere intellegibili le conoscenze sui temi dell’Ambiente e la Salute nella nostra provincia, ma anche e soprattutto rendere partecipi i cittadini nella pianificazione del territorio. Sareste disposti ad impegnarvi per la organizzazione e coordinamento con le altre istituzioni della provincia (Arpa, AUSL, Università, Protezione Civile, Associazioni ambientaliste, AmO, Ass. Agricoltura Regione ER)?
Andrea Giordani: Assolutamente SI. Molti punti del nostro programma prevedono già queste collaborazioni, ma la
cosa importante per noi e l’ascolto e il confronto continuo col territorio che siano enti, associazioni,
comitati e cittadini.
Stefano Prampolini: Si, anzi, una delle nostre proposte è la riproposizione dell'osservatorio della provincia di Modena che in passato era un buon organo di coordinamento delle politiche ambientali.
Carolina Coriani: Certamente. La presentazione del rapporto sullo stato dell’ambiente è un’occasione importante, ma se la diffusione rimane ristretta fra gli addetti ai lavori l’impatto positivo ne esce fortemente diminuito. Sarebbe importante diffonderlo fra le scuole, nelle varie comunità locali, programmare attività specifiche di diffusione, confronto, dibattito. L’apporto delle varie organizzazioni ambientaliste fra loro coordinate vi aggiungerebbe valore: non solo coordinamento fra le istituzioni che dovrebbero già avere fra le loro mission quella della diffusione capillare della conoscenza, ma anche valorizzazione delle competenze delle ONG. Sarebbe anche interessante produrre a cadenzaannuale o biennale relazioni tematiche focalizzate su temi e aspetti critici specifici, coinvolgendonella stesura anche tutti i Comuni della provincia interessati a parteciparvi in modo diretto; queste relazioni potrebbero tradursi concretamente in programmi d’intervento ad hoc e azioni coordinate a livello provinciale.
Gian Carlo Muzzarelli: La disponibilità è, direi, scontata e, in verità, coordinamenti e scambi di informazioni sono una prassi. Ma comprendo l’opportunità di integrare al meglio le conoscenze e di renderle più accessibili ai cittadini. In effetti, sullo stato dell'ambiente locale esistono numerosi rapporti tematici, elaborati da soggetti istituzionali e non (es. ISPRA, ARPAE, Ambiente Italia, ….), che devono inoltre sempre essere inserite in contesti più ampi di quello locale, per cui potrebbe essere utile organizzare una pagina dedicata sul sito del Comune di Modena, in cui elencare i link utili e organizzare un appuntamento annuale pubblico di sintesi.
Cinzia Franchini: Una premessa è d’obbligo. La regione Emilia Romagna, la provincia di Modena e il Comune di Modena sono governati da oltre 70 anni dalla stessa forza politica. Pertanto lo stato, di scarsa qualità e efficienza dei temi legati ad ambiente, mobilità, aria, acqua e rifiuti è senz’altro riconducibile alle scelte sbagliate e non adattate all’evolversi dei tempi, di tale forza politica. Per questo abbiamo voluto proporre con la nostra lista civica un’alternativa concreta al Governo della città. Detto questo sul coordinamento tra le istituzioni della Provincia siamo d’accordo ma chiarendo bene prima le funzioni e gli scopi, i poteri (ad esempio: solo informativo, consultivo, o vincolante su alcune materie e decisioni prese dall’amministrazione) e i “pesi” in termini di presenza e voti all’interno, delle varie componenti (ad esempio se pro o contro l’inceneritore o la Bretella). Se così non fosse ne uscirebbe un’altra scatola vuota autoreferenziale fine a se stessa che spreca risorse, buona solo a celebrare le “glorie” vere o presunte della amministrazione del momento. Si veda il negativo esempio dell’ “Osservatorio sul funzionamento dell’inceneritore” di circa 10 anni fa. Abbiamo bisogno di contributi/critiche serie e costruttive, non di incensanti cortigiani yes-men.

Occorre chiarire il contesto istituzionale della Consulta per l’Ambiente: legge del 3° settore. Intendete riorganizzarla per renderlo un organismo realmente funzionante? 
Andrea Giordani: Noi intendiamo ottimizzare il rapporto con tutte le associazioni del territorio, in particolare con quelle cittadine, dato che la competenza del sindaco sarà limitata al comune di Modena. Il Movimento 5 Stelle, sia a livello nazionale sia regionale, ha sempre sottolineato l’importanza delle associazioni e il valore del loro contributo dato al territorio e a livello locale ribadiamo la stessa linea. La proposta quindi sarà di organizzare un tavolo con tutte le associazioni per valutare l’efficacia della Consulta per l’Ambiente come strumento di conoscenza, sinergia e, perchè no, anche critica. Una volta fatto questo si potrà discutere un’eventuale riorganizzazione.
Stefano Prampolini: Certo, perchè fin ora è stato soltanto un organismo virtuale per soddisfare la legittima esigenza di partecipazione dei cittadini ma con scarsa capacità operativa e di incisione in quelle che sono le politiche effettive del comune di Modena. Si, è chiaro che non dobbiamo creare dei doppioni ma razionalizzare anche dal punto di vista dell'informazione online quello che è il tema delle politiche ambientali. Perciò bisognerà sincronizzare quella che è l'azione della consulta con quella dell'osservatorio.
Carolina Coriani: Come già in parte sopra descritto, una Consulta per l’Ambiente istituita solo per adempiere un obbligo o un’esigenza di diffusione di cose già note da pochi, da sola, non basta. È necessario che una Consulta sia un organismo dinamico, aggiornato, pronto a costruire conoscenze e diffondere esperienza. Dovremmo prendere spunto dalle migliori pratiche che sul tema si sono avute in Italia e anche in Europa. La città di Modena, almeno per la presenza di tutte le istituzioni, potrebbe avere un ruolo di coordinamento, ma bisognerebbe allargare la partecipazione a tutti i territori della Provincia, dando responsabilità anche ai centri principali come Mirandola, Carpi, Pavullo, Sassuolo. I siti o le situazioni di rischio ambientale come La Frattina a Castelvetro hanno un impatto sul fiume e, da lì, su un territorio notevolmente più vasto; lo stesso si può dire delle emissioni inquinanti nell’area delle ceramiche, dell’inquinamento delle falde di Marzaglia minacciate dalla Bretella Campogalliano-Sassuolo o dell’ipotesi di edificazione delle aree F a Modena, tutt’altro che scongiurata. Quindi siamo favorevoli all’istituzione di un Portale come elemento di un vasto e continuo processo di costruzione di conoscenza e diffusione di esperienza, che è poi ciò che da sole e spesso senza alcun aiuto – se non ostacolate – dalle istituzioni hanno fatto le varie organizzazioni ambientaliste.
Gian Carlo Muzzarelli: Le consulte sono previste nello Statuto Comunale aggiornato in questo mandato, assieme alle riforme dei referendum e degli altri istituti di partecipazione. Pertanto anche la Consulta Ambiente (e quella per la Mobilità Sostenibile) verrà reintrodotta. Tuttavia, alla luce dell'esperienza del passato, la composizione e la regolamentazione di questa, come delle altre consulte, dovranno essere approfondite e aggiornate, trovando insieme le formule più efficaci per il loro funzionamento.
Cinzia Franchini: La riorganizzazione della Consulta è indubbiamente necessaria ma alle condizioni elencate prima. Indubbiamente oggi questo organismo non è pienamente funzionante ed attivo e occorre inserirlo a pieno diritto all’interno del Coordinamento provinciale. Le informazioni non bastano mai, vero, ma attenzione a non creare doppioni di difficile e costoso aggiornamento. Può bastare un elenco di link ai siti delle rispettive associazioni/enti e dare loro la possibilità di segnalare in autonomia le loro news nel sito della Consulta. Le condizioni necessarie perché tutto funzioni sono le tre accennate prime: scopi, poteri e pesi fissati con certezza.

Condividete il PUMS (piano della mobilità urbana sostenibile) in corso di adozione a Modena? che giudizio sintetico ne date? Cosa ne farete una volta eletti? Quali le azioni del PUMS che vi impegnate a portare a termine entro i primi 2 anni di legislatura?
Andrea Giordani: Il PUMS è un ottimo strumento per la pianificazione della mobilità, ambiente e dell’ urbanistica. Modena deve ripartire dalla pianificazione sia a livello urbanistico che per la mobilità, perché è ormai ferma da troppo tempo e darci degli obiettivi concreti e vincolanti ci impegna a dare risposte concrete per la città. Purtroppo tutto questo ancora non è possibile trovarle con l’attuale piano presentato e la richiesta di affrontare la stesura di questo strumento fondamentale a fine consiliatura non è stata molto condivisa da noi. Ovviamente porteremo in discussione ancora questo strumento per migliorarlo sempre più, per dare risposte su alcune tematiche ancora non troppo approfondite come le zone 30, il trasporto pubblico e i tragitti casa-scuola. Come scritto nei primi punti per il Movimento è indispensabile la collaborazione delle associazioni di categorie e dei cittadini per realizzare un piano che sia per i cittadini per affrontare e sperimentare nuovi modi di vivere la mobilità in sicurezza.
Stefano Prampolini: E' importante ribadire il concetto della mobilità sostenibile, le operazioni immediate che si possono fare da questo punto di vista sono due: pubblicizzare in maniera seria fino a rendere effettivi i percorsi scuola-lavoro e casa-lavoro da una parte, approntare un sistema di navette e parcheggi scambiatori tra il centro storico e i principali luoghi di aggregazione della città e viceversa.
Carolina Coriani: Data la natura dello strumento, che intreccia materie complesse come la mobilità, l’urbanistica, l’ambiente e marginalmente anche il trasporto delle merci in città, di certo metterei il PUMS al centro delle prime attività della legislatura. Ed è un peccato che, dopo anni di attesa, il PUMS sia stato adottato solo in vista delle elezioni amministrative. Per quanto attiene un primo giudizio sintetico, anche se positivo ritengo che il PUMS sia per molti aspetti ancora troppo vago, non vincolante e ancora poco legato alle scelte di natura urbanistica: speriamo che ci sia modo di integrare e discutere nel merito. Fra le priorità per migliorare la congestione nelle ore di punta credo che le questioni più urgenti siano il trasporto pubblico e la messa in sicurezza dei percorsi casa-scuola; a seguire, quello dell’istituzione delle zone 30 a tutte le aree residenziali della città. Ovviamente con gli opportuni studi e approfondimenti, ovvero senza limitarsi solo ad apporre un cartello con l’indicazione del limite della velocità così come è stato fatto finora.
Gian Carlo Muzzarelli: Il PUMS lo abbiamo adottato noi ed è ovvio che lo condividiamo. Gli obiettivi sono ambiziosi, ma quel che preme sottolineare è che non ci sono solo buoni propositi, ma c’è un programma di riorganizzazione dello spazio pubblico e della mobilità urbana ed extraurbana, concretamente realizzabile, con scadenze temporali ed previsioni economiche. Ci siamo arrivati con un percorso partecipativo con vari stakeholder, cittadini, amministrazioni locali e altri soggetti istituzionali; proseguiremo il confronto con la città, perché il consenso dell’opinione pubblica è decisivo per modificare comportamenti di massa. Il Piano potrà essere oggetto di osservazioni fino a settembre e sarà controdedotto, illustrato in pubblico e in consiglio comunale per essere approvato entro l'anno. Nei primi due anni di legislatura ci concentreremo sulle piste ciclabili, le zone trenta, la pedonalità del centro storico e la revisione del piano sosta. Contemporaneamente studieremo il nuovo servizio di TPL. A partire dal bilancio 2020 prevediamo in bilancio due misure parziali ma simboliche: il taglio del costo degli abbonamenti annuali dell’urbano del 20% e un contributo di 400 euro a chi acquista mezzi elettrici a due ruote (bici, moto, monopattini…).
Cinzia Franchini: Il PUMS 2030 è un documento di diverse centinaia di pagine adottato nella veste definitiva il 26-03-2019 dal Consiglio Comunale di Modena, pertanto è fisicamente stato impossibile fare una riflessione seria su un documento di tale portata. Si tratta di un documento assolutamente condivisibile negli intenti, di cui però ci riserviamo di considerare le singole azioni nella loro reale efficacia, ferma restando la volontà politica di raggiungere gli obiettivi proposti. Continuiamo a credere che non sia possibile risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero adottato per crearlo.

Indicare in ordine di priorità i seguenti temi, giustificando la scelta
1. Intermodalità
2. Pedonalizzazione centro storico
3. Monitoraggio Modal split mensile, con obiettivi progressivi riduzione auto privata
4. Creazione consulta permanente mobilità sostenibile
5. Realizzazione biciplan e percorsi ciclabili su strada
6. Premiare aziende che adottano pratiche incentivanti (misurate) per spostamenti casa-lavoro sostenibili
7. Cambiare politiche/tariffe sosta a pagamento
Andrea Giordani: Pedonalizzazione centro storico, Premiare aziende che adottano pratiche incentivanti (misurate) per spostamenti casa-lavoro sostenibili, Realizzazione biciplan e percorsi ciclabili su strada, Intermodalità, Monitoraggio Modal split mensile, con obiettivi progressivi riduzione auto privata, Cambiare politiche/tariffe sosta a pagamento, Creazione consulta permanente mobilità sostenibile. Più che ordine prioritario si tratta di azioni sinergiche. Tutte queste proposte sono incluse nel nostro programma o in modo esplicito o implicito. Riteniamo infatti che le azioni sopra elencate siano necessarie per il raggiungimento degli obiettivi che il programma si prefigge. L’intermodalità è stata indicata dal nostro candidato sindaco come uno dei primi provvedimenti che saranno affrontati per abbattere l’inquinamento. Parcheggi scambiatori, per quanto possibile fuori dal centro.
Stefano Prampolini: Premiare aziende che adottano pratiche incentivanti (misurate) per spostamenti casa-lavoro
sostenibili, Cambiare politiche/tariffe sosta a pagamento, Realizzazione biciplan e percorsi ciclabili su strada, Intermodalità, Monitoraggio Modal split mensile, con obiettivi progressivi riduzione auto privata, Creazione consulta permanente mobilità sostenibile, Pedonalizzazione centro storico.
Carolina Coriani: Fare classifiche e dare priorità è importante, ma è importante anche che alcune priorità procedano di pari passo. La creazione di una vera Consulta sulla mobilità, composta da persone che oltre a rappresentare degli interessi legittimi abbiano anche competenze, potrebbe andare in questa direzione. A seguire direi il biciplan, l’intermodalità, l’estensione delle aree pedonali (da studiare con attenzione e con un’ottica partecipativa), la revisione della politica della sosta e di conseguenza delle tariffe, quindi monitoraggio delle modalità di trasporto con l’obiettivo di ridurre la mobilità privata per finire sulla premialità alle aziende (e quindi ai lavoratori) per spostamenti casa-lavoro sostenibili. Aggiungo che a Modena il piano della sosta è in mano a un privato: è quanto mai urgente riappropriarsene a livello pubblico comunale, altrimenti qualsiasi cambiamento in termini di politiche rimarrà lettera morta.
Gian Carlo Muzzarelli: Le azioni individuate sono tutte importanti e in parte ho già risposto alle domande precedenti. Stilare priorità è difficile perché molte misure sono legate l'una all'altra e non si trova corretto stilare una classifica. Una precisazione relativamente al punto 3: il Pums presuppone già un monitoraggio delle azioni previste e gli indicatori da utilizzare, consultabili nell'allegato 5. Ribadito che pedonalizzazione del centro storico, politiche della sosta, intermodalità e partecipazione sono la centro della nostra attenzione e che la scansione è indicata nel PUMS, è bene ribadire un concetto di fondo: un piano della mobilità non si cala d’alto e anche la sua attuazione deve procedere in sintonia con il consenso dei cittadini.
Cinzia Franchini: Si tratta di un elenco di provvedimenti tecnici specifici e su questi noi come parte “politica” vogliamo affermare la nostra ferma volontà di raggiungere gli obiettivi attraverso questi, come altri, provvedimenti tecnici necessari. Per il punto 4 si veda la risposta alla prima domanda. Come criterio di adozione, oltre che la “efficacia” attesa valgono anche i costi e la velocità di adozione. Ad esempio il punto 6 lo vediamo di veloce e semplice adozione, senza la costruzione fisica di strutture ad hoc. Più complessi i punti 5 e 1 perché implicano strutture e accordi con terze parti. Il punto 2 dovrebbe essere già una realtà se non fosse per l’eccesso di autorizzazioni ad accedervi, che ne vanifica gli scopi, da rivedere. Il punto 7 lo vediamo complicato perché qualcuno prima di noi ha “venduto” il suolo di Modena ai privati, che malvolentieri accetteranno un intervento che faccia diminuire i loro introiti per via delle minori auto in sosta. Infine il punto 3: la frequenza mensile ci sembra eccessivamente rapida, nel senso che le percentuali componenti del traffico cambiano comunque da un mese all’altro per effetto del naturale cambio delle stagioni e delle condizioni meteo specifiche di quel mese in quell’anno tutte diverse dall’analogo mese di un anno diverso. Per cui diventa difficile valutare quali sono le variazioni “naturali” rispetto a quelle indotte dai provvedimenti. Occorre una base dati di alcuni anni con le dovute compensazioni meteo e socio economiche perché possa dare indicazioni affidabili.

Quale secondo voi è la priorità per ridurre il traffico veicolare a Modena e favorire l’uso della bici in sicurezza:
● Ridurre i parcheggi in centro città del-1% all’anno
● Istituire zone 30 km/h nella fascia attorno al centro storico
● Ridimensionare le carreggiate per ottenere una diversa ripartizione degli spazi che favorisca prima di tutto i pedoni e ciclisti
Andrea Giordani: Oltre ad effettuare misure operative e di progettazione per ridurre il traffico veicolare noi del Movimento proponiamo sia dei primi anni dell’istruzione di collaborare con le scuole attraverso l’ utilizzo di pedibus,scuola bus e di bloccare il traffico nelle zone limitrofe delle scuole. Promuovere Tribuna Ambientale- Elezioni amministrative Comune di Modena 26 maggio 2019 questo tipo di attività e di spostamenti alternativi servono per sensibilizzare le odierne e future generazioni per un modo alternativo di vivere la mobilità.
Stefano Prampolini: Istituire zone 30 km/h nella fascia attorno al centro storico
Carolina Coriani: La riduzione dei parcheggi potrebbe essere la prima conseguenza di una riprogettazione delle sedi stradali per riequilibrare la ripartizione modale, quindi le zone 30.
Gian Carlo Muzzarelli: Il PUMS prevede di favorire la mobilità ciclabile e di istituire le zone trenta in tutta la città, non solo nel centro e nella fascia circostante. La rete delle piste ciclabili sarà ulteriormente prolungata con nuovi tratti e collegamenti nel capoluogo e nelle frazioni (il PUMS prevede nel decennio la costruzione di altri 100 Km di piste ciclabili); dovrà essere ricucita e ordinata intorno a una maglia di dorsali ciclabili, specificamente dedicate al muoversi in bicicletta velocemente e in sicurezza. L’opera principale è costituita dalla “diagonale” di Modena ovest, che dispone già del progetto e del primo finanziamento dalla rotonda Paolucci-Breda fino al Polo Leonardo. Il PUMS prevede altresì di intervenire gradualmente anche sulla dimensione e la ripartizione modale delle carreggiate.
Cinzia Franchini: Valgono le premesse della risposta precedente. Dei tre punti citati siamo convintamente a favore della istituzione delle zone 30 nella fascia attorno al centro storico. Per quanto riguarda i parcheggi a Modena tutto ruoto attorno al Novi Park. Modena Ora ha elaborato tre possibili soluzioni per rendere immediato il collegamento tra il Novi Park e il centro storico. Si tratta del mini metrò, del personal rapid transit cioè piccoli veicoli a guida automatica vincolata per il trasporto persone e del tappeto mobile per pedoni. Non si tratta di un libro dei sogni, basti pensare che già nel 2006 il Pd stesso presentò un progetto costosissimo, con tanto di rendering, per una metrò a Modena. A questo link la parte del nostro programma riguardante questo aspetto.

Per migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani bisogna ridurre la percentuale complessiva degli spostamenti con l’auto privata. Non ritiene che per conseguire tale obiettivo, oltre alle azioni a sostegno della mobilità sostenibile (trasporto pubblico locale, pedonalità e mobilità ciclistica) previste dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile appena adottato, servano anche misure per disincentivare l’uso dell’automobile per l’accesso alle zone centrali, quali la riduzione dei parcheggi e/o l’aumento delle tariffe?
Andrea Giordani: Il piano sosta va riguardato assolutamente attraverso l’uso di parcheggi scambiatori e aumentando la zona ZTL nel centro storico. Queste operazioni vengono anche richieste dal PAIR 2020 che per noi
del Movimento è molto importante perché ci dice quali operazioni effettuare per operare al meglio in termini di ambiente e mobilità. Un’altro punto che vorremmo precisare che oltre al trasporto privato nelle zone del centro, noi proponiamo di risolvere anche lo smistamento delle merci, attraverso l’uso dei city porto così da avere sempre più un centro storico pedonale e fruibile in sicurezza. Tutte queste operazioni comunque saranno frutto di una discussione con abitanti,  commercianti, fornitori di servizi del centro storico, perchè la pianificazione è importante ma diventa ancor più efficace se vengono interpellati tutte le figure che interagiscono.
Stefano Prampolini: No, non è aumentando le tariffe nè riducendo i parcheggi che si disincentiva l'utilizzo dell'auto privata. CI vuole una seria politica di incentivo all'utilizzo dei mezzi pubblici i quali andranno progressivamente resi più ecologici, soprattutto rinnovati dal punto di vista della comodità, magari con corse serali e notturne, attualmente assenti.
Carolina Coriani: L’aumento delle tariffe e la riduzione di parcheggi sono senz’altro utili, ma occorre innanzitutto avere voce in capitolo (vedi risposta 4) e soprattutto accompagnarle contestualmente con un rafforzamento del trasporto pubblico, di notevoli e progressivi miglioramenti della rete ciclabile (in termini di qualità ed interconnessioni) e di altrettanti interventi sulla pedonalità (vedi risposta successiva).
Gian Carlo Muzzarelli: Il PUMS lo prevede e prevede anche di disincentivare l'utilizzo delle automobili per chi proviene da fuori città. Sono stati infatti individuati dei possibili parcheggi scambiatori/centri di intermodalità a ridosso dell'anello della tangenziale e delle stazioni ferroviarie. I permessi di accesso al centro storico sono già in fase di revisione e riduzione. Siamo impegnati a favorire la transizione all’auto elettrica (oltre che la guida sicura e assistita). L’abuso dell’auto privata deve essere disincentivato sia con politiche tariffarie, che con divieti, ma richiede azioni positive in altre direzioni (come quelle che abbiamo citato). Il successo del cambiamento dipende molto dal corretto equilibrio fra vincoli e opportunità.
Cinzia Franchini: Occorre un grosso lavoro educativo a tutti i livelli per dare “dignità” e “orgoglio” all’uso del mezzo pubblico e della bicicletta. In questo senso è fondamentale puntare su una revisione complessiva delle politiche di Seta sia in termini di manutenzione dei mezzi che in termini di costo del biglietto. Fino a che il mezzo pubblico non rappresenta una scelta conveniente e comoda per i modenesi crediamo sia sbagliato aumentare le tariffe dei parcheggi. Questa misura senza alternative concrete e conveniente si tradurrebbe in una stangata.

Vi impegnate ad istituire un programma di allargamento e manutenzione straordinaria di tutti i marciapiedi della città? Automobilisti, ciclisti, utenti del trasporto pubblico prima o poi siamo tutti pedoni.
Andrea Giordani: La manutenzione dei marciapiedi è molto importante per pedoni o altri veicoli (es. bici) che ne usufruiscono, ma diventa ancor più indispensabile per i disabili che chiedono una città senza barriere architettoniche nel quale ci si può spostare liberamente. Quindi per noi del Movimento non ci sono solo i marciapiedi ma tutte quegli ostacoli che come detto sopra non permettono gli spostamenti in sicurezza e libertà.
Stefano Prampolini: Si, nei limiti delle risorse possibili, seguendo quelle che sono le normative nazionali in questa materia.
Carolina Coriani: Il nostro candidato al consiglio comunale Lorenzo Carapellese potrebbe scrivere un trattato su questo argomento. La manutenzione straordinaria dei marciapiedi è il primo degli interventi infrastrutturali necessari a Modena: oltre ad assicurare un incremento della qualità della mobilità pedonale, può anche rappresentare un tassello di un programma di abbellimento e messa in sicurezza dell’intera città a partire dalle periferie. Dovrebbe essere un programma come minimo quinquennale, grazie al quale si potrebbero sistemare alcuni servizi primari che corrono a lato e sotto i marciapiedi, oltre a dare opportunità di lavoro alle piccole e medie imprese. Là dove possibile tale programma dovrebbe anche vedere la partecipazione dei privati attraverso incentivi e coordinamento della progettazione e scelta dei materiali.
Gian Carlo Muzzarelli: Il PUMS lo prevede, anzi viene introdotta la figura del “Disability Manager” con questo compito specifico.
Cinzia Franchini: Può essere una buona occasione per coordinarlo con un analogo e serio piano per le corrispondenti piste ciclabili.

Il comune di Modena privilegia la linea ferroviaria Dinazzano-Marzaglia a qualsiasi altro collegamento per lo scalo merci?
Andrea Giordani: Nel nostro programma è ben precisato. Noi siamo assolutamente favorevoli a questo tipo di collegamento perchè crediamo che spostare sempre più il trasporto di merci da gomma su rotaia sia doveroso.
Stefano Prampolini: Bene la riattivazione della linea Dinazzano-Marzaglia integrata però con il sistema viario della
bretella.
Carolina Coriani: Sarebbe ora che il Comune di Modena se ne occupasse molto di più, anche facendo da capofila con i comuni limitrofi, che dovrebbero essere i primi a esserne interessati. Purtroppo il Comune di Modena ha speso più energie per un progetto fuori dal tempo, inutile e dannoso come la Bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo.
Gian Carlo Muzzarelli: E' sicuramente un'opera necessaria, contenuta nel PRIT, ma non è sufficiente a garantire l'intermodalità gomma-ferro delle merci. Occorre anche un adeguato collegamento stradale alternativo all’ attuale Via Emilia.
Cinzia Franchini: Lo scalo merci di Dinazzano è sulla linea Sassuolo-Reggio Emilia, per cui il comprensorio ceramico è già connesso alla rete ferroviaria nazionale. Non esiste il collegamento ferroviario Dinazzano Marzaglia, che sarebbe da creare ex novo. Noi siamo per mettere le merci su rotaia il più possibile, specie sulle lunghe percorrenze in particolare quelle del comprensorio ceramico. Siamo contrari alla bretella Campogalliano Sassuolo nel tratto Marzaglia Sassuolo perché va nella direzione opposta, ovvero incentiva il traffico su gomma. Siamo per prolungare l’autostrada da Campogalliano a Marzaglia, accompagnata da opere accessorie in loco per sgravare la via Emilia dal traffico, quindi tangenziale di Rubiera lato sud e raccordo da Marzaglia alla tangenziale di Modena.

Indicare in ordine di priorità i seguenti temi e le azioni da intraprendere sulla qualità dell'aria, giustificando la scelta:
1. Intervenire sul settore mobilità (pubblica e/o privata)
2. Intervenire sul settore edilizio privato, incentivando la riqualificazione degli edifici (soprattutto gli impianti di riscaldamento)
3. Intervenire nelle aziende con incentivi i programmi per ridurre le emissioni e monitorare la qualità dei processi e la gestione degli scarti
4. Ridurre produzione rifiuti con obiettivo di intervenire sull’ inceneritore: sì /no/perché/quando
5. Intervenire sulla riduzione e controllo delle emissioni e le sostanze inquinanti derivate dal settore agricolo
6. Premialità/riconoscenze pubbliche alle aziende che si attivano per la riduzione delle emissioni con certificazione Comunale.
7. Adeguare gli strumenti urbanistici affinché ogni nuovo edificio, riqualificazione, ristrutturazione, ecc, ... preveda come standard minimo gli standard più elevati per le prestazioni energetiche indipendentemente dalla zona della città
8. Attuazione urgente e radicale del PAIR piano aria integrato regionale 2020! (Duemilaventi)
Andrea Giordani: In questo punto noi del Movimento non vorremmo mettere nessuna preferenza, ma far capire che tutte queste operazioni sono di importanza rilevante per migliorare la qualità dell’aria. Non ci ripetiamo per quanto riguarda la mobilità e l’adozione del PAIR 2020 perché espresso già nei punti precedenti e possono essere approfonditi nel nostro programma. Invece in altri punti bisogna fare tanto per la città. Come voi accennate nei punti 2/3/6 e 7 la riqualificazione energetica degli edifici privati/pubblici e migliorare le aziende e molto importante, considerato che il settore edilizio e le case/industrie già costruite con basse categorie energetiche, hanno un impatto enorme per la qualità dell’aria. Proprio per questo il Movimento sia a livello nazionale, continuando con le detrazioni, e a livello locale con l’introduzione di certificati E.S.Co. o l’utilizzo di un fondo rotatorio vuole dare sempre più la possibilità ai privati di effettuare la riqualificazione energetica. Questa possibilità porterebbe grandi risultati sia dal punto di vista ambientale che di offerta di lavoro sul territorio. Queste nuove metodologie per la riqualificazione energetica dovrebbero rispondere per la ristrutturazione/recupero degli edifici, operazione molto importante per noi, siccome siamo per il consumo zero di suolo. Per quanto riguarda la nuova costruzione, nel caso di demolizione e ricostruzione, esistono già normative che incentivano a costruire ad impatto quasi zero e dal 2021 sarà obbligatorio costruire edifici nuovi passivi (NZEB o ZEB). Altre risposte si devono dare per quanto riguarda l’uso dell’inceneritore che noi vogliamo dismettere nel tempo. Questo si può ottenere solo dando alternative e riportare la gestione della raccolta rifiuti in house, fondamentale per dire cosa far bruciare. Le alternative per dismettere questa attività sono ben presenti nel nostro programma, come ad esempio il concetto di rifiuti zero, raccolta porta a porta con tariffazione puntuale ecc. ecc. Infine per rispondere al monitoraggio degli inquinanti il Movimento ha lavorato molto in questi anni di consigliatura e quello che proponiamo è un aumento dei sistemi di rilevazione degli inquinanti. Questa operazione è molto importante per ottenere una mappa completa e dettagliata di tutte le sostanze e le zone più inquinate della città per poi effettuare operazioni di prevenzione e miglioramenti per la salute dei cittadini.
Stefano Prampolini: 1. Ridurre produzione rifiuti con obiettivo di intervenire sull’ inceneritore: sì /no/perché /quando. Si, per ridurre progressivamente l'inquinamento.
2. Intervenire sul settore edilizio privato, incentivando la riqualificazione degli edifici (soprattutto gli impianti di riscaldamento)
3. Intervenire sul settore mobilità (pubblica e/o privata)
4. Attuazione urgente e radicale del PAIR piano aria integrato regionale 2020! (Duemilaventi)
5. Intervenire nelle aziende con incentivi i programmi per ridurre le emissioni e monitorare la qualità dei processi e la gestione degli scarti
6. Adeguare gli strumenti urbanistici affinché ogni nuovo edificio, riqualificazione, ristrutturazione, ecc, ... preveda come standard minimo gli standard più elevati per le prestazioni energetiche indipendentemente dalla zona della città 
7. Intervenire sulla riduzione e controllo delle emissioni e le sostanze inquinanti derivate dal settore agricolo 
8. Premialità/riconoscenze pubbliche alle aziende che si attivano per la riduzione delle emissioni con certificazione Comunale. 
Carolina Coriani: 'Più che dare priorità, sarebbe utile classificare i temi sulla base degli attori coinvolti e ragionare per strategie personalizzate, da condividere all’interno di tavoli di lavoro specifici per favorire economie di scala, sinergie fra soggetti simili e così via. Ad esempio:
● settore produttivo (tavolo delle associazioni economiche e sindacali): azioni sulla mobilità aziendale e delle merci (punto 1), sull’efficienza delle strutture (2, 7) e sui processi produttivi (3, 4, 5);
● cittadinanza (assemblee di quartiere; divulgazione di materiale; incontri con gruppi di cittadini attivi, comitati e associazioni): azioni sulla mobilità (1), sugli edifici (2), sugli stili di vita (4).
La soluzione si trova mettendo insieme tutti i singoli contributi elencati nei punti 1-7, sui quali siamo disposti a impegnarci. Il tema della priorità va invece posto all’interno di ciascun punto d’azione, valutando l’attuabilità o meno delle diverse misure collegate, la propensione al cambiamento dei soggetti coinvolti, le azioni di facilitazione/persuasione che si possono compiere e così via. Non c’è dubbio che, se fosse possibile, questi ambiti d’intervento andrebbero affrontati contemporaneamente e nel più breve tempo possibile. Riguardo al punto 6 vorrei sottolineare che tutti (cittadini, aziende, enti pubblici ecc.) sono e devono essere attori del cambiamento e a tutti deve essere riconosciuto l’impegno che metteranno in Tribuna Ambientale- Elezioni amministrative Comune di Modena 26 maggio 2019 queste azioni. Si può pensare a una pubblicazione annuale/biennale dei progetti e delle buone pratiche messe in atto, per divulgare le azioni alla cittadinanza e favorire il protagonismo dei singoli e delle comunità di quartiere che vogliono dare il proprio contributo. Quanto al punto 8, oltre al PAIR c’è il tema della pianificazione delle azioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici (cioè per la riduzione delle emissioni e aumento dell’assorbimento di gas serra), che sarà oggetto del nuovo PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, con misure/azioni al 2030).
Gian Carlo Muzzarelli: Vale lo stesso ragionamento per la mobilità: non esiste una scaletta di azioni prioritarie, ma un insieme di azioni concomitanti per alcune delle quali, peraltro, già esistono normative cogenti e incentivi. Sul punto 2 si precisa che occorre intervenire per costruire/riqualificare edifici (anche quelli a destinazione produttiva) ZEB/NZEB (Near/Zero Energy Building), ossia edifici a energia zero o quasi zero. Il che implica interventi sull'involucro dell'edificio, sull'orientamento, sulle ombreggiature, sulla autoproduzione dell'energia da fonti rinnovabili. Esiste già una normativa regionale di riferimento e incentivi nazionali per i quali non esistono distinzioni in zone della città. Occorrerà inoltre estendere gli stessi principi di efficienza, risparmio energetico e produzione da fonte rinnovabili ai quartieri, integrando azioni di riduzione della produzione dei rifiuti e di mobilità condivisa. La riduzione della produzione dei rifiuti, il recupero e il riciclo sono certamente obiettivi importanti per diminuire i quantitativi da smaltire in un'ottica di programmazione regionale che possa consentire la dismissione degli inceneritori (noi proponiamo la dismissione di quello di Modena nel 2034). Importantissimo lavorare per migliorare le buone pratiche agricole e delle aziende in genere in accordo con le associazioni di categoria promuovendo informazione e riconoscimenti premiali.

Cinzia Franchini:
Ricordiamo quanto detto in premessa generale, ovvero che se siamo in questa situazione è per responsabilità degli amministratori prima di noi per 70 anni. Punto 4 stiamo parlando della più grossa fonte inquinante della provincia, è il più facile da farsi nelle due componenti, entrambi nei poteri del Sindaco:
1. Smettere da subito di importare rifiuti da fuori Modena per fare business sulla salute dei Modenesi con l’inceneritore, ora siamo ad un 45% di importato.
2. Fare in modo che la riduzione di rifiuti prodotti a Modena non serva più a fare spazio ai rifiuti altrui da incenerire.
3. Le due misure citate consentirebbero di spegnere da subito 5 mesi all’anno l’inceneritore che nei sette mesi di accensione brucerebbe 120mila tonnellate di rifiuti invece delle attuali 240mila. Per smaltire l’immondizia indifferenziata nei mesi di spegnimento metteremo in campo accordi con gli impianti limitrofi. Le restanti regole sono sicuramente condivisibili, vanno sicuramente attuate con le categorie interessate, mettendo tutto il peso “politico” sul piatto della bilancia. Peso politico che ci è sembrato “scarso” ad esempio al punto 3 quando sono entrate in ballo le Fonderie Cooperative di via Zarlati (Madonnina) andando a far costruire tante abitazioni nei dintorni, nonostante fosse stato sconsigliato dalla Asl fin dal 2004, e poco o nulla facendo per controllare/limitare le emissioni in atmosfera, se non tardivamente dopo la vigorosa protesta dei cittadini. A questo link la parte del nostro programma riguardante questo aspetto.

Il 12-13 giugno 2011 la maggioranza assoluta dei cittadini modenesi e dei cittadini italiani votò si pronunciò per la gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato. Sono passati quasi otto anni ma quel risultato referendario non ha avuto applicazione. E’ all’esame del parlamento una legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico, anche nel caso non venga approvato i Comuni hanno comunque la possibilità di riappropriarsi della gestione di questi importanti servizi. Alla fine del 2024 scade in buona parte dei comuni della Provincia, compreso quello di Modena, l’affidamento della distribuzione e depurazione dell’acqua ad HERA, è l’occasione per passare a una gestione pubblica partecipata dai cittadini senza dover pagare penali. La ripubblicizzazione va preparata per tempo e in questo senso il ruolo della prossima consigliatura è fondamentale. Come Sindaco si impegnerà in tal senso?
Andrea Giordani: Vogliamo il pieno rispetto e l’attuazione in ambito locale del referendum costituzionale in materia di acqua come bene comune, quindi il lavoro col nazionale sarà indispensabile. La rete dell’acquedotto di Modena è affetta da gravi problemi, la presenza di tubi di amianto e la dispersione di rete che ha raggiunto il 35% dell’acqua immessa, quindi questa ha bisogno di una forte manutenzione e riteniamo che questo tipo di servizi debbano ritornare in mano pubblica. Inoltre sul tema dell’acqua bisogna pensare anche al fenomeno delle alluvioni e allagamenti, dove bisogna verificare l’adeguatezza delle arginature e la manutenzione dell’alveo dei fiumi utilizzando fondi nazionali per risolvere questi problemi dando sempre più sicurezza ai cittadini.
Stefano Prampolini: Io mi atterrò a quelle che saranno le indicazioni della politica nazionale. Se si deciderà in tal senso sicuramente mi adeguerò.
Carolina Coriani: Il programma di Modena Volta Pagina prevede la costituzione di una società a controllo pubblico per la gestione “in house” del ciclo dell’acqua nell’intero bacino della provincia di Modena. Da sindaca sarà massimo il mio impegno per la costituzione a livello di bacino di una tale società operativa entro il 2024. Partirò dal riportare alla proprietà comunale la parte di rete dell’acquedotto di Modena attualmente di proprietà di Hera.
Gian Carlo Muzzarelli: In attesa dell'esito parlamentare, si ritiene che sia una decisione che dovrà essere sottoposta e condivisa con i Comuni della Provincia per garantire l'efficienza del sistema, la qualità delle reti e del servizio e costi adeguati per i cittadini. Nel nostro programma è previsto uno studio dedicato al tema. Sapendo però che sarebbe assurdo e controproducente arretrare da una gestione di tipo industriale del settore, al di là della forma di gestione pubblica e privata e che il bene acqua è sempre di proprietà pubblica.
Cinzia Franchini: Meglio la gestione dell’acqua pubblica o privata? Non fa grossa differenza, perché non esistono parole “magiche” che da sole automaticamente garantiscano il meglio. Quindi è innanzitutto un problema di volontà politica che si esprime e indirizza il gestore, pubblico, privato o semipubblico, come nel caso di Hera a fare quanto richiesto in termini, ad esempio di tariffe e/o investimenti per ridurre le perdite. Se il politico teme di non riuscire a controllare questa struttura operativa non fa differenza che sia pubblica o privata, da qualche parte fallirà. In questo caso si ricade in quanto citato in premessa e va sostituito. A maggior ragione come nel caso di Modena dove addirittura è socio di rilievo di Hera e esprime due consiglieri in CDA. Se non riesci a comandare i tuoi sottoposti meglio che passi la mano.

Il comune di Modena attuerà la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale in quanto metodo che ha dimostrato di essere il migliore per diminuire rifiuti oltre che per arrivare ad una percentuale alta di RD, come prescritto dalla LR 16/2015; contestualmente all'aumento di RD e riciclo siete disposti a fare accordi perché nell'inceneritore vengano bruciati solo i rifiuti provenienti da Modena per arrivare al 50% di incenerimento entro il 2021 per arrivare in tempi brevi a spegnerlo?
Andrea Giordani: In questo punto è stato ampiamente risposto nei punti precedenti e possono essere approfonditi sul nostro programma. L’importantanza di questo tema deve dare risposte nel breve-medio tempo e portare un'aria diversa nella gestione dei rifiuti. Tutto questo sarà possibile se il bando di gara fatto da ALTERSIR non sarà definito prima della formazione della nuova amministrazione, altrimenti la gestione dei rifiuti a Modena sarà bloccata per 15 anni.
Stefano Prampolini: Assolutamente si, è uno dei nostri principali obiettivi. Noi vogliamo che l’inceneritore di modena non bruci più i rifiuti provenienti da fuori provincia ed arrivare nel medio termine a spegnerlo. Bisogna attuare appunto contestualmente a cio’ una riduzione nella produzione dei rifiuti e una forte raccolta differenziata (volta al riclaggio degli stessi) con tariffa puntuale che oltre all’ambiente premia i cittadini facendoli pagare meno.
Carolina Coriani: Il programma di Modena Volta Pagina propone la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale su tutto il territorio comunale e dell’ambito. L’obiettivo che ci proponiamo è di abbassare la quantità di rifiuto indifferenziato dagli attuali 260 kg/ab/anno a 100 kg/ab/anno, anche se i comuni più virtuosi sono arrivati a raggiungere la metà di questo limite. Riteniamo molto difficile arrivare al blocco completo dei rifiuti da fuori città, in quanto non esistono norme che lo permettano e l’inceneritore è autorizzato a incenerire la sua capacità nominale massima. La strada per arrivare alla chiusura dell’inceneritore passa, a nostro avviso, da una drastica riduzione del conferito di origine locale che si può raggiungere solo separando la gestione della raccolta dalla gestione dell’impianto di incenerimento. Modena Volta Pagina propone che la raccolta dei rifiuti urbani sia gestita da una società a controllo pubblico nell’intero bacino della provincia (a esclusione di SORGEA) sull’esempio di Forlì. Purtroppo, nell’assenza totale di un adeguato dibattito politico, ATERSIR ha deciso altrimenti e ha messo di nuovo a bando la gestione integrata dei rifiuti in concessione per il quindicennio fino al 2034. Se sarò eletta sindaca, bloccherò immediatamente il bando e avvierò trattative con gli altri comuni del bacino – inclusi quelli AIMAG – per il cambio di forma gestionale.
Gian Carlo Muzzarelli: C'è assoluta disponibilità a ragionare all'interno di una programmazione di livello regionale, puntando, ad esempio, a obiettivi di raggiungimento di percentuali maggiori di RD rispetto a quelli minimi previsti dalla legge (70%) e azioni di prevenzione della produzione. Sul termovalorizzatore abbiamo già indicato la scadenza del 2034, ma non siamo disponibili a cercare scorciatoie demagogiche che ci potrebbero portare a non essere autosufficienti e ad esportare rifiuti come fanno altri centri del Paese (non faccio nomi per carità di patria).
Cinzia Franchini: Siamo assolutamente d’accordo, è uno dei punti cardine del nostro programma, ma è essenziale far corrispondere il miglioramento della raccolta differenziata con la diminuzione dei rifiuti inceneriti, evitando la sostituzione dei nostri rifiuti in diminuzione con l’arrivo di sempre di più rifiuti da fuori Modena a compensare e a far funzionare l’impianto al massimo. Come invece avviene adesso. Altrimenti viene tutto vanificato. In questo modo è possibile da subito limitare quasi il 50% di incenerimento evitando di importare rifiuti. Poi perfezionando la differenziata mancherà ancora “combustibile” e l’inceneritore si spegnerà “da solo” in tempi brevissimi.

Siete disponibili a istituire il divieto di fumare nei parchi pubblici visto il tappeto di mozziconi abbandonati che è impossibile togliere e visto che non sono biodegradabili?
Andrea Giordani: Nel nostro Piano del Verde, per la gestione e manutenzione, che vogliamo creare per Modena si potrà discutere di questa proposta che per noi è molto interessante. La sfida più grande sarà sensibilizzare le persone a non effettuare gesti come quello di buttare una sigaretta per terra. Come abbiamo detto in molti punti consigliamo di approfondire sul nostro programma che trovate a questo link.
Stefano Prampolini: Solo nelle aree riservate ai bambini, come ad esempio le aree giochi.
Carolina Coriani: Metterei, piuttosto, un posacenere accanto a ogni panchina, con un cartello che avverte dei pericoli del fumo per la salute e per l’ambiente. Ciò potrebbe fare parte di una più vasta campagna di comunicazione e informazione per contrastare il tabagismo, da condurre attraverso azioni di sensibilizzazione che potrebbero vedere impegnate le associazioni di volontariato.
Gian Carlo Muzzarelli: Discutiamone, ma poiché ogni misura deve essere applicata e controllata si tratta di capire qual è l’ordine delle priorità che vogliamo assegnare alla PM e alle guardie ecologiche. Di sicuro dobbiamo riprendere con determinazione il tema dell’educazione civica e del senso civico dei cittadini.
Cinzia Franchini: Sicuramente disponibili a processi educativi che disincentivino il fumo sempre comunque dovunque e chiunque. Il provvedimento proposto ci sembra condivisibile ma di difficile attuazione pratica, a esempio stabilire gli esatti “confini” fisici sul terreno di un parco non recintato come quello delle Rimembranze può essere complicato e inutile. Vediamo meglio, per ora, un processo informativo/educativo in loco sia con cartelli che con la diffusione di numerosi posacenere specifici in corrispondenza dei cestini rifiuti, panchine...


Redazione La Pressa
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