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'Mirandola fuori da Ucman? Scelta Lega ideologica e pregiudiziale'

'Mirandola fuori da Ucman? Scelta Lega ideologica e pregiudiziale'

Paolo Negro: 'Per Mirandola sarebbe un costoso salto nel vuoto: non c'è un vero studio costi e benefici che infatti dichiarano di volere fare dopo'


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L'intervista a La Pressa del deputato Lega Guglielmo Golinelli sulla ipotesi di uscita di Mirandola dall'Unione Comuni Area Nord ha sollevato l'immediata reazione del Pd della Bassa che per bocca del capogruppo Paolo Negro alle argomentazione del parlamentare del Carroccio.

Golinelli dichiara di voler portare Mirandola fuori dall’Unione perché c’è sproporzione fra quanto Mirandola pesa in termini di abitanti, il 28 %, e quanto contribuisce all’Unione: il 36%. 
'Fatemi dire per per prima cosa che oggi dovremmo occuparci d’altro, dalla crisi sociale post Coronavirus. Detto questo, Golinelli non cerchi scuse basate su fantasie. La scelta sua e della Lega di Mirandola è ideologica e pregiudiziale, prescinde quindi dai numeri che sono infatti richiamati a sproposito: Mirandola concorre per il 36% alle spese dell’Unione a fronte dei servizi che Mirandola riceve e ne riceve più degli altri. Il costi sono ripartiti sulla base della quantità di servizi conferiti e dei cittadini serviti'. 
Golinelli sottolinea come l’Unione sia lenta nel reagire alla crisi, perché bisogna mettere d’accordo tante teste. 
'C’è, sì, la fatica del confronto, della democrazia, ma questo è anche un fattore di forza: decidere insieme ed organizzare insieme le risposte rende più forti.
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Quanto all’adeguatezza nell’affrontare le crisi, l’Unione ha attraversato una catastrofe immane come il terremoto, ci ha tenuto uniti nel prendere insieme tutte le decisioni fondamentali, verso la Regione e verso il Governo. Non è poco, non si può mettere la storia tra parentesi, anche se la Lega non c’era a ricostruire'.  
Il deputato Lega sostiene anche che l’Unione da cui ora Mirandola sceglie di uscire è un’incompiuta.
'Incompiuta rispetto a che cosa ? Ma ci rendiamo conto del cammino impressionante che è stato fatto dal 2004 partendo da nove municipi che gestivano tutto da soli? In questo momento, l’Unione e le realtà nate dell’Unione conta ben 700 dipendenti e  tantissimi servizi fondamentali assicurati ai cittadini, per quasi 50 milioni di euro: infinitamente di più dei singoli comuni, anche dello stesso comune di Mirandola. L’Unione, di legislatura in legislatura, è sempre cresciuta. Il sindaco di Mirandola Greco è stato eletto presidente dell’Unione pochi mesi fa su un programma condiviso all’unanimità da tutto il Consiglio e mai Greco e Golinelli hanno posto nel confronto politico questo tema di un'Unione incompiuta. Mai. Poi, all’improvviso, questa loro scelta di rottura, ideologica ed unilaterale'.
Ma uscire dall’Unione conviene a Mirandola?
'Per Mirandola sarebbe un costoso salto nel vuoto: non c’è un vero studio costi e benefici che infatti dichiarano di volere fare dopo, con quale ratio non si sa.
Questo vuoto è la ragione del pesante parere contrario sul piano della regolarità contabile e dei revisori dei conti. Quel che è certo invece è che Mirandola perderebbe almeno centomila euro di trasferimenti regionali e, lo dichiarano loro stessi, dovranno pagare un super manager, assumere nuovo personale e pagare interamente i dirigenti il cui costo ora è condiviso con tutti i comuni. Non ci sono poi solo i maggiori costi: Mirandola, uscendo, si precluderebbe l’acceso anche a non poche opportunità di finanziamento regionale che fanno perno sulle Unioni'.  
La Lega immagina di gestire i servizi mediante convenzioni con gli altri Comuni. 
'Sconcertante. L’Unione andrebbe avanti a otto comuni e dovrà riorganizzarsi per dare i servizi ai cittadini degli 8 comuni aderenti. Sarebbe con l'Unione che il comune di Mirandola dovrà chiedere di comprare i servizi e fare convenzioni. E l’Unione giocoforza le potrà fare se, e solo se, le converrà. Montare, smontare e rimontare a piacimento l’organizzazione dei servizi,  questo sì è diseconomico.  A Golinelli e Greco dico 'fermatevi, finché siete in tempo'.
Stiamo entrando in una fase straordinaria e decisiva per la storia della Bassa Modenese, a cavallo fra il completamento della ricostruzione post terremoto e le pesantissime conseguenze sociali della pandemia da Coronavirus, senza precedenti dal dopoguerra. Fermatevi, ritorniamo al quel programma di sviluppo che abbiamo scritto insieme pochi mesi fa, riformiamo insieme l’Unione per farla cresce ancora: sul tavolo c'è già una proposta di riorganizzazione avanzata dai sindaci del centrosinistra, apertissima al confronto. Riapriamo la discussione, ma per costruire, non per distruggere'.
Se così non fosse? 
'L'Unione andrebbe avanti a otto comuni, con i suoi 65 mila abitanti, tre volte Mirandola e diventerà giocoforza il punto di riferimento a tutti i livelli per la rappresentanza degli interessi generali della Bassa Modenese. Mirandola, con i suoi 23mila abitanti, al penultimo posto fra i comuni capo distretto della nostra provincia,  si metterebbe nell’angolo e condannerebbe all’irrilevanza da sola'.

Leo 
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