Il 2 agosto 1980 avevo 8 anni. Ricordo però ancora esattamente dove e come appresi la notizia della strage alla stazione di Bologna. Il mio papà, in quei giorni, mi spiegò ciò che la mia giovane età non mi permetteva di comprendere a pieno.
Dopo 35 anni credo ancora che commemorare la strage e le sue vittime sia doveroso da parte di tutti noi: lo dobbiamo a quei morti innocenti che hanno perso la vita per una casualità assurda del destino, lo dobbiamo al nostro Paese e alle generazioni nate dopo perché solo elaborando la storia passata è possibile evitare i medesimi errori per il futuro. Ricordare inoltre serve per inchiodare le coscienze dei mandanti tutti (se una coscienza ce l'hanno), in attesa che venga fatta giustizia vera, alle loro colpevoli responsabilità.
Però ad ogni ricorrenza che senso di impotenza e tristezza!
Ancora, dopo 38 anni, sempre le stesse parole: le vittime e i loro familiari in attesa della verità, le istituzioni che si sono via via succedute a ribadire più o meno le medesime promesse, e molti a ricordarsi della strage 'solo' il 2 agosto.
A distanza di 38 anni la Giustizia non ha ancora fatto giustizia! Non si conoscono i reali mandanti, le leggi che potrebbero aiutare anche nelle investigazioni sono perennemente arenate in Parlamento e dei risarcimenti per le vittime meglio non dire.
Alle profonda ferita inferta a tutti noi e al nostro Paese in quella drammatica e indimenticabile giornata del 2 agosto 1980 se ne somma un'altra forse più profonda: quella di non conoscere ancora i mandanti e gli obiettivi che si erano prefissati di raggiungere attraverso la strage, e conseguentemente non avere, ad oggi, reso giustizia alle vittime innocenti, al Paese e a tutti noi.
Cinzia Franchini



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