Chissà se il giornalista referente di Al Jazeera, Wael Al-Dahdouh, per il quale il sindaco Mezzetti propose sul palco del DIG il conferimento della cittadinanza onoraria di Modena, e che poi i modenesi hanno rivisto solo in manifestazioni Pro-Pal e a scuola a dare lezione a fianco di un indagato per finanziamento ad Hamas, sarà ancora tra gli ospiti top della manifestazione?
Domande ancora senza risposta visto che il programma del DIG Festival 2026 'Bella Ciao', non è ancora apparso sul sito ufficiale della manifestazione e, in attesa della conferenza stampa, nemmeno, a grandi linee (come spesso succede nel caso di atti di sovvenzioni pubbliche), in allegato alla determina con cui il Comune formalizza lo stanziamento da 100.000 euro, (a fronte di un costo dell'edizione 2026 dichiarato dall'associazione di 220.000 euro), il patrocino e la concessione gratuita di spazi comunali incluso il Complesso San Paolo, dove il Comune ha già concesso da anni alla stessa associazione anche una sede.
Di questi 100.000 euro, 60 saranno anticipati subito, in virtù di una relazione triennale presentata dall'associazione nel luglio scorso, ma solo richiamata e non resa nota negli atti, sul resoconto delle attività passate (sulle quali chiedemmo conto agli organizzatori nella conferenza stampa di presentazione dell'edizione dello scorso anno), e indirizzo per le edizioni successive, a partire da quella 2026. Un documento in cui l'associazione confermerebbe a suo dire il costante radicamento dell'iniziativa nel contesto cittadino e regionale confermato, sempre a detta dell'associazione, da un aumento delle presenze agli eventi. Per il Comune elementi convincenti, da condividere e sufficienti per firmare una convenzione triennale con l'associazione per questa e altre due edizioni future, l'ok al maxi impegno da 100.000 euro e all'anticipo del 60% dello stesso (lo scorso anno era il 50), per coprire le spese di progettazione, viaggi, accoglienza e per 'attivare' la presenza di professionisti stranieri.
E in un contesto territoriale in cui proprio nei giorni scorsi l'associazione stampa Modena e il sindacato dei giornalisti hanno nuovamente protestato pubblicamente contro le limitazioni del diritto di cronaca, il proclama dell'associazione a sostegno della scelta del Bella Ciao parla non di diritto di cronaca ma di 'diritto di critica, quale sintomo delle epoche autoritarie'. Un diritto che - scrivono gli organizzatori - 'si esprime torcendo la libertà di parola sino a renderla fragile, obbediente, collusa. La democrazia muore insieme al dissenso: non sopravvive alla sua soppressione. È per questo che abbiamo voluto chiamare l’edizione di DIG 2026 'Bella Ciao'. Un Bella Ciao che negli ultimi anni, proprio perché mutuato e fatto proprio dalla propaganda politica e di parte ma soprattutto da una narrazione esclusiva, è diventato via via sempre più divisivo. Un approccio che però sembra invece piacere e avere convinto ancora di più l'amministrazione al punto da confermare il finanziamento mai così alto dello scorso anno ma di anticipare anche il 60% a coperture delle spese per ospiti e per la realizzazione di programma che ancora non è pubblico ma che, appunto, ha convinto il Comune a tutto tondo. A partire da quel Bella Ciao, il nostro è un canto partigiano, è una chiamata alla resistenza'. In nome del giornalismo investigativo.
Gi.Ga.
Nella foto, da sinistra, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e il cofondatore e direttore di DIG, Alberto Nerazzini, durante la conferenza stampa di presentazione dell'edizione 2025 e, a destra, l'immagine della locandina dell'edizione 2026 di Dig con il Claim 'Bella Ciao'


