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I due momenti che hanno scandito le celebrazioni di martedì 10 febbraio, data voluta nel 2004 come ricorrenza per custodire e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della complessa storia del confine orientale si sono comunque svolti, pur in una inusuale accelerazione.
Dalle stime fatte dagli storici, l'esodo coinvolse tra le 150.000 e le 350.000 persone. La corona è stata deposta dal vicesindaco Francesca Maletti insieme alla prefetta Fabrizia Triolo, al presidente della Provincia Fabio Braglia e al presidente della sezione di Modena-Carpi dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Sergio Vascotto. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, anche il comandante dell’Accademia militare generale Stefano Messina, il procuratore Luca Masini, il questore Lucio Pennella, il comandante della Guardia di Finanza Francesco Mazza assieme ad altri rappresentanti delle Forze dell’ordine, la prorettrice vicaria di Unimore Alessandra Galli, il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri, l'ex presidente della sezione modenese dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia generale Giampaolo Pani, parlamentari, consiglieri regionali e comunali, oltre ad alcuni esuli e ai loro discendenti.
Il territorio modenese è stata una delle mete più significative per l’arrivo dei profughi giuliani nel territorio emiliano. In particolare, per la presenza a Modena della Manifattura tabacchi, dove potevano trovare lavoro coloro che già erano impiegati nelle manifatture istriane, di Rovigno e Pola, imprese statali come quella modenese.
Il video della mostra 'Italiani d'Istria' allestita in Comune


