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Osteoporosi, Morrone: 'Oltre un anno di attesa per una MOC è davvero troppo'

Osteoporosi, Morrone: 'Oltre un anno di attesa per una MOC è davvero troppo'

Il presidente del Fondo Gasparini Casari richiama l'attenzione sui ritardi nella diagnosi. Il 20 ottobre a Modena colloqui gratuiti e senza prenotazione per individuare le persone a rischio


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«Un tempo di attesa superiore a un anno per effettuare una MOC è davvero troppo lungo, soprattutto per le persone che presentano fattori di rischio significativi o una sospetta osteoporosi».
A parlare è il dottor Carmelo Morrone, presidente del Fondo dott. Mario Gasparini Casari per la promozione e la ricerca gerontologica, che interviene sul problema dei tempi di accesso alla densitometria ossea nel Servizio sanitario pubblico, in occasione della Giornata mondiale dell'osteoporosi del prossimo 20 ottobre.
Una presa di posizione netta, che si inserisce nel dibattito sulle liste d'attesa della sanità modenese e richiama l'attenzione sulle conseguenze che i ritardi diagnostici possono avere per i pazienti.
«Un ritardo così importante può compromettere la tempestività della diagnosi e, di conseguenza, l'avvio delle misure preventive e terapeutiche necessarie», sottolinea Morrone. «È quindi fondamentale garantire tempi di accesso più adeguati, affinché chi ha effettivamente bisogno dell'esame possa eseguirlo senza ritardi ingiustificati». Il problema è particolarmente rilevante perché l'osteoporosi è una patologia spesso silenziosa, che può manifestarsi clinicamente soltanto quando si verifica una frattura da fragilità, ossia una frattura provocata da un trauma minimo. E quando questo accade, soprattutto nelle persone anziane, le conseguenze possono essere pesanti: perdita di autonomia, disabilità e peggioramento della qualità della vita.
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La MOC non serve a tutti, ma chi ne ha bisogno non può aspettare.
Morrone introduce però una distinzione fondamentale. La MOC, l'esame che misura la densità minerale ossea, non deve essere prescritta indiscriminatamente a tutta la popolazione. «È importante precisare che la MOC non è un esame da eseguire indiscriminatamente su tutta la popolazione a scopo di screening: deve essere richiesta sulla base di specifiche indicazioni cliniche».
In Emilia-Romagna esiste infatti un protocollo regionale di appropriatezza prescrittiva che individua le condizioni nelle quali l'esame può essere erogato a carico del Servizio sanitario nazionale.
Tra queste figurano precedenti fratture da fragilità, fratture vertebrali documentate, riscontri radiologici di osteoporosi, terapie prolungate con farmaci che possono compromettere la salute delle ossa e alcune patologie associate a un rischio maggiore.
Rientrano nelle indicazioni anche determinate condizioni legate alla menopausa e la presenza contemporanea di più fattori di rischio, secondo i criteri stabiliti dalla Regione. Il medico di medicina generale può prescrivere l'esame quando il paziente soddisfa tali requisiti, riportando sulla ricetta la relativa condizione di erogabilità. Ma è proprio qui che emerge la contraddizione evidenziata da Morrone: se un paziente presenta condizioni cliniche che giustificano l'esame, l'attesa non dovrebbe diventare un ostacolo alla diagnosi.
«A mio giudizio, il problema non si risolve semplicemente aumentando il numero delle MOC, ma garantendo che l'esame venga eseguito tempestivamente nelle persone che ne hanno effettivamente indicazione».
Un principio che riguarda direttamente l'efficacia del sistema sanitario: individuare le persone a rischio, prescrivere gli accertamenti appropriati e consentire che vengano effettuati in tempi compatibili con le necessità cliniche. Perché una prescrizione corretta perde parte della propria utilità se il paziente deve attendere troppo a lungo per ottenere l'esame.
Proprio per favorire l'individuazione precoce delle persone a rischio, il Fondo dott. Mario Gasparini Casari organizza anche quest'anno un'iniziativa aperta alla cittadinanza in occasione della Giornata mondiale dell'osteoporosi. Martedì 20 ottobre, presso la sede del Fondo, sarà possibile accedere gratuitamente e senza prenotazione, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, per confrontarsi con i medici e i professionisti presenti. Durante la giornata verrà somministrato un questionario finalizzato a individuare i principali fattori di rischio per l'osteoporosi e le fratture da fragilità. Una scelta che rappresenta una novità rispetto alla precedente edizione. Quest'anno, infatti, non verrà effettuata la MOC. «Lo scorso anno l'esame era stato effettuato soltanto su un numero limitato di persone», spiega Morrone.
«Abbiamo ritenuto, pertanto, che dedicare la giornata alla valutazione dei fattori di rischio possa favorire una partecipazione più ampia e consentirci di intercettare persone che potrebbero avere un rischio elevato senza esserne consapevoli». L'obiettivo non è sostituire gli accertamenti diagnostici, ma individuare chi potrebbe averne bisogno e indirizzarlo verso un percorso clinico appropriato, attraverso il proprio medico di famiglia oppure mediante una successiva valutazione presso il Fondo. I recapiti telefonici dell'associazione resteranno attivi per fornire informazioni, ma per partecipare all'iniziativa non sarà necessario prenotarsi.
Secondo Morrone, la prevenzione dell'osteoporosi deve svilupparsi su due fronti: migliorare l'identificazione delle persone a rischio e rendere più efficiente l'accesso agli esami per chi presenta le indicazioni cliniche previste. «Una migliore applicazione dei percorsi di appropriatezza, accompagnata da tempi di attesa compatibili con il rischio del paziente, potrebbe contribuire concretamente a ridurre le diagnosi tardive e le fratture prevenibili». La sola densitometria, peraltro, non è sufficiente a descrivere completamente il rischio di frattura. Devono essere valutati anche la storia clinica, le eventuali fratture precedenti, i farmaci assunti, le patologie concomitanti, il rischio di caduta e le condizioni generali della persona.
La prevenzione comprende inoltre un'alimentazione adeguata, l'attività fisica, la riduzione del rischio di cadute e, quando indicato, un trattamento farmacologico appropriato. Il messaggio del presidente del Fondo Gasparini Casari è dunque duplice: evitare esami inutili, ma soprattutto garantire quelli necessari senza ritardi eccessivi. Perché l'appropriatezza delle prescrizioni è indispensabile, ma non può diventare una giustificazione per attese incompatibili con le esigenze dei pazienti. E se per una MOC clinicamente necessaria occorre attendere oltre un anno, il problema non è soltanto quello delle liste d'attesa. È il rischio di arrivare alla diagnosi quando la frattura si è già verificata.

Cinzia Franchini
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E' imprenditrice artigiana nel settore del trasporto di merci conto terzi ed è consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose ADR su strada. E' RSPP e si occupa di gestire tutte le att...   

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