Arrivare alle elezioni della primavera 2027 con una legge di Bilancio da quasi 30 miliardi di euro, ricca di interventi per famiglie e imprese. È lo scenario al quale sta lavorando il Governo Meloni.
Ma dietro alla prospettiva di una manovra quasi doppia rispetto a quella che sarebbe possibile finanziare con le risorse attualmente disponibili c'è un elemento che rischia di passare in secondo piano: una parte consistente di quei miliardi sarebbe finanziata facendo nuovo deficit e, quindi, aumentando ulteriormente il debito pubblico italiano.
Il piano illustrato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti parte da una manovra per il 2027 che necessita di circa 14-15 miliardi di euro. A questi il Governo punta però ad aggiungere altri 10-14 miliardi ottenendo dall'Unione europea maggiori margini di spesa.
Il primo passaggio è l'uscita dell'Italia dalla procedura per deficit eccessivo, che il Governo ritiene possibile entro la fine dell'estate, anche grazie alla revisione al rialzo della crescita italiana nel 2026, stimata allo 0,9%.
Il secondo, e politicamente più importante, è la trattativa con Bruxelles per utilizzare la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle regole europee, facendo leva sull'aumento dei costi energetici e sulla necessità di sostenere il sistema economico.
Se Bruxelles darà il via libera, l'Italia potrebbe utilizzare maggiore deficit per una quota compresa tra lo 0,3 e lo 0,6% del Pil.
In termini concreti, significa poter spendere circa 10-14 miliardi in più.Ed è così che una legge di Bilancio da 14-15 miliardi potrebbe trasformarsi in una manovra da 25-30 miliardi.
Più soldi da spendere, ma non sono soldi gratis
Politicamente la differenza è enorme.
Con 10 o 14 miliardi aggiuntivi il Governo avrebbe la possibilità di finanziare interventi molto più consistenti sul costo dell'energia, sostenere le imprese, introdurre misure per le famiglie e, eventualmente, intervenire sul fronte fiscale.
Tutto questo proprio quando si avvicina l'appuntamento elettorale.
Se infatti le elezioni politiche si terranno nella primavera del 2027, la legge di Bilancio che dovrà essere presentata entro il prossimo 15 ottobre sarà l'ultima manovra economica della legislatura.
Una manovra da quasi 30 miliardi consentirebbe quindi al Governo Meloni di presentarsi agli elettori dopo avere distribuito risorse ben superiori a quelle inizialmente disponibili.
C'è però l'altra faccia della medaglia.
I 10-14 miliardi che il Governo spera di ottenere attraverso la maggiore flessibilità europea non rappresentano nuove entrate dello Stato e neppure risparmi ottenuti riducendo altre spese.
In altre parole, almeno per quella parte della manovra, lo Stato spenderà più di quanto incassa e la differenza andrà ad aggiungersi al debito pubblico.
Il fatto che Bruxelles possa autorizzare quella maggiore spesa consente di rispettare il nuovo quadro delle regole europee, ma non modifica la sostanza economica dell'operazione: il debito resta debito, anche quando è l'Europa a consentire di farlo.
Energia, imprese e famiglie
Il Governo giustifica la richiesta di maggiore flessibilità soprattutto con la necessità di fronteggiare l'aumento dei costi dell'energia, aggravato dalle tensioni internazionali e dalla crisi legata allo stretto di Hormuz. Il problema è particolarmente sentito dal sistema produttivo italiano. Confindustria ha più volte richiamato l'attenzione sul costo dell'energia sostenuto dalle imprese italiane rispetto ai concorrenti europei.
Da questo punto di vista, utilizzare risorse pubbliche per evitare che l'aumento dell'energia comprometta competitività, produzione e occupazione può rappresentare una scelta di politica economica.
Ma resta aperta la questione di come quelle risorse vengano finanziate e soprattutto di quali interventi strutturali accompagneranno una spesa straordinaria finanziata in deficit.
E poi ci sono le spese per la difesa
Al quadro si aggiungono le risorse europee del programma Safe destinate alla difesa e alla sicurezza. L'Italia avrebbe a disposizione un plafond di circa 14 miliardi, anche se al momento il Governo sarebbe orientato a utilizzarne soltanto una parte, indicativamente un terzo, per finanziare programmi già avviati di difesa comune e sicurezza.
Pd e Movimento 5 Stelle hanno accusato la maggioranza di avere concesso al Governo una sorta di delega in bianco per negoziare con Bruxelles maggiori margini finanziari senza conoscere ancora nel dettaglio la destinazione delle risorse.
Giorgetti rivendica invece una linea che considera compatibile con la tutela dei conti pubblici e con la necessità di affrontare una situazione internazionale eccezionale.
Il regalo elettorale che qualcuno dovrà pagare
La partita vera si giocherà ora a Bruxelles. Se Giorgetti otterrà tutti i margini richiesti, il Governo potrà arrivare all'ultima legge di Bilancio della legislatura con una disponibilità finanziaria che potrebbe sfiorare i 30 miliardi. Per Giorgia Meloni sarebbe indubbiamente un vantaggio politico: significa poter finanziare misure immediatamente percepibili da famiglie e imprese pochi mesi prima dell'apertura delle urne. Ma sarebbe sbagliato raccontare quei miliardi semplicemente come nuove risorse messe a disposizione degli italiani. Una parte importante sarebbe infatti denaro preso a prestito dallo Stato. E mentre gli effetti di sgravi, bonus e sostegni possono essere immediatamente visibili alla vigilia delle elezioni, il debito contratto per finanziarli rimane nei conti pubblici anche dopo che le urne sono state chiuse.
È probabilmente questo il punto sul quale si misurerà la qualità della prossima manovra: non soltanto quanto il Governo riuscirà a spendere, ma come spenderà quei miliardi e se serviranno a sostenere investimenti e crescita oppure prevalentemente a finanziare misure di consenso a pochi mesi dal voto.
Perché una manovra da 30 miliardi può certamente essere una buona notizia per chi ne riceverà i benefici. Ma se una parte viene finanziata aumentando il deficit, il conto non scompare: semplicemente viene rinviato.
B. Lazzari


