La critica di Mezzetti al provvedimento, così come introdotto nel capoluogo regionale, è netta e riguarda soprattutto il metodo. Secondo il sindaco di Modena, l’applicazione delle zone 30 a Bologna è avvenuta “nel modo che andrebbe evitato, ovvero imponendo un cambiamento senza aver prima costruito un adeguato percorso culturale”.
“A Modena non lo applicherei mai così”, afferma. E spiega: “A Bologna le zone 30 sono un’aspirazione soltanto dove ci sono i cantieri e il limite viene rispettato, ma solo perché o si è fermi o non si superano i 15 km/h. Ma dove i cantieri non ci sono, nessuno rispetta più il limite. Se faccio la Città 30 e poi, dopo una settimana di controlli serrati lascio correre tutti come vogliono, ho brandito la mia bandierina ma non ho realizzato una vera trasformazione culturale, che per me è fondamentale”.
Una bocciatura su tutta la linea non tanto del provvedimento ma del modo in cui è stato applicato. Che non è poco, trattandosi di una scelta politica di metodo. Quello scelto per Modena da Mezzetti avrebbe un approccio e soprattutto tempi, ben diversi.
“Preferisco partire dalle aree sensibili, come ospedali e scuole, e allargare progressivamente. Così la scelta viene compresa e assorbita dai cittadini”. Parole che non piacciono all’assessore bolognese alla mobilità Campaniello, presente in sala. Scuote la testa, appare esterrefatto e continua a commentare l’uscita del sindaco modenese anche fuori, nel cortile del Museo Ferrari, dove si apre il buffet. Per lui il boccone è amaro. Mezzetti, però, se n’è già andato, al termine del suo intervento e non viene raggiunto dalle parole di disappunto dell'esponente della giunta Lepore. Le sentiamo noi, forti e chiare ma alla richiesta di una dichiarazione ufficiale a caldo, l’assessore si limita a dire: “Non mi fate parlare, per favore. Oggi sono ospite qui. Magari domani il sindaco”. Un segnale che l’eco di quelle parole non resterà confinato nel cofano giallo del Museo Ferrari, ma arriverà, se non è già arrivato, fino alle Due Torri.
Gi.Ga.



