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Non versò Iva per 3,6 milioni di euro: assolto Vittorio Fini

Non versò Iva per 3,6 milioni di euro: assolto Vittorio Fini

I giudici hanno riconosciuto la tesi della difesa secondo la quale l'imprenditore non potè pagare, pur essendo ricorso a tutti gli strumenti e beni a disposizione


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'E’ molto contento'. Così l’avvocato Fulvio Orlando conferma lo stato d’animo del suo assistito, l’imprenditore modenese Vittorio Fini, assolto per il mancato versamento di Iva e ritenute per 3,6 milioni di euro contestato quando tra il 2010  e il 2014 era socio e presidente di due autosaloni di auto coinvolti in un crac milionario. Dopo il rinvio a giudizio del gennaio 2017, nel processo, iniziato nell’aprile scorso, l’ex presidente di Confindustria Modena, a capo di del famoso impero gastronomico, doveva rispondere sulla vicenda contestata dall’Agenzia per le Entrate in merito ai mancati versamenti delle ritenute certificate di alcuni dipendenti dei due concessionari di cui era referente e sul quale aveva investito. Un'attività ed un settore che venne pesantemente impattato dalla crisi economica che investì in particolar modo il mercato dell'auto.

Secondo l’Agenzia per le Entrate e la Procura, Fini avrebbe versato lo stipendio ai dipendenti trattenendo la quota per le imposte dovute. Un omesso pagamento che la difesa – rappresentata appunto dall'avvocato Fulvio Orlando, - motivò con l'oggettiva impossibilità dell'imprenditore di farlo, pur ricorrendo ad ogni strumento in suo possesso (compresa la messa a disposizione del proprio patrimonio).

Una tesi, quella della difesa che è stata dimostrata e riconosciuta come fondata. Il debito di Fini nei confronti del fisco era diventato oggettivamente inesigibile perché, pur nonostante tutti gli sforzi possibili, non c'erano le condizioni per potervi fare fronte.

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