'Tu che sei un giornalista, mi sai dire perché in questi giorni ci sono così tanti camion, come quando chiudono l'autostrada? Eppure non mi sembra che l'autostrada l'abbiano chiusa. Fatto sta che qui non si respira più'
La signora bionda che con tipico accento modenese mi parla da dietro il bancone bar del circolo Arci il Torrazzo, anticipa la domanda che in parte le vorrei fare io. Perché il suo osservatorio, quello da dietro il bancone di un circolo dove la gente parla di tutto, dai massimi sistemi al bidone del rusco, ogni giorno, è molto più privilegiato del mio. E il quartiere è quello, una città nella città, con le sue dinamiche, le sue relazioni, i suoi problemi. Che se non li vivi o non li ascolti tutti i giorni, o non te li fai raccontare, mica li vedi. E mica li puoi scrivere. Problemi che ai Torrazzi sono quelli, per chiunque a cui lo si chieda: Traffico ed inquinamento. Da sempre, ma oggi di più. Sempre di più. Ne abbiamo già parlato nella prima puntata del viaggio de 'La Pressa' nelle periferie.
E oggi continuiamo a farlo.Oggi 'periferia-Torrazzi' è tale non tanto per la distanza fisica che la divide dal centro (mediamente colmabile anche in bicicletta), ma perché divisa dal resto da una lacerazione urbanistica ed ambientale, frutto di Piani urbanistici ed infrastrutturali che non hanno seguito, e tantomeno anticipato, le trasformazioni della società. O dimostrandosi totalmente inadeguati o rimanendo al palo. E che oggi hanno portato alla creazione di due aree ben distinte nello stesso quartiere: quella residenziale, ad est della Nonantolana, e quella industriale, ad ovest. Che vivono dimensioni separate, accumunate da elementi che non sono proprio da fiore all'occhiello: da un lato la mancanza di negozi e servizi di vicinato (la zona residenziale, fatta di edifici indipendenti, in media bifamiliari, non conta per esempio nemmeno un forno), ed il trovarsi nel bel mezzo di un triangolo delle bermuda per l'inquinamento: la via Nonantolana, dove oltre alle auto transitano ogni giorno centinaia di mezzi pesanti. Con la beffa che questi non potrebbero circolare perchè l'ingresso in città sarebbe vietato ai mezzi superiori alle 6 tonnellate. Sarebbe, ma non è, perché qui nessuno controlla. Nessuno. E i camion di grossa stazza, anziché deviare per il tratto di tangenziale Rabin, per entrare in tangenziale o in direzione centro, si buttano nella mischia che procede a passo d'uomo della via Nonantolana.
Poi c'è l'inceneritore, a sud, e la discarica di via Caruso, a nord.
Perchè la realizzazione, alcuni anni fa, del tratto di collegamento stradale Rabin, a servizio della zona industriale e dei mezzi pesanti da e verso la tangenziale, di fatto viene ignorato e sotto utilizzato. Ad ogni ora del giorno, i grandi camion superano la rotatoria, ignorano indisturbati il cartello del limite delle 6 tonnellate, e anziché immettersi sul tratto di tangenziale Rabin si immettono su via Nonantolana in direzione centro aggiungendo congestione a congestione, smog a smog. Giorno su giorno. Che a pochi metri dalla sede dell'Aess (Agenzia per l'Energia e lo sviluppo sostenibile), di via Caruso, sembra quasi uno scherzo se non una contraddizione. Ma in effetti i Torrazzi, sono un pò l'emblema di varie contraddizioni.
Paradossi che in parte si dissipano, sotto quella tettoia del circolo Il Torrazzo, dove torniamo al termine del giro. Oasi già calda come in un pomeriggio di mezza estate, dove si incontrano un pò tutti. Soprattutto al tramonto, all'ora dell'aperitivo, quello che è sempre stato, o meglio quello che non è mai stato (e forse non sarà mai) Happy Hour. Quello degli operai della zona industriale che si incontrano, prima di andare a cena. Con il pensionato che ha trascorso un pomeriggio a giocare alla briscola. Dove nel parchetto ci puoi fare giocare anche i bambini. E dove ci sembra che il tempo, almeno qui, si sia fermato.



