Sui controlli nei cantieri interviene il direttore del dipartimento di Sanità pubblica Davide Ferrari, secondo cui 'i dati ci dimostrano che nella provincia di Modena la maggior parte delle aziende che si occupano di rimozione amianto lavora in modo corretto ma la percentuale di cantieri in cui le misure di prevenzione devono essere migliorate è ancora significativa'. E' inoltre importante 'continuare a informare i cittadini sulle opportunità offerte dall'azienda sanitaria per verificare l'eventuale pregressa esposizione e poter così intervenire il più tempestivamente possibile', aggiunge Ferrari.
A Modena però non si muore solo d'amianto, come segnala la Cisl Emilia centrale. L'anno scorso, spiega il sindacato, gli infortuni denunciati sono stati 13.829, in aumento del 15,2% rispetto al 2020 (12.005 infortuni). Quelli mortali sono stati 14 (24 nel 2020), compresi gli incidenti cosiddetti in itinere, cioè avvenuti nel tragitto casa-lavoro. In crescita infine le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19.
Tra gennaio 2020 e marzo 2022 a Modena sono state 2.310 (1.708 donne e 602 uomini), di cui 11 con esito mortale. I decessi riguardano per un terzo il personale sanitario e assistenziale (medici, infermieri, operatori socio-sanitari). Un quadro di fronte al quale, per Domenico Chiatto della Cisl Emilia centrale bisogna 'rimettere al primo posto la tutela della salute delle persone nei luoghi di lavoro, che viene prima della produzione e del fatturato'. Oltre a maggiori investimenti sulla formazione alla sicurezza, per la Cisl, 'i lavoratori e i loro rappresentanti per la sicurezza (rls) devono poter partecipare all'organizzazione ed essere coinvolti nell'attribuzione dei carichi di lavoro, nella gestione degli orari e della postazioni lavorative'.


