Un'idea apparentemente semplice, firmata dall'architetto Bruno Marino, che unisce uno spazio colorato dedicato ai bambini e uno spazio libero, a disposizione gratuitamente di bar e ristoranti per cercare di sostenere la ripresa post-quarantena.

Idea semplice, ma dietro la quale si nasconde un intero mondo. Ed è un mondo profondo, delicato, legato agli affetti del sindaco. Legato alla ferita più profonda che può toccare un uomo. Un sindaco che da sei anni osserva il cielo, dopo ogni temporale, alla ricerca di un arcobaleno nel quale continuare a salutare il suo bambino-generale scomparso il 17 giugno 2014. Al quale Gargano ha dedicato un libro (Nicolò Leon, il generale bambino) e tanti, lunghissimi, post sui social.
Nelle note ufficiali del Comune domani non verrà scritto, ovviamente, ma probabilmente è proprio questo arcobaleno che Gianni Gargano ha voluto disegnare nella piazza della città della quale è diventato sindaco lo scorso anno. Non per raccontare se stesso, ma viceversa per regalare una parte di sè ai cittadini. Per condividere con loro, in modo silenzioso, un dolore inimmaginabile e una speranza viva. Perchè in quell'arcobaleno, proprio come i disegni alle finestre nei mesi del lockdown, ognuno può vedere la sua speranza, la sua porta, il suo modo di volare. Al di là degli slogan e di ogni deriva retorica. Una storia commovente, dolorosa e dolcissima quella che questa piazza evoca. Reale e viva come quei grandi cubi colorati, apparentemente morbidi, che quasi viene da mangiarli.
Giuseppe Leonelli


