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Nodo idraulico, la conferma 'tecnica': il bacino modenese non è in sicurezza...e non lo sarà per anni

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La relazione dell'Ing. Massimo Valente di Aipo, in commissione consigliare Seta a Modena, sul via libera all'adeguamento della cassa di espansione Secchia a piene TR50 mette a nudo le criticità di un sistema fermo da 30 anni


Nodo idraulico, la conferma 'tecnica': il bacino modenese non è in sicurezza...e non lo sarà per anni

Una conferma ufficiale, sul fronte tecnico ed istituzionale, di ciò che da anni viene, anche qui, scritto, seguendo ciò che è stato, ed è, l'effetto del susseguirsi delle piene, delle alluvioni, e degli interventi strutturali eseguiti sulle aste dei fiumi modenesi. Lavori che hanno subito una accellerazione soprattutto dopo l'alluvione del gennaio 2014 sul Secchia e alla quale è seguita quella del 2020 sul Panaro. Una conferma chiara: il fiume Secchia, ma più in generale i fiumi modenesi ed il sistema idraulico locale, non sono in sicurezza e non lo saranno nemmeno dopo il termine (ancora lontano di anni), dei lavori di adeguamento e potenziamento delle casse di espansione a livello di contenimento di piene TR50. Semplicemente perché il parametro di riferimento per definire una messa in sicurezza del bacino idraulico è TR200, ovvero piene con tempo di ritorno di 200 anni.


Il Tempo di Ritorno è quello che definisce il periodo durante il quale l'evento si può presentare una sola volta. Un concetto che viene utilizzato dai tecnici per definire il riferimento del tipo di piena dalla quale 'si vuole proteggere il territorio'.

'All'interno del bacino emiliano si è stabilito che il tempo di ritorno rispetto al quale dovremmo proteggere i nostri territori è di 200 anni' - spiega l'Ing. Massimo Valente nella sua relazione che in risposta alle domande dei consiglieri comunali di Modena, ha esposto nell'audizione in commissione consigliare Seta. Parametro rispetto al quale il bacino del fiume Secchia è particolarmente lontano in quanto adeguato (e non completamente se consideriamo gli argini della bassa e fino al confine regionale) a contenere piene TR20. Ovvero il livello al quale le casse di espansione al confine tra i comuni di Campogalliano e Rubiera sono state costruite e attualmente ancora, dopo trenta anni, si trovano. Un livello assolutamente inadeguato anche rispetto a piene teoricamente piccole perché a livello TR20 di questo si tratta. La realtà e la cronaca lo confermano: il livello sempre più alto raggiunto dal fiume e sempre più vicino alla sommità degli argini che abbiamo registrato anche in occasione dell'ultima piena e di altre, anche se piccole (TR20 appunto) che si sono verificate negli ultimi anni sul fiume Secchia, lo confermano.

Solo dopo la rottura dell'argine di San Matteo e l'alluvione del 2014 sulle arginature del Secchia a valle delle casse di espansione, nel territorio del comune di Modena, è iniziata ed in parte si è conclusa, una opera di ulteriore innalzamento, rafforzarmento ed allargamento degli argini. Partendo in particolare a monte di Ponte Alto, con l'innalzamento degli argini nel tratto di più di un chilometro tra la rotatoria di San Pancrazio e Ponte Alto e da ponte alto fino al Ponte dell'uccellino. Qui, così come da ponte dell'uccellino verso la bassa ed il confine regionale gli argini non erano nemmeno adeguati a piene TR20. E solo in parte, oggi almeno nel tratto modenese, lo sono. Ma, appunto, si tratta sempre di TR20.

Nei giorni scorsi abbiamo documentato come nello stralcio che da ponte dell'Uccellino si sposta, verso nord, in direzione del confine regionale, i lavori, in ritardo di un anno rispetto alle previsioni, siano iniziati di recente e siano ancora in corso. Insomma, una situazione, quella del Secchia, che sia sulla carta sia nella realtà sconta i ritardi di un mancato potenziamento del sistema, sia arginale che si cassa e sul quale solo ora, o meglio solo dopo l'alluvione del 2014, si inizia a ragionare in termini di fattibilità e con progetti alla mano, visto che di progetti per adeguamenti a TR100 o TR200 non ci sarebbe nemmeno traccia.

Nella consapevolezza che il sistema Secchia (costituito da cassa e argini) è quello in assoluto più inadeguato (anche rispetto al bacino del Panaro che al di là della fragilità delle arginature confermate dalla rottura del 6 dicembre scorso, a valle della cassa di espansione è adeguato al parametro TR50 almeno sulla cassa), è il più inadeguato a contenere piene medie (TR50) e grandi, il progetto esistente di adeguamento a TR50 del sistema delle casse di espansione del Secchia, con il totale rifacimento del manufatto in cemento nella foto, e l'innalzamento delle arginature, è entrato nel vivo. Il progetto, da 50 milioni di euro, in parte finanziati, è stato oggetto della commissione consiliare di martedì sera perché per procedere deve avere l'avvallo del consiglio e la compatibilità con gli strumenti urbanistici esistenti o in deroga ed in variante ad essi.

Una occasione, quella data dalla presenza e della disponibilità dell'Ingegnere Massimo Valente a rispondere alle domande dei consiglieri, che ha permesso di fornire un quadro sulle prospettive possibili di adeguamento dell'intero sistema (cassa e arginature di cassa e arginature a valle), ad un livello maggiore, anche se ancora lontano dal parametro TR200, di sicurezza. Una relazione che dice che la via per potenziare la capacità di contenimento delle piene a valle della cassa di espansione, non può più essere quella dell'innalzamento o del rafforzamento degli argini Ciò per due motivi. Nel primo caso sarebbero argini più alti sarebbero più fragili mentre il loro allargamento necessiterebbe sul lato esterno espropri e limiti di carattere urbanistico. Inoltre c'è il problema dell'innalzamento dell'alveo. L'innalzamento delle arginature avvenuto nel corso degli anni si è sviluppato contestualmente alla mancata pulizia dell'alveo che ha portato negli anni a grandi quantità di sedimenti che hanno da un lato limitato la portata del fiume e dell'altro innalzato il livello minimo anche in condizioni di 'secca' a livello del piano campagna. Ed il fiume, in caso di piena anche piccola, a scorrere come su un viadotto diversi metri più alto del territorio. Questo è l'effetto di un approccio al problema sul piano tecnico, diverso da quello attuale. Ovvero gli argini venivano alzati rispetto al margine di sicurezza rispetto all'ultima piena più alta. Elemento che ha portato ad una corsa al rialzo degli argini che paradossalmente porta oggi a nuovi problemi.


Come uscirne? Gli ultimi studi citati dall'Ing. Valente dicono che anche ipotizzando di lavorare sulla rimozione dei sedimenti dall'alveo poco, al di là dei grandi costi, poco si recupererebbe in termini generali di portata del fiume. Più produttivo sarebbe lavorare sul potenziamento della capacità di portata delle aree golenali, attraverso il loro abbassamento con opere di scavo. In questo caso l'ostacolo maggiore sarebbe quello dell'esproprio delle stesse aree considerando che si tratta di zone per lo più private. Da qui l'indirizzo secondo il quale più che ragionare sul come contenere a valle l'acqua scaricata in uscita dalle casse di espansione la priorità (che già doveva essere tale decenni fa), è potenziare il sistema delle casse di espansione del Secchia attraverso quel progetto che solo ora entra nella sua fase esecutiva e che martedi è stato oggetto dell'approfondimento della commissione consiliare. Per un adeguamento a TR50. Con un sistema di laminazione/taglio capace di limitare e contenere piene TR50 (medie) e non solo TR20 (piccole), come succede ora.

Un progetto in tre stralci che, come detto, non prevede soltanto la demolizione e la ricostruzione totale della barriera di cemento armato del bacino in linea, ma anche l'innalzamento di almeno un metro e mezzo di tutto il perimetro delle arginature (primi due stralci) e l'allargamento del perimetro stesso, con nuovi argini nel territorio del comune di Rubiera, nel terzo stralcio. I tempi? Certamente non brevi. Il primo step di cui si ha certezza e ricordato nel corso della commissione, il prossimo febbraio con la Via (Valutazione di impatto ambientale). Nel frattempo non resta che sperare nelle condizioni meteo clementi, nell'arrivo solo di piene piccole e, per i modenesi più devoti, nella mano di Geminiano.

Gianni Galeotti



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