'I sindaci si nascondono, inventano, non fanno rispettare le leggi che tutti rispettano', Leggi che applicate hanno permesso ad Anna Cisint, quando era sindaco, di chiudere tre moschee abusive. 'Questi centri sono quando urbanisticamente la destinazione d'uso non è compatibile. Io, da sindaco, ho semplicemente fatto svolgere degli accertamenti, ho verificato che la destinazione d'uso non era compatibile e quando mi è stato contestato con ricorsi, il Consiglio di Stato ha dato ragione a me e al comune. In un caso siamo riusciti, come comune, ad entrare in possesso di un immobile privato utilizzato come moschea abusiva. I cittadini devono sapere che il sindaco di Modena potrebbe procedere allo stesso modo: segnalazione dei cittadini, accertamento della Polizia locale, verifica della destinazione d'uso, ordinanza di ripristino e, in caso di inadempienza, chiusura. Si può fare. Non è cattiveria, è dare un messaggio sano: se rispetti la legge ti do il massimo, ma la devi rispettare. Sul piano giuridico la posizione dei giudici amministrativi è che il diritto di culto è soggettivo, ma quando diventa collettivo soggiace alla legge, e non comporta il diritto a ottenere uno spazio dove esercitarlo. Non si vieta di pregare, ha spiegato, ma di violare il diritto.
Il principio che rivendico è quello di una legge uguale per tutti: 'Il vecchietto deve rispettare la stessa legge urbanistica, ma l'associazione islamica può vivere all'interno di una moschea irregolare senza colpo ferire, senza conseguenze.
Il caso moschea via delle Suore
Il caso Modena non riguarda solo i centri culturali islamici che si trasformano in moschee di fatto, ma anche la moschea riconosciuta tale a livello provinciale di Via delle Suore.
Il finanziamento pubblico, ha aggiunto, sarebbe tanto più grave 'in assenza dell'intesa prevista dalla Costituzione', cioè l'accordo con lo Stato richiesto dall'articolo 8 alle confessioni religiose. Un'intesa che con l'islam non esiste e che, per Cisint, non sarebbe solo conseguenza del fatto che le comunità islamiche non hanno un interlocutore unico ma anche del fatto che il mondo islamico non ha alcuna intenzione di rispettare i valori e le leggi italiane sancite dalla costituzioni, a partire dalla parità tra uomo e donna. 'L'obiettivo è sovvertire il sistema democratico e le istituzioni e affermare la Sharia'. Con la legittimazione delle moschee abusive la sinistra agevolerebbe - per Cisint - questo processo di rdicalizzazione. 'C'è una 'saldatura' tra sinistra dei centri sociali e islamisti, i casi di Francia, Belgio e ora in Italia, lo stanno dimostrando.
Da qui il riferimento al documento da cui l'incontro ha preso le mosse: l'elenco, della fondazione con sede in Qatar, delle città italiane destinatarie di finanziamenti, tra cui Modena alla voce 'centro islamico'. Altro finanziamento non specificato a Carpi, così come era avvenuto, all'inizio degi anni 2000 per la costruzione del grande centro culturale e di culto a Mirandola. 'La fondazione, ha affermato Cisint, finanzierebbe i Fratelli Musulmani, che avrebbero in Italia una rete di riferimento nell'Unione delle comunità islamiche'. Da qui la richiesta di pubblicazione dei bilanci e di trasparenza sull'origine dei fondi.
Sul fronte parlamentare Cisint ha ricordato la proposta di legge, in parte scritta dalla Lega stessa, che regolamenta le confessioni prive di intesa: bilanci pubblici, tracciabilità dei finanziamenti, predicazione in italiano, registro degli imam, trasparenza su ciò che avviene nei centri. Ha invitato gli alleati di governo a sostenerla.
Ha ricordato inoltre che Lega e Patrioti per l'Europa sono impegnati perché i Fratelli Musulmani vengano inseriti tra le organizzazioni terroristiche.
Nella foto, Anna Cisint insieme a Stefano Corti, a sinistra, e a Caterina Bedostri. A lato il documento della Charity Foundation Qatar con la riga di finanziamento per un centro islamico a Modena


.jpg)
(1).jpg)