Che – come scrive lui stesso sul suo CV - da molti anni segue la gestione di Aimag. Anzi, la indirizza: è stato il Presidente del patto tra i Comuni soci che ne detengono il controllo. Quindi lui per primo dovrebbe aiutarci a comprendere come mai la società, negli anni della sua presidenza, abbia portato a termine operazioni strategicamente non ottimali, diciamo così. Con le conseguenze che sappiamo sugli indicatori di performance. Tanto che negli ultimi anni non è riuscita a erogare in forma stabile i dividendi ai comuni soci.
Sotto il controllo di Zacchi e della presidente Paola Ruggiero - già nel CdA prima di assumere il ruolo apicale - Aimag ha tentato diversi piani strategici di espansione verso il mantovano, il reggiano, il ferrarese. Operazioni che invece di migliorare lo stato dei conti di Aimag l’hanno peggiorato? Portando la società a un indebitamento superiore ai 300 milioni di euro. Ma queste strategie chi le ha decise e avallate? Non sono le stesse persone che oggi ci propugnano il piano di risanamento “difficile da capire”?
C’è poi l’aspetto politico. A maggio 2024, in piena campagna elettorale, Zacchi, Letizia Budri - poi eletta sindaco di Mirandola - Annalisa Arletti e gli altri candidati di centrodestra del bacino Aimag, volevano 'Hera fuori dalla direzione strategica: non può essere altro che un partner, ma non può in alcun modo decidere le sorti di Aimag”. Aggiungendo: “a giugno, con il voto, i cittadini saranno chiamati a una scelta di campo: con il centrodestra Aimag rimarrà del territorio, con il centrosinistra passerà in mano a Hera”.
Ok non pretendiamo che le promesse agli elettori vengano rispettate, ci mancherebbe. Né pretendiamo che oggi si tenga la linea portata avanti per almeno due decenni. Ma per passare così repentinamente da una linea alla sua opposta, cos’è cambiato in pochi mesi?
Ma questo è facilissimo da comprendere e non c’è di certo bisogno che ci venga spiegato da nessuno.
Magath


