È l’unica cosa che possiamo fare per non essere complici. Ce lo insegna la storia, ce lo dice chiaro e forte la nostra coscienza'. Così il gruppo R2020 fondato da Sara Cunial in un comunicato diffuso oggi.
'Mandela, Pertini, Martin Luther King… persino il nostro carissimo Presidente della Repubblica, in un discorso del 2018, parlando di Gandhi, ha sottolineato l’importanza della disobbedienza: “…il suo grande esempio ha ispirato cause di liberazione dell’umanità nel mondo intero, con la pratica della disobbedienza civile e della non violenza. Il suo messaggio di incredibile forza risuona ancora oggi nei movimenti che si battono per gli stessi ideali. Le sue parole conservano intatto il loro valore per tutti coloro che vogliono contribuire alla costruzione di una società pacifica e giusta”. Una società pacifica e giusta è una società in cui siano garantiti a tutti i diritti fondamentali dell’uomo, in cui ogni uomo sia uguale agli altri davanti alla legge e in cui ogni uomo possa vivere in libertà e con dignità - afferma il gruppo in una nota -. Oggi come allora c’è chi si batte per questo, prendendo posizioni scomode e spesso rischiose, per difendere ciò in cui crede. È una storia che si ripete, e proprio perché si ripete porta speranza e forza'.
'Dalla battaglia delle suffragette per il suffragio universale nel Regno Unito, del 1928, alla Marcia del Sale in India nel 1930. Dalla ribellione di Rosa Parks al boicottaggio del sistema dei trasporti di Montgomery, in Alabama. Dalle popolazioni indigene di Wave Hill in Australia, che dopo anni di lotta e occupazione si videro riconsegnata la propria terra e aprirono la strada alla legislatura per i diritti sul territorio, alla protesta omosessuale del 1966 a New York. Dall’occupazione della base militare americana di Marina-Culebra nel 1970 da parte dei portoricani, alle piattaforme costruite dagli ambientalisti sugli alberi delle foreste della Nuova Zelanda, per opporsi fisicamente alle motoseghe dell’industria del legname. Dalle manifestazioni di studenti, scienziati e musicisti per bloccare la costruzione di una miniera di fosforite a Virumaa, al rifiuto di scozzesi, inglesi e gallesi di pagare la poll tax al governo del Regno Unito tra il 1989 e il 1990.



