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Punto nascite Pavullo, prova su base volontaria: ultima presa in giro

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A intervenire sulla promessa sinora disattesa della riapertura del punto nascite di Pavullo è il presidente del Comitato Pavullo 95 Gaetano Vandelli


Punto nascite Pavullo, prova su base volontaria: ultima presa in giro

'A seguito delle promesse elettorali dei primi mesi dell'anno 2020 fatte dal Governatore Bonaccini sulla riapertura dei punti nascita, qualche settimana fa l'assessore regionale alla sanità Raffaele Donnini, ha chiesto alle Ausl interessate una relazione, un progetto, un elenco, di quali siano i siti da utilizzare e le dotazioni da fornire per riaprire i punti nascita. Per quanto riguarda il nostro punto nascita di Pavullo, dopo averlo smantellato, vendendoci la cosa come 'un grande atto di civiltà nei nostri confronti' (Muzzarelli riunione cinema Mazzieri), adesso per voce dell'assessore, sembra prendere corpo questo nuovo progetto, questa nuova luminosa e brillante idea: realizzare a livello sperimentale e solo su base volontaria una prova per poter monitorare nel  corso di un non meglio definito periodo, quante  donne partoriranno a Pavullo al fine poi di determinare confrontando i risultati ottenuti, con quelli degli altri punti nascita riaperti e probabilmente con i dati storici degli stessi, la riapertura dei punti nascita'. A intervenire sulla promessa sinora disattesa della riapertura del punto nascite di Pavullo è il presidente del Comitato Pavullo 95 Gaetano Vandelli.

'Ora ci viene da dire, qualcuno ha una vaga idea di cosa voglia dire? di quanti soldi serviranno per questa prova? A Pavullo i locali una volta adibiti allo scopo sono stati destinati ed occupati per altre attività, la sala operatoria riservata al punto nascita e stata smantellata, non esiste più, i servizi ginecologici H24 non vengono più attuati, manca il pediatra H24, manca il personale ostetriche/infermieri, mancano le attrezzature ma soprattutto manca, dopo la massiccia campagna denigratoria fatta ante chiusura vecchio punto nascita, la fiducia, la visone di continuità di futuro, l'attrattività. Si sono dette migliaia di parole, a volte anche a sproposito, per convincere i 'montanari' che il punto nascita non era sicuro, si sono dette migliaia di parole per convincere le neo partorienti che Sassuolo era  migliore  e  sicuro, si sono  impiegate  decine  di  ore  per  demolire  prima psicologicamente poi organizzativamente ed infine fisicamente, quello che una volta era un vanto, un fiore all'occhiello per l'ospedale di Pavullo, per poi dopo alcuni mesi fare un grande ma a parer nostro, tardivo dietrofront - continua Vandelli -. Ora facciamo una prova su base volontaria! Una prova? Che tipo di futuro e di 'ritorno' potrà avere un investimento milionario, pensato e ideato come una prova su base sperimentale volontaria, da confrontare con altre strutture? Che tipo di futuro e di 'giustificazione' potrà avere questo investimento in termini numerici e di durata, in presenza di un costante calo delle nascite sia a livello Nazionale che a livello locale? Quanti parti saranno necessari per continuare? Questo ci vorremmo sentir dire dal governatore Bonaccini o dal suo assessore  Donnini, non è sufficiente dire riapriamo per prova, in via sperimentale, su base volontaria, come confronto con altri, questa più che un positivo segnale di riqualificazione della struttura, sembra un percorso ad ostacoli alla ricerca di un insuccesso, per sentirci poi dire come già successo (sempre Muzzarelli riunione cinema Mazzieri) nessuna donna della montagna vuole più venire a partorire a Pavullo'.

'Altro triste capitolo per l'ospedale di Pavullo. Da lunedi 05/10/2020, infatti, al Santa Maria Bianca di Mirandola sono ripartiti gli interventi urgenti di Chirurgia e Ortopedia. Questa notizia passata quasi in sordina e considerata come una normale ripresa dell'attività operatoria sospesa causa Covid, non può far altro che renderci felici, finalmente i cittadini della pianura possono tornare alla normalità, ma allo stesso tempo profondamente amareggiati, a noi cittadini della montagna questo ci è stato precluso già da diverso tempo. Allora la domanda ci sorge spontanea: come mai in un ospedale di Prossimità Mirandola, tale quale al nostro, la chirurgia d'urgenza e possibile e in un altro quello di Pavullo ciò non è possibile? - prosegue il presidente del Comitato -. Dopo la saga delle sale operatorie, vogliamo rammentare che già nell'anno 2013 la dottoressa Martini, l'allora direttore generale assicurava che  entro l'anno sarebbero iniziati i lavori per la ristrutturazione e messa a norma delle sale operatorie di Pavullo per un importo di 1.800.000 euro (fondi già da alcuni anni stanziati), per giungere poi fino ai tempi nostri, con l'inaugurazione molto 'tattica' e molto politicizzata prima dell'effettivo fine lavori, le vecchie e nuove promesse si sono susseguite e rincorse. Tutti i Direttori generali da noi contattati, ci promettevano e assicuravano che le nuove sale sarebbero entrate in rete che si sarebbe sviluppata questa o quella attività, che si sarebbe creato un reparto di eccellenza... per arrivare poi ad oggi dove, le nuove sale operatorie di Pavullo, venduteci come le più moderne e performanti della Provincia,  eseguono solo attività programmate, soprattutto per pazienti della pianura, che essendo in lista d'attesa da molto tempo, trovano a Pavullo la possibilità di essere operati prima. Questi pazienti chiaramente sono in carico ad altri nosocomi, beneficiano di medici e al bisogno di attrezzature di altri nosocomi, sono curati e seguiti da medici di altri nosocomi che si trasferiscono a Pavullo ogni qualvolta sia necessario. Allo stato attuale le sale operatorie di Pavullo lavorano prevalentemente per pazienti di pianura, anche perchè nessuna attività ambulatoriale anche di libera professione viene svolta a Pavullo dal primario. Siamo quindi a questo paradosso che a Pavullo, pur esistendo un Ospedale con le sale operatorie più moderne della Provincia, se qualcuno avesse la necessità di farsi operare d'urgenza per una semplice appendicite, dovrebbe essere trasferito d'urgenza a Sassuolo in quanto a Pavullo in quanto l’attività chirurgica 'semplice' d'emergenza/urgenza non può essere svolta e questo praticamente da subito dopo le dimissioni del dottor Selmi, ultimo primario di Chirurgia'.

'Ultimo per ordine ma non per importanza, vogliamo ribadire e denunciare il costante e continuo calo delle attività ambulatoriali, sempre meno e sempre meno specializzazioni, quindi can continui disagi da parte della popolazione debole, che deve recarsi sempre di più in pianura per avere servizi che una volta trovava presso il nostro Ospedale. Oltre ai disagi, l'Appennino ha la maggior percentuale di popolazione anziana della Provincia, a volte insormontabili quindi con obbligate pericolose rinunce al controllo della propria salute, si devono sommare i costi aggiuntivi a cui le persone devono fare fronte - chiude Gaetano Vandelli -. Non che in pianura la situazione sia solo rose e viole, ci risulta che per fare una Risonanza Magnetica alla prostata con il servizio sanitario nazionale ci vogliano 6 mesi (180 giorni) presso l'Ospedale di Carpi, 8/9 mesi (240/270 giorni) presso il Policlinico a Modena. Verrebbe da dire che siamo in emergenza Covid e ci sono attività più urgenti, poi invece ti viene da telefonare alla Libera Professione e ti accorgi che la prestazione  e possibile eseguirla il giorno dopo, a pagamento. Beh, queste sono domande e riflessioni a cui vorremmo delle risposte, sono anche interrogativi che a parer nostro, la politica tutta ma soprattutto quella del Frignano si dovrebbe porre per provare a cercare di realizzare una pianificazione futura pluriennale illuminata di ampio respiro. Speriamo che il futuro sindaco del Comune di Pavullo, quale referente del distretto sanitario, si faccia carico di cercare un contatto, un colloquio, un approfondimento con i suoi colleghi sindaci della Montagna e se vorrà anche con noi del Comitato Pavullo 95, noi continuiamo ad essere sempre disponibili al dialogo e all'aiuto se necessario'.


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