In due righe le parole dell'assessore all'urbanistica del Comune di Modena, nonché architetto di lunga esperienza, Carla Ferrari, da noi interpellata per conoscere l'esistenza o meno di un progetto di riqualificazione del comparto Direzionale Manfredini (più conosciuto come Alcatraz), mostrano quanto c'è, o meglio non c'è, di concreto, dietro l'annuncio di un progetto che pareva già definito, di riqualificazione del complesso direzionale. Progetto da mesi al centro di servizi e approfondimenti, in particolare modo su un quotidiano locale, scelto per promuovere, con tanto di speciale distribuito gratuitamente all'evento in accademia militare, sia il progetto sia l'azione finanziaria che dovrebbe sostenerlo attraverso Modena Life, fondo immobiliare chiuso e riservato gestito da Namira SGR.
Il dubbio da noi sollevato e fondato dalla mancanza di informazioni, di atti e di fatti che definissero la concretezza di un progetto di punta di Modena Life, che andasse al di la dei ripetuti e ripetitivi rendering, e fondassero anche le dichiarazioni dell'ex sindaco Muzzarelli che a novembre scorso dai social annunciava per gennaio l'avvio dei lavori di riqualificazione, ha avuto ulteriore conferma dalle parole chiare dell'assessore Ferrari. Gli interventi edilizi presentati su procura dell’attuale proprietà dello stabile Namira Sgr Pa - afferma - 'sono riconducibili a manutenzione dello stato di fatto con eliminazione di manufatti di natura accessoria e non si configurano quindi come progetto di riqualificazione del complesso immobiliare'.
Più chiaro di così. Non ci vuole altro per spazzare via mesi di annunci, presentazioni e rendering. O almeno dimostrare che dietro c'è il vuoto, quanto meno progettuale. 'Ad oggi nessun progetto di riqualificazione è stato depositato' - afferma l'assessore. Altro che lavori con avvio a gennaio. Di riqualificazione non solo non ci sono i lavori annunciati dell'ex sindaco Muzzarelli, comunque seduto nelle prime file dell'evento in Accademia, ma non c'è traccia nemmeno del progetto.
Quel poco di documentazione che c'è è, appunto, limitato ad una Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata, ovvero una pratica edilizia che consente di effettuare determinati lavori su un immobile, senza modificarne la struttura, senza la necessità di richiedere un permesso di costruire o Scia).
E se nemmeno in Accademia, dove ci eravamo recati spinti del desiderio di conoscere qualcosa di più sul tanto promosso e innovativo progetto portato avanti dall'imprenditore Michelangelo Marinelli non era emerso nulla (nemmeno dallo stesso Marinelli che a domanda ha risposto che i tempi potevano portarci a giugno, giusto il tempo per valutare la risposta alla proposta lanciata), il perché c'era: il progetto non c'è.
Ciò che invece c'è, anche in Comune, e non poteva certo emergere nel prestigioso e patinato evento in accademia, è un debito, confermato e specificato dal Comune, che pesa tutt'oggi 'sulla proprietà (prima Numeria Sgr spa e da dicembre Namira Sgr Pa), quale soggetto passivo d’imposta del fabbricato.
Ciò significa che se non risulteranno pagamenti di imposta successivi alle annualità contestate ci si dovrà aspettare altri accertamenti relativi agli anni di imposta successivi fino al 2020 che potranno essere contestati ed accertati fino a fine 2025 e per gli anni a venire.
In sostanza fino ad ora un progetto di riqualificazione ufficiale e concreto dietro alla miriade di rendering e di promozioni stampa e alle parole dell'ex sindaco Muzzarelli, non c'è, e per gli investitori, adesso, di ufficiale, messo nero su bianco, c'è un debito accertato e residuo per imposte non pagate, di 1,7 milioni di euro. Che pesano anche sul bilancio comunale e quindi delle tasche di tutti i cittadini. Quantomeno l'effetto sociale e pubblico del progetto, qui, c'è stato. E non è certo quello a dimensione etica sottolineato anche dal vescovo e promosso in pompa magna alcuni giorni fa.
Gianni Galeotti



