Per il premier, reduce dal colloquio telefonico con il presidente russo Putin, 'la disponibilità di Zelensky è sempre stata totale ad arrivare alla pace, il problema è trovare le condizioni perché anche la Russia vuole la pace. Finora i fatti dicono che non c’è stato questo desiderio: finora è stata solo la difesa dell’Ucraina che ha rallentato l’invasione e che forse oggi porta a un processo di pace'.
Il presidente del Consiglio, che ha incassato la fiducia del Senato sul dl Ucraina, torna anche sulle polemiche per l’aumento delle spese militari e chiarisce che 'sul Def non è previsto che ci sia alcuna indicazione sulle spese militari'.
'Io sono molto soddisfatto che si sia arrivati a questo accordo sulle spese militari - puntualizza il premier a proposito delle tensioni interne alla maggioranza -. Noi ci siamo visti con il presidente Conte che chiedeva un allungamento al 2030 dell’impegno con la Nato, io ho detto ‘si fa quel che ha proposto e deciso il ministro Guerini’, che ha indicato il 2028. Poi è uscito un comunicato in cui si dice che quella era proprio la richiesta di coloro che volevano ridurre le spese militari, quindi non c’è disaccordo. L’impegno dell’Italia per arrivare al 2% di spese militari – ricorda Draghi – è stato preso con la Nato nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi, dal 2018 al 2021 gli investimenti per le spese nel bilancio della difesa sono aumentate tra il 17 e il 26%. L’impegno dell’Italia è confermare quel che è stato fatto precedentemente, confermare i nostri impegni con la Nato'.
Per il premier il vincolo del 2% di spese militari al 2024 è stato preso 'come indicazione, non come obiettivo perché molti governi europei lo hanno disatteso. Anche la Germania è intorno all’1,6%, l’Italia è all’1,4% e la Spagna è sotto l’Italia.



