Sono scuse formali agli elettori quelle che arrivano dal responsabile della comunicazione della rinata Democrazia Cristiana Emilia Romgna, Pietro De Montis che afferma: 'Avete mai sentito un politico chiedere scusa? Personalmente, nonostante alla politica abbia dedicato tanta parte del mio interesse – pur senza incarichi attivi, almeno sino ad ora – non mi è mai capitato. Eppure, domandare perdono avrebbe tutte le carte in regola per diventare di moda, quasi come fare un “selfie” o postare un “tweet”. Seguendo l’esempio degli ultimi tre Pontefici, che non hanno mancato – per diversi motivi e stili personali – al dovere dell’umiltà, purtroppo al momento ancora solitari, chi di noi potrebbe alzare la mano e sentirsi pienamente libero dal rimorso di non averlo fatto al momento giusto? Lasciando che la risposta arrivi, possibilmente con sincerità, dal cuore e non secondo calcoli di opportunità, occorre ribadire quanto necessario sia – al giorno d’oggi – riscoprire le scuse anche in politica, soprattutto se ad esservi impegnati sono i Cattolici. Se davvero la forza delle idee si misura con una testimonianza chiara e limpidamente offerta, la ragion d’essere di un partito Cattolico – nel terzo millennio – è essenzialmente la scoperta delle identità perdute, anche grazie alla capacità di domandare perdono.
Agli elettori traditi, a quanti hanno sofferto per le incapacità, le malefatte o le piccole esperienze di nessun conto unicamente asservite al particolare e non al bene comune. A tutti, giungano le scuse sincere da parte nostra, che di quei limiti non possediamo alcuna colpa – per semplici ragioni anagrafiche e personali - ma che pesano tutt’ora sulle nostre spalle come macigni. Potrete certamente accusarci di avere calcolato questo nostro intervento, ma non potrete mai leggere davvero cosa ci abbia spinto davvero a questa necessità. Quand’anche fosse servito a distinguerci, confidiamo nel bene, dalla comune offerta politica che attualmente uniforma tutti al peggio - compresi gli “immacolati” rottamatori, i sempiterni “unti dal signore” o gli allegri giullari da palcoscenico, che arringano masse di infelici concittadini uscendo da ville faraoniche o da auto di lusso – avremmo unicamente assolto ad uno dei nostri doveri. Non avremmo null’altro a pretendere, da voi, che una ritrovata fiducia, nella speranza di avervi reso - almeno in parte – un servizio di verità al quale chi ci ha preceduto purtroppo ha ritenuto non fosse il caso di abituarvi.


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