“Gaza è un cimitero a cielo aperto”, ha dichiarato con fermezza, sottolineando come la popolazione sia intrappolata: non può uscire, non può ricevere aiuti, non ha dove ripararsi dai bombardamenti. “Mai, negli ultimi ottant’anni, avevamo assistito a una simile concentrazione di crimini”, ha affermato, tracciando un parallelo con le guerre mondiali.
Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo si è dotato di strumenti giuridici per prevenire atrocità simili: le Convenzioni di Ginevra, la Convenzione per la prevenzione del genocidio, la protezione internazionale dei civili in guerra. Ma oggi, tutto questo è stato svuotato di significato, tutto questo sembra non contare nulla'.
Boldrini parla di un sistema internazionale ormai paralizzato, dove le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza non riescono più a intervenire. Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e la politica aggressiva di Benjamin Netanyahu rappresenterebbero, a suo dire, un’involuzione verso “la legge della giungla”, in cui il potere militare prevale sulle regole e sul diritto.
Boldrini ha poi condannato duramente la strategia israeliana nei confronti della popolazione civile. Ha descritto come senza precedenti i bombardamenti sulle abitazioni, sugli ospedali, sulle scuole e sulle ambulanze. Ha ricordato che sono stati uccisi quasi 300 giornalisti e 480 operatori umanitari, cifre mai registrate nemmeno sommando tutte le guerre successive al 1945. Ha evidenziato come Israele abbia vietato l’ingresso alla stampa internazionale e come il blocco degli aiuti umanitari abbia provocato una carestia dichiarata ufficialmente dalle Nazioni Unite. 'Non una carestia per cause naturali ma una carestia voluta e provocata da decisioni politiche. A Gaza non c’è siccità. A Gaza c’è la volontà criminale di sterminare un popolo”.
Boldrini ha attaccato l’inerzia delle istituzioni europee e del governo italiano, che ha definito “complice”. Ha denunciato l’alleanza politica tra Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu, definendola “scellerata” e capace di trascinare l’Italia verso la vergogna. Ha poi rilanciato il sostegno alla Freedom Flotilla, la missione navale che cerca di rompere l’assedio portando aiuti umanitari via mare a Gaza. Ha espresso orgoglio per il sostegno del Partito Democratico e ha citato due parlamentari che prenderanno parte all’iniziativa: Arturo Scotto, deputato, e Annalisa Corrado, europarlamentare.
L'ex presidente della Camera ha poi fatto riferimento alla sua recente esperienza alla frontiera egiziana, a Rafah, insieme ad altri colleghi e alla Carovana Umanitaria, un’iniziativa che unisce associazioni e politica. Dopo aver attraversato il Canale di Suez e il deserto del Sinai, sono arrivati fino al confine con Gaza. Ma l’accesso è stato loro negato. “Netanyahu non vuole testimoni”, ha spiegato. Ha accusato il governo israeliano di avere smantellato UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, accusando i suoi funzionari di essere terroristi. “Per Israele, chiunque aiuti i palestinesi è un terrorista”, ha detto, denunciando anche l’intenzione di Israele di fermare la Freedom Flotilla in acque internazionali, un atto che ha definito illegale. “È Israele a commettere un reato”, ha scandito, “non chi porta aiuti umanitari”.
L’intervento si è concluso con un accorato appello alla mobilitazione della società civile.
Infine, ha denunciato il rischio di un mondo alla deriva. “Il diritto internazionale giace sotto le macerie di Gaza. Non possiamo accettare un mondo dove chi ha l’arma nucleare fa ciò che vuole. Questo mondo è destinato ad autodistruggersi se non ci ribelliamo ora”, ha detto. Ha invitato i presenti a coinvolgere figli e nipoti, a far sentire la voce dell’indignazione e a non restare in silenzio. “Chi tace è complice. Se restiamo fermi, prenderemo la direzione sbagliata. Facciamo tutto il possibile”.
Gi.Ga.



