'Lo zucchero è un grande veleno, attiva gli stessi circuiti cerebrali della droga e crea dipendenza'. Parte da questo severo monito del professor Franco Berrino la rivoluzione alimentare che punta a curare attraverso il piatto, specialmente nei contesti di fragilità. L'epidemiologo e divulgatore scientifico, già direttore all’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, è stato l'ospite d'eccezione del convegno “Cibo che cura”, che ha richiamato oltre duecento persone nell’auditorium della Fondazione Marco Biagi.
L'evento è stato l'occasione per presentare il modello innovativo di Asp Ghirlandina Modena sulla psichiatria nutrizionista rivolto a persone con disabilità e adulti con disturbi dello spettro autistico. Un progetto che unisce scienza e cucina, e che vede in prima linea anche lo chef stellato Luca Marchini.
La ricetta di Berrino: 'Più vegetali per ridurre la mortalità del 35%'
Durante il suo lungo e applaudito intervento, Berrino ha scardinato le abitudini della dieta occidentale contemporanea, dati scientifici alla mano. 'Decine di studi ci dicono che più mangiamo vegetale e meno ci ammaliamo — ha spiegato il professore —. Se oltre a ridurre il consumo di carne, uova, formaggio e pesce, riduciamo anche la farina bianca e lo zucchero, la protezione per il nostro organismo è molto maggiore: dal 25% al 35% di mortalità in meno'.
Il fulcro del problema, secondo l'esperto, risiede nell'abuso di sostanze raffinate e nella perdita delle nostre tradizioni: 'È necessario prestare particolare attenzione all’assunzione dello zucchero, perché attiva gli stessi circuiti cerebrali della droga e ci crea dipendenza. Nella nostra tradizione gastronomica, la carne, i salumi e i formaggi sono ben presenti, ma mentre un tempo si mangiavano con moderazione perché eravamo poveri, ora li consumiamo tutti i giorni e li diamo anche ai nostri bambini, che invece dobbiamo proteggere'.
Berrino non ha nascosto le resistenze incontrate all'interno del mondo medico: 'Ho ricevuto diversi pareri negativi dagli stessi medici perché in un mio libro di qualche anno fa, 'Fermare il tempo', ho scritto che ci sono malattie che si possono curare con l’alimentazione, in particolare le malattie autoimmuni, che dipendono dall’intestino infiammato'.
L'analisi dell'oncologo si è poi spostata sui tre pilastri biochimici che favoriscono l'insorgenza e la proliferazione delle patologie tumorali: l'infiammazione, la glicemia e i fattori di crescita.
Il modello Modena: ricerca e assistenza
Ad aprire i lavori è stato Mauro Rebecchi, presidente di Asp Ghirlandina, che ha sottolineato il valore del progetto: «Lavorare con disabilità complesse ci impone il dovere di fare ricerca e formazione, con 3.500 ore l'anno di attività per i nostri dipendenti». Rebecchi ha poi ringraziato i medici, il personale e le famiglie dei circa cento ospiti della residenza per il costante supporto.
Al tavolo dei relatori, dopo i saluti della direttrice dell'Asp Chiara Arletti e della vicesindaca Francesca Maletti, si sono confrontati diversi specialisti del settore: il neuropsichiatra Ciro Ruggerini, la docente di Neuroscienze Johanna Maria Catherina Blom (Unimore) e il psicoterapeuta Franco Caroli, sotto la moderazione della dottoressa Paola Calzolari.




