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I chirurghi italiani a Speranza: 'Non si muore di solo Covid, altre patologie gravi oggi non trovano risposta'

I chirurghi italiani a Speranza: 'Non si muore di solo Covid, altre patologie gravi oggi non trovano risposta'

Il collegio italiano dei chirurghi ha espresso al Ministro della salute sconcerto e preoccupazione per la riorganizzazione del SSN. 'Le chirurgie non più in grado di svolgere la normale attività oncologica'


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Ci sono i danni ed il peso della gestione della cura del Covid sulle strutture ospedaliere e ci sono i danni provocati su migliaia di pazienti affetti da altre patologie, tra cui il tumore, che a causa della riorganizzazione dell'assistena sanitaria ed ospedaliera da mesi non ricevono più nè l'assistenza garantita nell'era precovid in relazione alle visite ma anche e soprattutto la garanzie di un accesso nei tempi adeguati alla patologia alle attività chirurgiche. Un problema che dopo quasi due anni di emergenza era auspicabile rientrasse. Non è così. A confermarlo in questi giorni non solo la protesta del personale ospedaliero, che ha avuto i suoi momenti anche a Modena, ma anche la lettera aperta al Ministro della Salute Roberto Speranza dal Collegio italiano dei chirurghi nella quale vengono espressi “grande sconcerto e preoccupazione” per “le disposizioni emesse o in corso di imminente emissione in merito alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale (Ssn), prescindendo da quelle indirizzate a contrastare l’attuale pandemia da Covid-19”. Lo si legge in una lettera, a firma di Diego Foschi presidente del Collegio e di tutti i membri del consiglio direttivo, rivolta al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto
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Speranza.

“Le misure adottate e quelle progettate- chiariscono i chirurghi- sono focalizzate a potenziare la medicina sul territorio, troppo a lungo trascurata; appaiono perciò benemerite nel dare cura alle persone cronicamente malate ai loro domicili o in prossimità. Ma le stesse rischiano di essere inadeguate ove si voglia considerare che il sistema delle cure ospedaliere, già gravemente provato, è andato in crisi e oggi non riusciamo a dare una risposta valida a chi si rivolge a noi per una malattia in fase acuta. Il sistema ospedaliero, in particolare la chirurgia, è bisognoso di attenzione e di cure- sottolinea Foschi- Nei prossimi anni, al netto degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sulla cronicità e dei consistenti impegni di spesa per la prevenzione e la terapia della patologia Covid-19, lo stanziamento del Fondo sanitario nazionale rispetto al PIL 2019 andrà addirittura a diminuire, creando i presupposti per un ulteriore aggravamento della situazione”.

“Già ora le divisioni chirurgiche italiane non sono in grado di svolgere la normale routine oncologica e non; le procedure chirurgiche inevase sono numerosissime e pensiamo che con le nuove direttive i tempi d’attesa aumenteranno e creeranno ulteriori disservizi alla popolazione.
Per questo motivo- conclude la lettera- con un’unica voce malati e medici chirurghi vi chiedono di ascoltare le richieste di chi soffre e di chi opera per rilanciare l’Ospedale come centro di cura: non si muore solo di Covid“.
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