In termini meno tecnici significa che Carpi è salito di livello nella scala internazionale che misura la maturità digitale degli ospedali, un po’ come passare da un sistema analogico a un ecosistema in cui cartelle cliniche, diagnostica, terapie, dati e processi dialogano tra loro in tempo reale. Per i cittadini, in teoria, dovrebbe significare diagnosi più rapide, meno rischi di errore, un pronto soccorso più efficiente e percorsi clinici più fluidi. Per l’organizzazione sanitaria, invece, significa diventare un polo di riferimento, in grado di attrarre investimenti, fondi, tecnologie e personale qualificato.
Un passaggio di livello che arrriva poche settimane dopo il patto siglato tra Carpi e Mirandola, nel quale la Regione ha presentato una strategia “a due presidi” che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare entrambi gli ospedali. Eppure, proprio quel patto contiene un elemento delicato: le funzioni dei due ospedali dovrebbero essere complementari non ridondanti. È un principio organizzativo che, tradotto, significa che se un presidio viene qualificato come polo tecnologico e avanzato per l’emergenza-urgenza, all’altro viene chiesto di specializzarsi altrove.
In altre parole: se Carpi diventa il centro dell’alta complessità tecnologica, Mirandola potrebbe rischiare di perdere terreno proprio sul fronte dell’emergenza. Per ora lo scenario dato dai numeri degli accessi garantirebbe sistema del PS di Mirandola di garantirsi garantire continuità, ma fino a quando?. Il PS del Santa Maria Bianca ha registrato (ultimo dato disponibile), circa 28.033 accessi nel 2024, un dato che testimonia domanda elevata e costante. Nelle linee operative regionali, la soglia critica sotto cui un Pronto Soccorso rischia di essere riconvertito o ridotto è di circa 20.000 accessi/anno: Mirandola supera dunque ampiamente questo livello. È un argomento forte a favore della sua permanenza come presidio h24.
Eppure la centralizzazione verso il polo digitalmente più avanzato potrebbe avere degli effetti. Del resto, la storia insegna. Nell'abbassare sempre più la soglia delle gestanti che, secondo gli standard, erano in condizioni di partorire in modo naturale al punto nascita di Mirandola, dirottando i casi più complessi o anche solo potenzialmente a rischio a Carpi o a Modena, ridusse i parti fino a giungere ad un livello giudicato non più in sicurezza soprattutto a fronte di una carenza di personale che
Il timore che aleggia è che il parallelo si potrebbe ripetere per il PS, considerando anche gli investimenti sulla gestione degli interventi a bassa soglia gestiti dalla rete di prossimità con fulcro la Casa della Comunità, proprio nell'area dell'ospedale di Mirandola, porterebbe in questa direzione.
Dove arrivano nuove tecnologie, certificazioni e fondi, spesso seguono anche specialisti, attrezzature e servizi complessi. La scelta dell’AUSL investir con fondi PNRR sull’innalzamento tecnologico del DEA carpigiano può diventare, di fatto, il presupposto di un ripensamento graduale su Mirandola. Potrebbe. Quantomeno sul Pronto Soccorso. Se l’obiettivo è evitare duplicazioni fra i due presidi, la conseguenza più immediata è che le funzioni di emergenza-urgenza potrebbero essere concentrate su Carpi, relegando Mirandola a un ruolo pur importante ma di prossimità, meno centrale nel sistema dell'area nord della provincia.
Gi.Ga.



