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Tomei contro la linea Muzzarelli-Bonaccini: 'Al referendum voto no'

Tomei contro la linea Muzzarelli-Bonaccini: 'Al referendum voto no'

'Il populismo avvelena il dibattito e non mi interessano le posizioni assunte per strategia o interesse personale'


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'Al referendum voterò no: sono 2 le ragioni che mi portano a questa scelta, una di ordine istituzionale e una di carattere politico'. Così il presidente della Provincia di Modena Gian Domenico Tomei si smarca dai compagni di partito Pd che siedono nelle altre due istituzioni territoriali: il presidente della Regione Bonaccini e il sindaco di Modena Muzzarelli.
'Sono convinto che oggi più che mai serva una rappresentanza politica legata saldamente al territorio. Da sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Upi Emilia Romagna mi rendo conto dalla necessità di avere interlocuzioni forti e durature con il governo e questo è possibile solo se i nostri rappresentanti eletti al parlamento, indipendentemente dal colore o dall’appartenenza partitica, siano l’espressione autentica delle comunità da cui provengono. La storia repubblicana si fonda su questo, su una democrazia in grado di dar voce alle periferie, alle persone. In questi mesi di pandemia ci siamo resi conto tutti della necessità di risposte chiare e rapide da parte dei nostri governanti e soprattutto del bisogno di esprimere la fatica e di portare al governo le necessità dei territori. Ecco, i nostri eletti sono quella voce e non possiamo permetterci di privarcene.
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Da Presidente di Provincia ho potuto toccare con mano in questi anni che, dove cala la rappresentanza, aumenta la distanza tra cittadini e istituzioni, venendo a mancare quella presenza in grado di dare risposte e servizi alle persone. Non eludo il tema della legge elettorale, che a mio avviso deve dare massima coerenza a questo principio, chiudendo definitivamente la stagione in cui le liste le fanno i segretari di partito, ma su questo avremo modo di discuterne tutti quanti dal 22 settembre, mentre ora dobbiamo capire cosa sia meglio per il nostro Paese in termini di rappresentanza politica'.
'La seconda ragione del mio No nasce dal fatto che credo fortemente nel dialogo e nel confronto e oggi, dentro al Partito Democratico vi è una forte componente critica all’eventuale posizionamento della direzione nazionale sul Sì, che non può essere silenziata con un voto, ma che deve trovare dignità e cittadinanza anche nel dibattito interno, perché il referendum è solo il primo appuntamento di una discussione molto più articolata sul futuro del nostro modello democratico, che va dalla legge elettorale, alle alleanze, al modello di partito che vogliamo.
Più in generale, comunque, credo che serva ascolto e che la domanda che dobbiamo porci sia se vogliamo essere rappresentati meno, o meglio. Il populismo avvelena il dibattito e non mi interessano le posizioni assunte per strategia o interesse personale. Quello che ha orientato la mia scelta, indipendentemente dalle “ricadute personali” è la ricerca del bene comune, delle nostre piccole comunità, del nostro Paese. Vogliamo davvero fare riforme utili al Paese? - chiude Tomei - Completiamo il processo di riordino delle Province, massacrate in questi anni da tagli scellerati, ma poi essenziali alle comunità per il funzionamento di strade e scuole, alleggeriamo la burocrazia che sta mettendo in ginocchio imprese e cittadini, riformiamo la pubblica amministrazione, chiave di volta per la crescita del nostro Paese'.
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