Nei giorni dello psicodramma Pd è interessante un confronto tra le parole di Gianni Cuperlo, l'uomo Pd che con dignità del tutto unica rinunciò alla candidatura paracadutata a Sassuolo, e Claudio De Vincenti, l'uomo Pd (ministro tra i più apprezzati del Governo Renzi e va detto per onestà) che quella candidatura l'ha accettata eccome e, da paracadutato (nel seggio apparentemente blindato del vice-Renzi Matteo Richetti ), ha perso miseramente finendo addirittura terzo dietro a Benedetta Fiorini di Forza Italia e Michele Dell'Orco del M5S.
Fuori entrambi. Fuori sia Cuperlo che De Vincenti. Fuori l'idealista e fuori il paracadutato. Fuori. Ma con stile diverso.
'Abbiamo subito una sconfitta pesante e la reazione non può che misurarsi con questa realtà. Chiedo la convocazione immediata della Direzione Nazionale per valutare collegialmente quanto è accaduto. Renzi ha annunciato l'intenzione di dimettersi, ma solo a conclusione del percorso di insediamento del Parlamento e della formazione del nuovo governo. Non è così che si fa - afferma Cuperlo -. Di fronte alla bocciatura di una stagione e di una classe dirigente pensare che la risalita passi da un congelamento della situazione attuale fino a nuove primarie più che una linea politica sembra una coazione a ripetere, nel segno dell'errare. Bisogna cambiare molto, non solo un segretario. Bisogna ricostruire una sinistra radicata nel paese. Facciamolo prima che sia tardi'.
'Sapevamo che sarebbe stata difficile. Oggi sappiamo quanto. Non ce l'abbiamo fatta, non ce l'ho fatta. E sono profondamente addolorato: perché siete l'espressione migliore del Pd, perché non vi siete turbati neanche un po' per il 'paracadutato' De Vincenti, perché mi avete fatto sentire subito uno di voi, mi avete affiancato nel migliore dei modi, con grande generosità - scrive invece De Vincenti -. In tutta coscienza, non abbiamo nulla da rimproverarci nella gestione della campagna elettorale. Sono convinto che non avremmo potuto fare nulla di più e nulla di meglio. Ero e resto convinto che abbiamo fatto una bella campagna elettorale. Credo invece che abbiamo molto da rimproverarci come Partito, come leadership del Partito. La sconfitta è di portata tale che non potrà essere minimizzata: andrà fatta una discussione vera, profonda, e poi andranno prese le decisioni conseguenti. Se infatti dopo quanto abbiamo fatto in questi anni per ridare un futuro al nostro Paese - e i risultati io li rivendico senza esitazioni - gli elettori ci puniscono in questo modo, è evidente che è mancata una sintonia con le persone in carne e ossa, con i loro problemi, le loro inquietudini.


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