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'Il Governo ha privato i cittadini delle cure domiciliari, dovrebbero dimettersi tutti'

'Il Governo ha privato i cittadini delle cure domiciliari, dovrebbero dimettersi tutti'

Il promotore e firmatario del ricorso al TAR Erich Grimaldi, presidente del Comitato Cure Domiciliari Covid-19, commenta la sentenza che boccia le linee guida ministeriali su tachipirina e vigile attesa: 'Impedendo ai medici di curare a casa in scienza e coscienza hanno portato al collasso gli ospedali e a conseguenze drammatiche per migliaia di famiglie'


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'Il Governo, andando a vincolare i medici alla tachipirina e vigile attesa, ha di fatto privato i cittadini delle cure domiciliari precoci, paralizzando la sanità territoriale, e portando al collasso il sistema ospedaliero, con tutte le drammatiche conseguenze che migliaia di famiglie conoscono purtroppo molto bene. Ora Speranza e coloro che per due anni, nonostante i nostri appelli e le nostre richieste, hanno imposto queste linee guida, impedendo l'operato in scienza e coscienza dei medici, dovrebbero dimettersi e finire davanti al giudice per rispondere delle loro responsabilità. Che questa sia davvero la fine della vigile attesa e l'inizio di una nuova fase in cui sia lo Stato a garantire le terapie domiciliari precoci che di fatto per due anni ha negato'

E' uno dei passaggi con cui Erich Grimaldi, presidente del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 commenta la sentenza con cui il Tar ha bocciato di fatto le linee guida ministeriali del 26 aprile per il trattamento domicilare dei malati Covid con Tachipirina e Vigile attesa. Ricorso firmato e presentato dallo stesso Grimaldi insieme all’avvocato Valentina Piraino. Ricorso pienamente accolto nel merito con una sentenza dal grande significato.
“Finalmente un punto fermo a una battaglia che portiamo avanti da due anni, è la fine della vigile
attesa.
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E' stato dimostrato che le linee guida ministeriali fossero di fatto uno strumento per vincolare i medici di medicina generale alle eventuali responsabilità che derivano dalla scelta terapeutica”. - afferma Grimaldi. Secondo l'avvocato linee guida che se applicate avrebbero sollevato i medici da responsabilità che si sarebbero dovuti assumere curando i loro pazienti al di fuori della tachipirina e della vigile attesa, ha praticamente isolato, ignorato ed emarginato i medici che hanno deciso di curare da subito i loro pazienti. 'Ora auspichiamo che la magistratura indaghi su quanto è successo' - afferma il Presidente.






“Le scelte terapeutiche sono da sempre un dovere e un diritto dei medici, eppure chi ha curato a casa è stato ingiustamente bistrattato e accusato più volte di agire in malafede”, ha dichiarato la portavoce di CDC-19, Valentina Rigano, “invece di ascoltare e recepire le costanti richieste di collaborazione che abbiamo più volte proposto al Ministero, per trovare una soluzione comune all’emergenza, chi ha preso decisioni ha ignorato le capacità e l’esperienza di migliaia di medici”. Poi ha concluso, “questa decisione cristallizza una volta
per tutte quale sia il ruolo del medico di medicina generale, ovvero agire e non lasciare i
malati Covid ad attendere l’evolversi della malattia”.
ha spiegato il presidente CDC-19 avvocato Erich Grimaldi, “

Cosa dice la sentenza

“È onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la
responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del
titolo specialistico acquisito”. E' questa la motivazione con la quale il Tar Lazio ha accolto il ricorso
presentato dal Comitato Cura Domiciliare Covid-19, a firma del presidente e avvocato Erich
Grimaldi.

La Prescrizione dell’AIFA”, continua il Tar, “come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto della malattia COVID-19, come avviene per ogni attività terapeutica”.

Quindi, conclude il tribunale amministrativo, “il contenuto della nota ministeriale, imponendo ai
medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale
così come demandata al medico nei termini indicata dalla scienza e dalla deontologia professionale.
Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto”.
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