Per la maggioranza Lega e Fratelli d'Italia il percorso di Mirandola all'interno dell'Unione non è più virtuoso. Mirandola per il centro destra da anni cede e spende più di quanto riceve, sia in termini di risorse finanziarie che umane, con la cessione di dirigenti e personale.
Per l'opposizione di PD, Più Mirandola e Movimento 5 stelle, si tratta di una scelta dannosa ed ideologica. Pur condividendo l'obiettivo di migliorare l'Unione che nel processo di conferimento dei servizi da parte dei comuni presenta, dopo 17 anni dalla sua nascita, tanti margini di crescita, l'opposizione ha ribadito quanto l'Unione rappresenti un valore importante, una esperienza da proseguire.
A nulla sono valsi gli inviti a rivedere la scelta, arrivati anche nelle ultime due sedute del consiglio comunale, propedeutiche al voto finale di oggi. Il dato è tratto. La maggioranza, pur risicata (fondamentale il voto del consigliere di Fratelli d'Italia Marian Lugli in assenza giustificata del Consigliere Doroty Borellini), ha deciso. Mirandola è fuori dall'Unione. Ora ci saranno sei mesi, fino al 31 dicembre per potere definire, anche con l'ausilio di un super-esperto, le modalità e concrete e tecniche dell'uscita. Per l'internalizzazione di tutti i servizi e del personale che Mirandola aveva condiviso nell'Unione.
Aperta la possibilità di proporre un referendum abrogativo rispetto all'uscita, strumento che potrebbe costituire un cavallo di battaglia politico da parte dell'opposizione che, maggioranza in molti altri comuni dell'Unione, ha già promesso di non fare sconti all'amministrazione mirandolese.


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