'La direzione del Pd aveva votato dei criteri per le candidature: forte radicamento nei territori, nessun paracadutato dal nazionale, no pluricandidature, merito - ricorda -. Questi criteri sono perfettamente applicabili alla mia persona, alla mia storia politica e al mio territorio, dopo 21 anni in consiglio comunale a Roma. Ebbene, questi quattro criteri sulla mia persona sono stati negati'.
'Mi è stato tolto il seggio di capolista al Senato nella lista proporzionale, non sono stata valorizzata per le mie competenze, essendo capo dipartimento diritti del Pd'. Cirinnà, con la voce rotta dalla commozione, prosegue nel suo sfogo: 'Il partito regionale del Lazio aveva votato una proposta: Astorre capolista nel proporzionale Lazio 2, Cirinnà capolista nel proporzionale Roma, Ciampino e Fiumicino. Questa proposta è stata portata al nazionale dal territorio, ed era valida fino a 48 ore fa. Poi al mio posto è stata preferita un’altra persona (Cecilia D’Elia, ndr)'.
È stato 'uno schiaffo candidarmi in un collegio difficile, senza paracadute e senza nemmeno dirmelo. Il collegio al Senato uninominale Roma 4 contiene dei territori per i quali io non sono adatta, forse anche per gli argomenti di cui mi occupo, che per qualcuno sono marginali, risibili, nonostante sia stato sventagliato che nel programma del Pd la priorità sono i diritti'.
Nonostante 'l’offesa', perché 'i collegi migliori di Roma centro sono stati dati a persone alleate che non sono del Pd', annuncia Cirinnà, 'ho deciso di non rifiutare la candidatura nella fossa dei leoni, un collegio difficile e perdente. In tanti mi hanno chiesto di ripensarci e allora combatterò questa battaglia come l’ultimo dei gladiatori. È l’unico modo per non sottrarmi alle responsabilità verso le persone'.



