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Nodo idraulico modenese, i comitati denunciano: 'In dieci anni livello di sicurezza è rimasto quello pre alluvioni'

Nodo idraulico modenese, i comitati denunciano: 'In dieci anni livello di sicurezza è rimasto quello pre alluvioni'

Sia sul Secchia sia sul Panaro. Le relazioni tecniche evidenziano da anni punti critici e interventi necessari. Ma quelli strutturali sono lenti o al palo


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A Modena il tempo sembra essersi fermato. Dieci anni dopo l’alluvione del Secchia del 2014 e cinque anni dopo quella del Panaro del 2020, il nodo idraulico modenese continua a presentare le stesse criticità che allora provocarono devastazioni e paura. I comitati cittadini, Comitato Arginiamo – Comitato Secchia – Comitato Salute Ambientale Campogalliano – Comitato Modena Respiriamo Aria Pulita, nati proprio in seguito a quelle emergenze, denunciano, (riprendendo le relazioni tecniche degli organismi e delle autorità competenti), come, nonostante le promesse e le relazioni tecniche, non siano stati realizzati interventi strutturali in grado di innalzare il livello di sicurezza generale. Argomentazioni portate sia in passato sia di recente in diversi incontri ufficiali con le stesse autorità


Fiume Secchia

Il fiume Secchia, secondo gli studi dell’Aipo e del Piano di Assetto Idrogeologico, è in grado di reggere soltanto piene di piccola entità, le cosiddette TR20. Non esistono progetti per portare la sua tenuta almeno al livello di una piena centenaria TR100, e le prospettive per i prossimi dieci anni non lasciano intravedere cambiamenti. La cassa di espansione, che dovrebbe rappresentare un baluardo contro le esondazioni, è stata progettata con un errore alle bocche della diga e oggi può contenere solo piene minori.
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In caso di eventi più consistenti, come una TR50 o una TR200, il rischio di tracimazione e cedimento degli argini è concreto e documentato.
Il quadro si aggrava se si guarda a Ponte Alto, sul Secchia, dove la quota è inferiore di oltre due metri rispetto al livello di sicurezza. Una rottura in quel punto provocherebbe un disastro per la città di Modena, con il quartiere Sacca sommerso da tre metri d’acqua. Le relazioni tecniche che da dieci anni segnalano la necessità di lavori sono rimaste lettera morta: Regione, Provincia e Comune non hanno nemmeno predisposto un progetto.


Fiume Panaro

La commissione d’inchiesta istituita dalla Regione Emilia-Romagna dopo l’alluvione del 2020 ha certificato l’inadeguatezza del sistema arginale a valle di Modena: argini troppo stretti, mal sagomati e costruiti con materiali scadenti, oltre a una manutenzione insufficiente. Eppure, nei cinque anni successivi, la Regione non ha avviato alcun intervento sostanziale per correggere queste carenze.
 

Delocalizzazioni

La questione delle delocalizzazioni degli edifici costruiti in aree a rischio, spesso addirittura dentro la sede fluviale, resta sospesa. Le istituzioni parlano genericamente di spostamenti, ma senza stabilire criteri di priorità. Intanto, a Navicello, alla confluenza Panaro–Tiepido e sul Secchia a Ponte Alto, interi edifici continuano a rappresentare un pericolo per la collettività.
Gli incontri istituzionali più recenti hanno confermato la paralisi.
Il commissario per la ricostruzione post alluvione, Fabrizio Curcio, ha chiarito che il suo ruolo riguarda solo la gestione dell’emergenza e non la messa in sicurezza del territorio, demandata agli enti locali. Una separazione di competenze che rischia di riproporre gli stessi errori già visti dopo il 2014, quando si procedette solo al ripristino delle opere danneggiate e all’erogazione di contributi ai cittadini, senza affrontare le cause strutturali. Oggi, a distanza di oltre un decennio, appena il 20% dei progetti di messa in sicurezza è stato realizzato.
 

La denuncia dei comitati è chiara: il nodo idraulico modenese resta fragile e pericoloso, e la mancanza di interventi concreti espone decine di migliaia di cittadini al rischio di nuove emergenze. Le relazioni tecniche ci sono, gli studi sono stati fatti, ma le opere non sono mai partite. Dopo il 2014 e il 2020, Modena continua a vivere con la stessa vulnerabilità di allora.
 

In sintesi

 

Fiume Secchia
Sicurezza garantita solo per piene TR20 (piccole).
Nessun progetto per la messa in sicurezza almeno a livello TR100 (piena centenaria).
Previsioni di immobilismo per i prossimi 10 anni.
 

Cassa di espansione
Capacità limitata a piene TR20.
In caso di piena TR50: rischio tracimazione e cedimento
argini a valle.
In caso di piena TR200: probabile tracimazione e cedimento degli argini della stessa cassa.
Problema noto e denunciato da Aipo e dal PAI 2022, dovuto a un errore progettuale delle bocche della diga.
 

Fiume Panaro
Sistema arginale a valle di Modena giudicato inadeguato dalla Commissione d’inchiesta sull’alluvione del 2020.
Argini insufficienti per larghezza, sagomatura e materiali.
Manutenzione carente.
Nessun intervento da parte della Regione nei 5 anni successivi all’alluvione.
 

Ponte Alto sul Secchia
Quota inferiore di oltre 2 metri rispetto al livello di sicurezza.
Una rottura provocherebbe un disastro: il quartiere Sacca rischierebbe 3 metri d’acqua.
Relazioni tecniche Aipo da 10 anni segnalano la necessità di interventi.
Totale disinteresse di Regione, Provincia e Comune: nessun progetto esistente.
 

Relazioni tecniche di riferimento
Aipo 2016 – Messa in sicurezza del Secchia per piena TR200 (ing. Zanichelli).
PAI 2022 – Piano di Assetto Idrogeologico.
Commissione d’inchiesta Regione ER 2020 – Alluvione del Panaro.
Carta di allagamento Ponte Alto – Prof. Mignosa, Università di Parma.
 

Incontri istituzionali recenti
Nel 2023–2024, durante un incontro in Regione con i comitati alluvionati, il Commissario Curcio ha chiarito che il suo ruolo riguarda solo la gestione dell’emergenza, non la messa in sicurezza del territorio.
Tale separazione di ruoli rischia di ripetere gli errori già visti dopo l’alluvione del 2014.
Curcio ha parlato di delocalizzazioni senza criteri di priorità.
Dopo il 2014, furono ripristinate le opere danneggiate e dati contributi ai cittadini, ma solo il 20% dei progetti di messa in sicurezza è stato realizzato.
 

Nella foto, Ponte Alto sul fiume Secchia, uno dei nodi idraulici più problematici per l'inadeguatezza del ponte stesso, nonostante gli interventi emergenziali condotti nel tratto a monte
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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