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Modena, tangenziale Pasternak, il cantiere fantasma: disagi e pericoli

Modena, tangenziale Pasternak, il cantiere fantasma: disagi e pericoli

Da settimane carreggiate ristrette e lavori apparentemente fermi. Immissioni pericolose, rampe dissestate e limiti ignorati. Anas chiarisca tempi e sicurezza


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Un mese di carreggiate drasticamente ristrette, code, rallentamenti e situazioni di potenziale pericolo. Il tutto per un cantiere che, dopo alcune notti di lavori, sembra essersi fermato. Succede sulla tangenziale Pasternak di Modena, nel tratto compreso tra la rotatoria della via Emilia e l'uscita di via Canaletto in direzione nord, interessato in entrambi i sensi di marcia dagli interventi di manutenzione delle barriere dello spartitraffico centrale. Lavori certamente necessari, nessuno lo mette in discussione. Quello che lascia perplessi è il modo in cui vengono gestiti. Perché mentre le limitazioni alla circolazione restano in vigore giorno e notte, degli operai non si vede ormai da tempo alcuna traccia.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una delle principali arterie cittadine, già inadeguata ai volumi di traffico attuali, ulteriormente strozzata da un cantiere che continua a produrre disagi anche quando apparentemente non si lavora.

I lavori annunciati da Anas e le carreggiate ristrette

Con un comunicato del 28 settembre, Anas aveva annunciato interventi sulla SS 724 dir/A, finalizzati al ripristino e all'adeguamento delle barriere di sicurezza dello spartitraffico centrale, in tratti compresi tra il chilometro 1,300 e il chilometro 6,392.
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Le operazioni preparatorie erano state programmate in orario notturno, dalle 22 alle 6, con interventi da eseguire per singole tratte funzionali.
Nella realtà, dopo alcune notti di lavorazioni, le carreggiate sono rimaste pesantemente ristrette, mentre l'attività del cantiere non risulta più visibile agli automobilisti. Perché mantenere per settimane limitazioni tanto penalizzanti senza un apparente avanzamento degli interventi? Non sarebbe stato possibile procedere per tratti più brevi, completandoli e restituendoli progressivamente alla circolazione? Oppure concentrare uomini e mezzi per concludere i lavori nel minor tempo possibile?

Immissioni pericolose e rampe piene di buche

Ma l'aspetto più preoccupante non riguarda soltanto i rallentamenti. Con il restringimento delle carreggiate sono praticamente scomparsi gli spazi normalmente utilizzati dai veicoli per immettersi in tangenziale. In corrispondenza degli accessi sono stati collocati segnali di STOP, costringendo gli automobilisti a fermarsi prima di entrare nel flusso della circolazione. Chi si immette deve quindi ripartire da fermo, cercando un varco tra automobili e mezzi pesanti che sopraggiungono su una carreggiata già fortemente ridotta. Una manovra tutt'altro che agevole, soprattutto nelle ore di maggiore traffico. Come se non bastasse, diverse rampe di accesso presentano buche e avvallamenti tali da rischiare di danneggiare pneumatici e cerchioni.
Possibile che, prima di modificare così radicalmente la viabilità, non si sia provveduto almeno a sistemare la pavimentazione?

Limite di 50 chilometri orari: ma chi lo rispetta?

Lungo il tratto interessato dal cantiere sono stati collocati segnali che impongono il limite di velocità di 50 chilometri orari e il divieto di sorpasso per gli autocarri. Prescrizioni che, osservando la circolazione, risultano frequentemente disattese. Non è raro vedere veicoli procedere a velocità ben superiori a quella consentita, nonostante gli spazi ridotti e le difficoltà di immissione. Dove sono i controlli? Sono stati predisposti servizi specifici per verificare il rispetto delle prescrizioni? E soprattutto, è stata valutata l'effettiva sicurezza delle immissioni? Gli incidenti e i tamponamenti segnalati lungo la tangenziale sono frequenti. Sarebbe interessante conoscere quanti sinistri siano stati registrati nel tratto interessato dall'inizio dei restringimenti e se vi sia stato un incremento rispetto al periodo precedente. Perché la sicurezza non si garantisce semplicemente installando cartelli stradali.

Una tangenziale progettata oltre mezzo secolo fa

A rendere ancora più paradossale la situazione è lo stato di un'infrastruttura che porta sulle spalle i limiti di una progettazione risalente a oltre mezzo secolo fa. La tangenziale di Modena è rimasta sostanzialmente quella di allora, mentre intorno sono cresciuti la città, gli insediamenti produttivi, la mobilità quotidiana e il traffico pesante. In un contesto simile, ogni restringimento diventa un problema enorme.
Ogni incidente rischia di paralizzare la circolazione. Ogni cantiere si trasforma in un percorso a ostacoli per migliaia di automobilisti. Eppure i precedenti non mancano. Già nel maggio scorso i disagi provocati da altri lavori sulla tangenziale avevano richiesto una riunione urgente in Prefettura, con una successiva rimodulazione delle chiusure e una riduzione dei tempi previsti. Evidentemente, quella esperienza non è bastata.

Anas chiarisca quanto dureranno i lavori

A questo punto sarebbe opportuno che Anas fornisse risposte precise. Qual è il cronoprogramma degli interventi? Perché il cantiere appare inattivo? Quando verranno ripristinate le normali condizioni di circolazione? E quali verifiche sono state effettuate sulla sicurezza delle immissioni? C'è poi la questione delle rampe dissestate, sulle quali sarebbe necessario un intervento urgente da parte degli enti competenti, prima che alle difficoltà di circolazione si aggiungano ulteriori danni ai veicoli o, peggio, incidenti. Nessuno pretende che si rinunci alla manutenzione delle infrastrutture. Ma proprio perché necessaria, dovrebbe essere programmata ed eseguita con la massima efficienza, evitando di lasciare per settimane una strada strategica in condizioni di circolazione fortemente penalizzate.
Agli automobilisti viene chiesto, giustamente, di rispettare limiti, divieti e segnaletica. Sarebbe altrettanto giusto pretendere da chi gestisce la rete stradale il rispetto del loro tempo e della loro sicurezza. Perché un cantiere non può diventare un alibi per qualsiasi disagio. E soprattutto non può essere la sicurezza degli automobilisti a pagare il prezzo di lavori che sembrano non finire mai.

 

B. Lazzari
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