'È la stessa critica che da tempo arriva dalle organizzazioni sindacali delle Forze dell'Ordine: una normativa frammentata, cucita di volta in volta sull'onda dell'emergenza mediatica, che moltiplica reati e inasprisce pene senza però affrontare i problemi reali di chi lavora ogni giorno per la sicurezza dei cittadini. Non è con l'ennesimo decreto propagandistico che si risolvono la carenza di personale, l'organizzazione del lavoro sul territorio o gli strumenti di prevenzione: servirebbe una riforma pensata insieme a chi la sicurezza la vive ogni giorno sul campo, non calata dall'alto per occupare uno spazio sui giornali'.
'E poi c'è un dato che dovrebbe far riflettere il Governo stesso: se ogni pochi mesi serve un nuovo decreto sicurezza, vuol dire che quelli precedenti non hanno funzionato. Continuare a legiferare in emergenza non è un segno di forza, è l'ammissione implicita che le cose non vanno', sottolinea Caci.
'Aggiungere reati e inasprire le pene non è la strada corretta. L'esperienza di questi anni dimostra che l'inasprimento sanzionatorio, da solo, non riduce i fenomeni che dice di voler contrastare: sposta il problema sulle spalle di magistratura, carceri e Forze dell'Ordine, già sotto organico, senza incidere sulle cause. È un'illusione di sicurezza, comoda da annunciare in conferenza stampa, ma che non cambia la vita reale nei quartieri e nei territori. Come Partito Democratico continueremo a chiedere un cambio di metodo. Serve smettere di legiferare a colpi di decreto ogni volta che un fatto di cronaca occupa le prime pagine, e costruire invece una strategia di medio-lungo periodo che parta dai bisogni reali: più personale effettivo sul territorio, non solo sulla carta; percorsi di formazione continua per chi lavora in prima linea, anche su temi come la gestione dei conflitti e la prevenzione della violenza; investimenti stabili su prevenzione sociale, presidi educativi e servizi nei quartieri più fragili, dove il degrado si combatte creando opportunità e non solo con la repressione; risorse certe e pluriennali, non stanziamenti spot legati all'emergenza del momento.


