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'Mirandola fuori dall'Unione, nessun salto nel buio, guardiamo al futuro'

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Il Deputato e capogruppo Lega Golinelli spiega le ragioni dell'uscita: 'L'Unione ha fallito il suo obiettivo, non ci rappresenta più, ed è un peso per Mirandola'


'Mirandola fuori dall'Unione, nessun salto nel buio, guardiamo al futuro'
L'uscita del Comune di Mirandola dall'Unione dei Comuni modenesi dell'area nord, è decisa, almeno sul piano politico. Affinché avvenga anche sul piano formale e per renderla operativa, è necessario il passaggio in Consiglio Comunale, entro il 30 giugno. Qui, dal prossimo lunedì 15 giugno, verrà discussa la delibera proposta della giunta che sancisce l'uscita. Un percorso a tappe forzate. Perché un atto di tale portata necessità dell'approvazione, in prima seduta, della maggioranza qualificata dei due terzi del Consiglio. Poi della maggioranza semplice. Per questo, dopo la seduta del 15, si andrà presumibilmente avanti a tappe forzate con altre sedute di consiglio, per arrivare all'approvazione con la maggioranza che oggi il centro-destra è in grado oggi di garantire. 

Ed è così che dopo 17 anni dalla creazione dell'UCMAN la stessa potrebbe perdere il comune capofila, Mirandola, che nel giugno di un anno fa, dopo 74 anni di governo delle sinistre, è stato vinto da Alberto Greco, sindaco sostenuto dalla Lega e dal centro destra. Il parlamentare leghista e mirandolese Guglielmo Golinelli, è Capogruppo della Lega in Consiglio Comunale. In una intervista video a La Pressa, spiega le ragioni di una scelta che, dal primo luglio, potrebbe portare Mirandola a recuperare - dice - quei margini di autonomia operativa e gestionale che negli anni sono stati ceduti all'Unione. Una Unione che doveva tendere (e fare tendere) i singoli comuni ad una prospettiva di fusione che non è mai avvenuta e che, anzi, stando oggi alla graduatoria regionale sulla qualità delle Unioni rispetto al raggiungimento dei propri obiettivi, è ancora ferma alla fase di avviamento.



Insomma, lontanissimo dall'obiettivo. A questo va aggiunta la riflessione legata al cambiamento degli assetti e degli equilibri politici all'interno dell'Unione, dove la giunta è costituita da sindaci che soprattutto a seguito delle elezioni amministrative del 2019 non sono più tutti, come lo erano anni fa, di centro sinistra. Anzi, oltre a Mirandola, era già passato sotto il governo di una giunta di centro destra Finale Emilia (comune superiore ai 15.000 abitanti) e, dallo scorso anno, San Felice sul Panaro, che ha scelto un sindaco sostenuto da liste civiche alternative al centro sinistra. Insieme, questi tre comuni, costituirebbero, per dimensione e popolazione, la maggioranza nell'Unione.

Una maggioranza reale ed un peso specifico politico e amministrativo, quello di Mirandola, che per Golinelli non sarebbe rappresentato all'interno dell'Unione. Anzi, Mirandola, pagherebbe, stando alle ragioni espresse dallo stesso Golinelli, un prezzo pesantissimo, sia sul fronte finanziario sia su quello della operatività e dell'efficenza. Un gap che andrebbe recuperato solo con l'uscita del Comune dall'Unione e con il recupero di una autonomia amministrativa, gestionale e finanziaria e di servizio, ceduta via via negli anni all'Unione, senza avere un adeguato ritorno vantaggi. Anzi, creando una situazione inacettabile sul piano politico dove sindaci di comuni più piccoli hanno il controllo sull'attività finanziaria del comune di Mirandola.

Il testo dell'intervista

Onorevole Golinelli, perché avete scelto di uscire dall’Unione?

Il Comune di Mirandola ha deciso di uscire dall'Unione dei Comuni  Modenesi Area Nord per diversi motivi: così come è l’Unione è un ente ferraginoso e burocratico. Il Comune di Mirandola pesa, all'interno della giunta, non come dovrebbe pesare come comune principale da 24.000 abitanti ma come il più piccolo, al pari di San Possidonio.  Poi c’è una sproporzione enorme tra la rappresentanza che ha e a quanto paga rispetto a quanto riceve. Mirandola rappresenta il 28% dei servizi dell'Unione e paga una somma equivalente al 36%. A questo vanno aggiunti altri squilibri. Non ultimo quello di avere nove teste a decidere. L’alto livello di litigiosità, soprattutto nei momenti di difficoltà e di emergenza, frena le decisioni. Due esempi recenti. Decidendo da solo, perché il decreto consentiva di farlo in autonomia, Mirandola è stato il primo comune a gestire e distribuire i buoni spesa. Per contro, la decisione in Unione sull’inizio dei centri estivi ha impedito a Mirandola di iniziare il 15 giugno, nonostante fosse già pronta.

Lei ha spesso affermato che l’Unione ha fallito il proprio obiettivo. Ce lo può spiegare?

Nel 2003, quando è nata, l’Unione prevedeva, da statuto, che tutti i comuni conferissero i propri servizi, nell’obiettivo di giungere alla fusione. Ciò non è avvenuto, o almeno solo Mirandola lo ha fatto. Gli altri lo hanno fatto parzialmente, solo per alcuni servizi e a macchia di leopardo.  Fatto sta che quell’obiettivo è stato abbandonato, i sindaci PD non hanno voluto conferire molti servizi e oggi l’Unione di trova ferma alla fase iniziale, senza prospettiva. Sono stati i sindaci PD a rinunciare all’obiettivo della fusione, e allo scopo fondante dell’Unione. Ciò comporta che Mirandola paga tanto in termini sia finanziari sia di personale ceduto all’Unione, ma riceve pochissimo o almeno non quanto le spetterebbe. In questa agonia alla quale è stata condannata l’Unione Mirandola risulta fortemente penalizzata

Che vantaggi avrebbe Mirandola con l’uscita dall’Unione?

I vantaggi si avrebbero sia sul piano politico, amministrativo e di operatività. Mirandola ha bisogno di recuperare quella autonomia politica e gestionale necessaria per attuare un programma politico di governo ambizioso. Nel merito l’Unione così come è non è democratica perché non rappresenta adeguatamente le forze che la compongono. Lo ripeto, il Comune di Mirandola e sottorappresentato rispetto a quello che sarebbe il suo peso reale. Il primo vantaggio sarebbe quello di una maggior rappresentanza democratica, il secondo sarebbe il ritorno nel Comune di Mirandola di tutti i dirigenti e di tutti i dipendenti che sono stati trasferiti all'Unione. Mirandola tornerebbe ad avere il pieno controllo politico ed amministrativo del Comune, fondamentale in chiave di riorganizzazione degli uffici e di efficientamento. Oggi stiamo facendo fatica a riorganizzare i servizi perché non abbiamo il personale a disposizione ma soprattutto perché il processo decisionale, e di fatto in capo a dei dirigenti che rispondono anche agli altri sindaci del PD, di altri comuni più piccoli che decidono per Mirandola, e questo è francamente inaccettabile.

Le forze di opposizione contestano che la vostra è una decisione affrettata, un salto nel buio. Come risponde?

Alla fine di gennaio, avanza i primi dubbi in questo senso, e sostenni che l’Unione si sarebbe dovuta completare con il conferimento dei servizi o non avrebbe avuto più senso starci. Ci confrontammo con esperti  per verificare la possibilità di una uscita. Anche per singoli servizi. Questa ipotesi non era possibile perché servivano almeno 5 anni di conferimento e si è concluso che l'ipotesi più percorribile sarebbe stata quella dell'uscita dell'Unione per poi andare a ridiscutere tutti i parametri. Non si tratta assolutamente di salto nel buio. Forlì per esempio, è uscita dall'Unione dei comuni, così come Fiorenzuola ed il risultato è stato soddisfacente. Dalle prime analisi risulta che il bilancio ne risentirebbe in positivo con la possibilità di effettuare una riorganizzazione. Avere sotto il diretto controllo la struttura del Comune di Mirandola consente di efficentarne l’organizzative e di ridurne il carico sul bilancio comunale

Nell’obiettivo di condividere servizi pubblici, esistono delle alternative alle Unioni?

Si, soluzioni che non prevedono la costituzione di organismi ed enti e secondo livello, vere e proprie sovrastrutture, con la creazione di seconda giunta, un secondo consiglio, dove nel nostro caso siedono 9 sindaci.  Esistono le convenzioni che sono la scelta maggiormente adottata in Lombardia e Veneto. Dov'è la gestione associata dei servizi viene adottata attraverso convenzioni che sono molto più chiare in termini di impegni, di spese e di conferimento del personale.  Aspetti che in unione stanno avendo dei problemi. I sindaci del Partito Democratico hanno dimostrato già più di una volta di non volere conferire il personale. I servizi possono essere esternalizzati quasi come se fossero un ‘service’. Come per i tributi dove avremmo interesse a proporre da Mirandola, convenzioni. Non, una volta usciti, non siamo contrari  alla collaborazione in forma associata dei servizi. Dipende da quali servizi e con quali modalità. Con l'Unione si è dimostrata una modalità non idonea ed inefficiente.

Se l’uscita sarà approvata dal Consiglio Comunale, quale sarà lo scenario dal primo di luglio?

Il comune si doterà di un esperto di un consulente che accompagnerà nella uscita che averrà  formalmente il 31 dicembre 2020. Sicuramente ci saranno da aprire delle trattative con gli altri sindaci a partire dalle possibilità di convenzionarsi su determinati servizi. Ma tutto ciò deve partire dalla condizione che il Comune di Mirandola dovrà tornare in possesso dei dipendenti che sono stati trasferiti o assunti in Unione e che dovranno tornare in dotazione del Comune di Mirandola. Così, lentamente, ci riprenderemo il controllo di ciò che abbiamo perso in questi 17 anni. Abbiamo vinto il comune, dopo 74 anni di governo della sinistra, con un programma ambizioso che vogliamo portare avanti per la nostra città ed il nostro territorio. E questo è possibile solo quell’autonomia operativa e politica, oltre che quella forza finanziaria che Mirandola, nel tempo ha perso”

G.G.



Redazione La Pressa
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