Sono le domande che Modena Civica rivolge alla Giunta in occasione della delibera che in Consiglio comunale ha di fatto bocciato i 19 progetti di rigenerazione urbana presentati durante la scorsa legislatura. Al di là degli aspetti che non li rendevano in linea con il nuovo Pug, il gruppo consiliare si chiede se 'non era possibile salvarne almeno una parte o comunque mantenere un’interlocuzione con i soggetti titolari dei progetti, per evitare che lo slittamento ad un altro bando li faccia desistere dal ripresentarsi in futuro, abbandonando pezzi di città al degrado. A ciò si aggiunge la bocciatura di sei insediamenti ad uso abitativo, che prevedevano la costruzione di oltre 220 alloggi e oltre 60 in Edilizia Residenziale Sociale'.
'La bocciatura dei progetti è una scelta politica che riteniamo fortemente sbagliata sia nel metodo che nei contenuti – ha affermato in aula la consigliera di Modena Civica, Katia Parisi -. Nel metodo perché, anche qualora gli interventi non risultassero conformi in alcuni punti con il Pug, sarebbe stato interesse dell’ente aprire un interlocuzione con i soggetti proponenti al fine di sanare le proposte presentate. Nei contenuti, perché la scelta di una bocciatura di massa dei progetti nega alla città di poter disporre di aree riqualificate, almeno nel breve periodo. Perché se è vero che i privati potranno ripresentare in futuro i progetti nel successivo bando che è stato annunciato, è anche vero che il dilatarsi dei tempi e l’eccesso di burocrazia potrebbe scoraggiare gli stessi ad effettuare gli interventi di rigenerazione di cui la nostra città ha bisogno. Ancora più grave – ha proseguito Parisi rivolgendosi al sindaco Mezzetti e all’assessore Ferrari – è che questa scelta nega a oltre 60 famiglie di poter usufruire di alloggi in edilizia residenziale sociale, opportunità che sul libero mercato non esistono'.
'Tutto questo in una città che sta vivendo un problema abitativo enorme, che proprio per questo problema sta perdendo attrattività sia in ambito formativo per gli studenti, che per i lavoratori da fuori, costretti a rinunciare alle proposte di lavoro proprio per la mancanza di abitazioni. Assessora Ferrari – ha aggiunto Parisi -, consumo zero non vuol dire sviluppo zero.



