A distanza di oltre due mesi dalla denuncia e dagli impegni assunti dal Ministro della Giustizia, nessuna ricostruzione ufficiale dei fatti è stata resa pubblica, mentre il Procuratore generale di Perugia ha opposto un rifiuto di trasparenza. A ciò si aggiungono l'arresto delle riforme di garanzia in materia di sequestro dei dispositivi digitali, i tentativi di ampliare ulteriormente l'utilizzo delle intercettazioni anche per fatti estranei al procedimento originario, l'estensione del fermo preventivo di polizia — già di dubbia compatibilità con l'art. 13 della Costituzione — e la proposta di inversione della presunzione di imputabilità dei minori. Su tutto questo pesa la drammatica condizione delle carceri italiane, con un tasso di sovraffollamento reale del 139,5% e trentatré suicidi già registrati nel 2026.
La Camera Penale di Modena 'Carl'Alberto Perroux' aderisce convintamente all'astensione proclamata dall'Unione, condividendone pienamente le ragioni: quando le garanzie difensive vengono percepite come un ostacolo all'azione repressiva anziché come presidio costituzionale di ogni cittadino, l'intero sistema della giustizia penale ne risulta snaturato. È in questo quadro che si inserisce anche una riflessione sull'iniziativa recentemente annunciata dalla Procura della Repubblica di Modena, il progetto 'Semi di Giustizia', che vedrà dodici giovani volontari del Servizio Civile affiancare l'Ufficio nella gestione dei fascicoli relativi ai reati di 'Codice Rosso'.
Pur non mettendo in discussione la legittimità dell'obiettivo (l'ascolto e la tutela di chi si dichiara vittima di reato) questo Consiglio Direttivo non può non rilevare come, ancora una volta, il rafforzamento organizzativo riguardi il solo versante dell'accusa e dell'assistenza alla persona offesa, in procedimenti già caratterizzati da tempi compressi e da misure cautelari che intervengono spesso sulla sola base della denuncia. Nessun analogo investimento è previsto per garantire, con la medesima tempestività, l'informazione sui diritti della persona indagata, presunta innocente fino a sentenza definitiva. La tutela delle vittime di violenza è un dovere che nessuno mette in discussione.
Ma la stessa vicenda di Perugia dimostra quanto sia pericoloso, per la tenuta dello Stato di diritto, ogni squilibrio tra le parti del processo:


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