Ovviamente sono tante e diverse le occasioni nelle quali il vescovo può affrontare questi temi, eppure la visibilità e l'opportunità di poter intervenire in un contesto laico come quello del Consiglio, lascia un segno inevitabilmente più forte. Eppure l'impressione, dopo l'intervento di monsignor Castellucci di sabato mattina, è quella di una sorta di pudore ad affrontare temi religiosi, per calarsi in una laicizzazione politicamente corretta. Un pudore, che come già successo, consiglia addirittura di evitare la Benedizione con il Segno della Croce per non dare scandalo.
Comprensibile, umano, ma come dicevamo, ma forse gli uomini - i giovani soprattutto - non hanno bisogno di messaggi politicamente corretti, non hanno bisogno di buonsenso, dell'ennesima voce ben inserita nel coro del socialmente accettato, applaudita e apprezzata dal sistema di potere, ma si aspettano una Fede che sconvolge, che destabilizza, che fa cadere da cavallo rendendo ciechi per il bagliore e che offre una dimensione di Speranza in grado di dare un Senso al Nulla.
Di cambiamento climatico, di edilizia intelligente, di buone pratiche ecologiche, parlano tutti. Non mancano spot e slogan martellanti. Non mancano film, convegni politici e ridondanti appelli. Ma davanti alla Morte, davanti al dolore, alla malattia, alla realizzazione piena dell'anima, il Potere non può dire nulla, al massimo può offrire denaro, distrazioni, caroselli e lustrini e paiettes. Invece la Fede ha questa immensa possibilità, può offrire una Visione, può regalare la rivoluzione che salva e che i miliardi non possono comprare, può avere il coraggio e la forza di guardare all'Eterno senza timore di essere derisa. Può essere faro anche per chi non crede più, carezza a chi grida contro il Cielo, a chi si vergogna per le proprie miserie di alzare gli occhi oltre il Confine o a chi ha talmente cacciato in fondo la domanda di Infinito da sentirne solo sporadicamente il reflusso amaro.
Ecco allora che di fronte a questa sconvolgente missione, di fronte al Miracolo-bambino dell'Aldilà, poco importa che il vescovo si faccia chiamare Don o Eccellenza, poco importa che decida di indossare le vesti sfarzose della liturgia o un maglioncino di lana umile umile, poco importa sia simpatico, applaudito o gradito al Potere.
Giuseppe Leonelli


