Cosa resta dunque? La follia di un dittatore, sotto il vestito di un presidente democraticamente eletto, che vede nemici ovunque, incute terrore anche ai suoi più stretti collaboratori ed elimina fisicamente gli avversari. La difesa delle repubbliche del DonBass, che hanno segnato l’ingresso dell’Armata Rossa in Ucraina, sono dunque la scusante per riannettere un territorio che apparteneva all’Unione Sovietica e ricostruire quella che anche la Chiesa Ortodossa definisce la “Santa Madre Russia”, e cioè l’unione tra Bielorussia, Russia e Ucraina, appunto. Nel disegno, che grazie ad una comunicazione capillare sovrappone la figura di Putin a quella di Hitler, s’inserisce anche l’aspetto mistico, la difesa della tradizione cristiana e la profezia di San Lorenzo di Chernigov, qui raccontata in un articolo precedente.
Ma Putin, considerato fino a qualche settimana fa un leader politico deciso ma equilibrato, che con astuzia e capacità aveva riportato la Russia ad essere protagonista sulla scena mondiale, dopo il rischio default sotto Eltsin, è davvero questo megalomane e pazzo sanguinario? Il nuovo zar, convinto di potersi muovere con spavalderia e crudeltà, calpestando un popolo e il diritto internazionale? Probabilmente. Ma un’altra verità può esistere: quella di chi, per ragioni prettamente economiche e di mantenimento della posizione di prima superpotenza, ha sfruttato proprio il suo narcisismo, la folle convinzione d’essere il più astuto e determinato, il più virile tra politici di nessuna sostanza, che non avrebbero osato fermarlo. Se questa fosse la verità vera, per le macerie, l’emigrazione forzata e i cadaveri in Ucraina dovrebbe essere indicato anche un altro colpevole.
Nel maggio del 2019 sono state pubblicate le conclusioni dell’ultimo rapporto confidenziale della Rand Corporation nelle quali è indicato come ridimensionare l’influenza della Russia in Europa e nel mondo.
In estrema sintesi, i diversi suggerimenti hanno l’obiettivo di costringere l’avversario a estendersi, per poi sbilanciarlo e abbatterlo.
Prima di tutto cos’è la Rand Corporation? È il più influente think tank Usa che, con uno staff di migliaia di esperti, si presenta quale affidabile fonte mondiale di intelligence e analisi politica per i Presidenti degli Stati uniti e i loro alleati. La Rand Corporation si vanta d’aver contribuito a elaborare la strategia a lungo termine che permise all’America d’uscire vincitrice dalla guerra fredda, costringendo l’Unione Sovietica a consumare le proprie risorse economiche nel confronto strategico. A questo modello si ispira il nuovo piano Overextending and Unbalancing Russia, pubblicato dalla Rand.
Secondo i suoi analisti, le riforme messe in campo da Vladimir Putin hanno collocato nuovamente la Russia tra i competitor degli Stati Uniti e la sua influenza s’allunga sull’Europa. Per questa ragione, gli Usa devono impegnarsi, con la collaborazione degli alleati, in una strategia complessiva a lungo termine che sfrutti le sue vulnerabilità per ridimensionarla.
Nel documento sono quindi analizzati vari modi per costringere la Russia a sbilanciarsi, indicando per ciascuno le probabilità di successo, i benefici, i costi e rischi per gli Usa e il nodo mai risolto dell’Ucraina appare come quello più conveniente.
L’obiettivo proposto è quello d’escogitare un piano che costringa l’Europa a diminuire l’importazione di gas naturale russo, sostituendolo con gas naturale liquefatto trasportato via mare da altri Paesi tra i quali l’America stessa, che ne trarrebbe un ingente guadagno.
Un altro modo per danneggiare nel tempo l’economia della Russia è quello di incoraggiare l’emigrazione di personale qualificato, in particolare di giovani russi con un alto grado di istruzione. Sul terreno ideologico e informativo, la società d’intelligence suggerisce d’incoraggiare le proteste interne e allo stesso tempo minare l’immagine della Russia all’esterno, espellendola da forum internazionali e boicottando gli eventi sportivi internazionali che essa organizza.
Sul terreno geopolitico, invece, armare l’Ucraina permetterà agli Usa di sfruttare il punto di maggiore vulnerabilità esterna della Russia, ma ciò dovrà essere calibrato per minare l’immagine internazionale di Putin, per presentarlo quale possibile pericolo per l’Europa, per tenere la Russia sotto pressione, farla sentire in pericolo, ma senza arrivare ad un vero e proprio conflitto.
Questa tensione creata sul quadrante orientale, arrecherà alti benefici economici agli USA, specialmente all’industria bellica con l’accrescimento delle forze terrestri dei Paesi europei della Nato in funzione anti-Russia e, naturalmente, implementando l’esercito dell’Ucraina. Sempre secondo la Rand Corporation, l’America può avere in questo modo alte probabilità di successo e alti benefici, con rischi moderati, soprattutto investendo maggiormente in bombardieri strategici e missili da attacco a lungo raggio diretti contro la Russia. L’alternativa sarebbe uscire dal Trattato Inf e schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio e puntati sulla Russia, che assicurerebbe loro notevoli probabilità di successo, ma con alti rischi.
Ora, non è certo il giornalismo investigativo che può offrire certezze su argomenti che appartengono alle strategie delle superpotenze mondiali, ma un fatto è sicuro: in quello che appare come un war game sfuggito di mano, insistere sulla possibilità che la Russia voglia aggredire anche altri Stati appartenenti all’Alleanza Atlantica, come ripetutamente dichiara il Presidente ucraino, e sia quindi necessario fermare l’Hitler del XXI secolo con un intervento armato della NATO e duelli aerei sopra Kiev, conduce il mondo ad un inesorabile destino: la guerra nucleare.
Massimo Carpegna



