Il personale della biblioteca, diviso tra dipendenti comunali e lavoratori impiegati tramite appalto esterno per i servizi di reference, da mesi si muove come un fronte unico per difendere cinque precari in scadenza nelle prossime settimane. La mobilitazione è discreta, ma capillare, compatta e continuativa. Da settimana. Nel chiostro sventola da più di due mesi ormai la bandiera della Cisl Fp, con uno striscione che fa appello all'ascolto e all'intervento dell'assessore alla cultura del Comune di Modena Andrea Bortolamasi, mentre tra i libri circolano segnalibri che ricordano agli utenti che, insieme alla scadenza del prestito, sta per scadere anche il contratto di chi li ha aiutati a scegliere quei volumi. Un modo per rendere visibile ciò che normalmente resta dietro le quinte: il lavoro quotidiano di chi garantisce accoglienza, continuità e qualità in uno dei luoghi culturali simbolo della città.
La Cisl Fp ha annunciato nelle scose settimana l’invio di una diffida al Comune di Modena, chiedendo di rispettare quanto verbalizzato in Prefettura il 12 maggio: prorogare i contratti fino al 31 dicembre 2026. Secondo il sindacato, il recente rimescolamento delle scadenze ha prodotto due casi emblematici: una lavoratrice che avrebbe raggiunto i tre anni il 24 luglio si fermerà il 23; un’altra che sarebbe arrivata a meta il 20 dicembre vedrà il contratto terminare il 19.
La questione non è solo amministrativa. Il passaggio dal contratto Funzioni Locali a quello Federculture, previsto nell’appalto, comporterebbe una perdita economica stimata tra 1.800 e 2.100 euro lordi annui nei livelli più bassi, oltre a condizioni peggiorative su orario, progressioni e salario accessorio. Per il sindacato, il messaggio che arriva è “amarissimo”: invece di valorizzare chi ha lavorato per anni all’interno della Delfini, il Comune sembra spingere verso l’esternalizzazione del servizio. “Un servizio culturale pubblico non è un pacco da traslocare, e le competenze non sono materiale di consumo”, afferma la Cisl.
La città, intanto, si è fatta sentire. Sarebbero già oltre duemila le firme raccolte per chiedere che la gestione resti pubblica e che i lavoratori non vengano lasciati indietro.


