Di seguito il testo integrale della missiva inviata al ministro dell'Interno.
Egr. sig. Ministro,
mi rivolgo a Lei per informarla che, nel comune di Montefiorino (2000 anime) in Provincia di Modena, nei giorni scorsi sono stati scaricati come pacchi postali 40 migranti/rifugiati, per lo più giovani, età media 24 anni, in attesa di permesso di soggiorno che per tutta la giornata gironzolano per le vie del paese, malvestiti, in cerca del segnale Wi-Fi. Sono arrivati alla chetichella, senza alcun preavviso al Sindaco che secondo l’art.1 del R.D.733/1931 è l’autorità locale di pubblica sicurezza e al comando della locale stazione Carabinieri costituita da due unità: Comandante e Vice Comandante.
Sono stati trasportati di soppiatto, su ordine della Prefettura di Modena, Ufficio Territoriale del Governo, e depositati nella struttura di proprietà della Congregazione Figlie della Provvidenza per le Sordomute, sita in Via Statale 486 n.103 “Casa Don Severino Fabriani” che, per vocazione, ha sempre accolto ragazze sordomute per insegnare loro come superare il proprio handicap. Le suore, in buona fede, hanno sottoscritto, per quattro soldi, un contratto biennale di locazione della struttura con la cooperativa “Leone Rosso” con sede in Aosta: “mettendo a disposizione 25 posti per l’accoglienza di cittadini stranieri temporaneamente presenti sul territorio”, nella convinzione di dare ospitalità a profughi provenienti dall’Ucraina ma dimenticando di specificarlo sul contratto.
Immagini, signor Ministro, l’impatto sulla popolazione residente, composta prevalentemente, da persone in età medio alta. Cittadini allarmati e preoccupati , ansiosi di avere informazioni che nessuno è in grado di fornire, se non l’organo periferico del governo che ha gestito l’intera vicenda in totale autonomia. Chiedo se tutto ciò sia lecito, rispettoso dei protocolli e delle leggi vigenti. Chiedo ancora di sapere a chi è demandato il compito di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico e chi cura l’igiene e la salute di queste persone.
Troppo facile scaricare le proprie responsabilità sulle comunità locali, specie quelle di periferia, già di per sé fragili e sprovviste di servizi adeguati, senza il loro coinvolgimento, anzi, a loro insaputa.
Tuttavia, signor Ministro, la mia comunità è matura, consapevole che le migrazioni sono un fenomeno complesso che da sempre fanno parte della storia dell’umanità e che, in un recente passato, hanno interessato anche le nostre valli. Siamo pronti a dare il nostro contributo proporzionato alle nostre forze e sulla base di un progetto condiviso che, innanzi tutto, deve garantire sicurezza e tranquillità ai residenti e un futuro ai ragazzi ospiti. Un progetto al quale l’intera comunità, possibilmente allargata anche ai comuni limitrofi, è chiamata a concorrere: Enti Locali, Ausl, servizi sociali, imprenditori, associazioni di categoria di assistenza, di volontariato, sportive, istituto comprensivo, parrocchie, insieme, per trasformare un problema in opportunità.
Chiedo, a chi di competenza, un tavolo di concertazione e confronto e l’immediata riduzione del numero di migranti/profughi trasferiti nel nostro comune, l’adeguamento delle unità in servizio presso la locale Stazione Carabinieri. In assenza di riscontro, signor Ministro, adirò, nei confronti della cooperativa “Leone Rosso” tutte le azioni legali a me consentite, per la tutela della sicurezza, dell’ordine e della quiete pubblica all’interno dei confini comunali.
Il sindaco Maurizio Paladini



